Sirio 01-03 marzo 2024
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Milano

La Pira, la realtà alla luce della Scrittura

Visione e profezia del politico e pensatore al centro di un affollato dibattito a Palazzo Marino, che ha preso spunto dal volume recentemente edito da In dialogo

di Annamaria BRACCINI

8 Febbraio 2024
I relatori intervenuti

Le tre parole del titolo del volume Fede, politica e profezia, dedicato a Giorgio La Pira, potrebbero essere anche la cifra sintetica dell’affollato incontro, svoltosi nella prestigiosa Sala Alessi di Palazzo Marino, per la presentazione del saggio che si compone di più qualificati contributi, con la curatela di Alberto Mattioli, grande conoscitore dell’indimenticata e indimenticabile figura lapiriana.

Aperta dai saluti istituzionali, portati a nome dell’amministrazione comunale dalla vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo, la serata, moderata da Maria Teresa Antognazza (responsabile editoriale di direttrice di Itl Libri), si è articolata negli interventi dello stesso Mattioli e di diversi relatori impegnati ad approfondire i tre temi cardine del volume edito da In dialogo, nel contesto delineato dal sottotitolo, «L’attualità di Giorgio La Pira in un mondo in cerca di pace».

Patrizia Giunti

Così, se per Patrizia Giunti, presidente della Fondazione Giorgio La Pira, «l’impegno lapiriano fu vissuto come progettualità teologale e politica dove la città rappresenta l’asse portante, il fulcro», per Agostino Giovagnoli, ordinario di Storia contemporanea alla Cattolica, «La Pira non fu un visionario, ma un uomo concreto che sapeva guardare oltre».

La Pira e la città

E quanto la città – non solo la “sua” Firenze, di cui fu sindaco a più riprese tra il 1951 e il 1964 – sia stata centrale nella visione lapiriana lo si comprende dalle parole dell’amico, padre Ernesto Balducci che di La Pira disse: «La città è la sua conversione dopo la prima del 1924». «Città – ha proseguito Giunti – vera e propria misura del suo agire politico, misura di valori, esempio di metafisica con un’antropologia della prossimità, luogo di sinergia per i popoli e spazio che risponde ai bisogni della vita – il lavoro, il riposo, la cura – e che funziona solo se al suo interno vi è giustizia ed equità».

Agostino Giovagnoli

Non caso, come è emerso, il rapporto con Milano fu, per il politico e amministratore La Pira, privilegiato, come si era già reso evidente in un dialogo svoltosi nel giugno scorso a Firenze e in un altro incontro tenutosi pochi giorni fa a Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze. Da qui l’idea di fare La Pira patrono delle città.  

«La Pira indica che la storia ci insegna a cercare e a tirare fuori il meglio di noi: pensiamo alla centralità in lui della città e alle città che oggi si stanno distruggendo nelle guerre», ha aggiunto Giovagnoli che, alla domanda della moderatrice se La Pira sia stato più un credente dalla fede solidissima, un uomo capace di visione politica, che si proponeva di trasformare la società italiana e mondiale o visionario e profeta di pace, risponde: «Questi tre elementi trovano una sintesi nella sua visione storica. Si muoveva guardando alla storia, quella che i suoi amici vedevano e chiamavano in lui una storiografia del profondo. Non fu visionario o utopista, ma uomo di grande realismo che ha saputo fare politica a livello locale, a Firenze, nazionale e internazionale, basti pensare alla tentata mediazione in Vietnam. Legge la storia alla luce della Bibbia, vi cerca i segni della Scrittura: in lui è continua la contaminazione tra l’aspetto spirituale e quello materiale che è unico e solo suo. La progettualità politica è capace di dare sostanza, anima e corpo a una visione esistenziale per la fraternità dei popoli».

Sollecitato da Antognazza, Marco Tarquinio, già direttore di Avvenire, si sofferma sull’attualità del politico toscano, nato però a Pozzallo in Sicilia nel 1904 e scomparso a Firenze il 5 novembre 1977.

Marco Tarquinio

La guerra

«L’apparente fallimento di La Pira sta nel fatto che siamo tornati a spendere per le armi quello che il mondo spendeva negli anni Quaranta: lo stiamo facendo in 184 fronti del mondo e non c’è uno Stato che si salvi all’interno di tale vulcano. I cronisti devono raccontare la guerra per quello che è, senza ideologia, dicendo che la guerra non è un destino ineluttabile e che accanto alla gente che si scanna vi è gente che si oppone alla guerra, come fece, a suo tempo, La Pira. Papa Francesco è la voce più alta di pace, quando parla della guerra come di un sacrilegio, e ci dovrebbe mobilitare tutti. Bisogna ritrovare le parole, avendo il coraggio di stare dall’unica parte possibile: La Pira non parlava di pace in un mondo astratto e in questo somiglia straordinariamente a papa Francesco che ha ripetuto, coscientemente o no che sia, espressioni lapiriane. Lui voleva l’Italia povera per i poveri, Francesco salì al Soglio dicendo che sognava una Chiesa povera per i poveri».

Andrea Villa

Maestro per l’oggi

Parole cui ha fatto eco Andrea Villa, presidente provinciale Acli di Milano Monza e Brianza: «La città sta bene se consente una vita dignitosa a tutti. Per noi aclisti, e per tutto il cattolicesimo democratico, questo insegnamento di La Pira ci indica la postura, lo sguardo che dobbiamo avere. Se non teniamo presente tale orizzonte non avremo e non potremo avere vita buona e faciliteremo i conflitti, anche a livello internazionale». Interessante, a questo proposito, che La Pira avesse pensato all’articolo 2 della Costituzione, che portava «la sua impronta», come il primo della Carta costituzionale. 

Ma oggi di quali maestri ed educatori abbiamo bisogno? Certo, di uomini capaci di essere ascoltati dai grandi del mondo e dagli ultimi, come La Pira, «accolto da tutti perché aveva credibilità personale per la sua autorevolezza». «Fu professore universitario e consacrato laico per l’intera vita: segno di una vocazione pedagogica e didattica che non venne mai meno. La prospettiva di bellezza in La Pira erano rappresentate dal Diritto romano, come paradigma operativo. La sua visione e la sua profezia nella trasmissione del messaggio politico, vengono dalla sua professione», conclude Giunti, anch’essa ordinario di Diritto Romano.

«Gli esperti sanno tutto, ma niente di più» chiosa Giovagnoli: «La Pira sapeva di più e di questo avremmo bisogno».

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