C’è un Sacro Monte a Milano. Possibile? Possibile. Non bisogna però cercarlo su qualche «rilievo» urbano, ma all’interno di una chiesa: quella di San Marco, per l’esattezza. Dove a metà Seicento è stata realizzata una grandiosa impresa, chiamando a raccolta alcuni dei migliori pittori allora attivi nel capoluogo lombardo, che hanno letteralmente ricoperto con affreschi e tele di eccezionale qualità la cappella che un tempo era chiamata del Crocifisso, e che oggi è detta della Pietà. Un luogo cardine della fede e dell’arte ambrosiana del XVII secolo, che merita di essere gustato e riscoperto proprio in questi giorni in cui riviviamo la Settimana Autentica.
Centro agostiniano tra i più importanti in Italia e in Europa, la chiesa milanese di San Marco fin dal Medioevo era stata oggetto di interventi artistici prestigiosi. Agli inizi del Cinquecento divenne sede anche della potente confraternita laicale del Crocifisso, che realizzò l’ampia cappella nel transetto settentrionale. La sua decorazione, come ancora oggi possiamo ammirare, fu decisa probabilmente per il giubileo del 1650.
A dirigere il cantiere fu chiamato un artista di provata esperienza: Ercole Procaccini, erede di una dinastia di pittori che si era imposta a Milano e in buona parte dell’Italia settentrionale, soprattutto per merito degli zii Giulio Cesare e Camillo.
Ercole portò in San Marco i suoi collaboratori più brillanti, cioè Antonio Busca, Giovani Stefano Doneda detto il Montaldo, Luigi Pellegrino Scaramuccia e Johann Cristoph Storer. Una squadra decisamente eterogenea per provenienze, considerando che Busca era milanese, il Montalto trevigliese, ma Scaramuccia arrivava da Perugia e Storer perfino da Costanza, in Germania. Il risultato è un «ciclo» pittorico che pare addirittura disomogeneo, ma che in realtà riflette un ecclettismo assai apprezzato all’epoca, quasi esemplare di cosa si era prodotto in Italia e in Europa nella prima metà del Seicento, da Rubens a Cerano, con accenti anche caravaggeschi.
L’impianto iconografico, dedicato alla Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, si rivela attentamente elaborato. All’interno della cappella, sulle due pareti laterali campeggiano due grandi teleri: l’«Incontro con la Veronica nella salita al Calvario», del Procaccini (impressionante per pathos ed espressività), e l’«Innalzamento della croce», opera del Busca (dai tratti nitidi e dai colori quasi metallici). Sull’altare oggi vediamo una pregevole copia della «Deposizione nel sepolcro» del Caravaggio, in deposito da Brera. Ma in origine vi era una Croce, distrutta durante i moti rivoluzionari della Repubblica cisalpina, a fine Settecento.
Insomma, un ciclo pittorico straordinario, questo di San Marco a Milano. Da contemplare tappa dopo tappa, come percorrendo la via di un Sacro Monte, appunto, pur muovendo soltanto pochi passi all’interno di una cappella.



