A cento anni dalla morte il fondatore della Sacra Famiglia rivive nello spettacolo «Domenico e la Nebbia», di Margherita Antonelli e Paolo Giorgio, disponibile per la programmazione nelle Sale della Comunità

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Una scena di «Domenico e la Nebbia» (foto Giulia Lenzi)

La storia di una città passa attraverso quella delle sue persone e delle opere che questi compiono. Ci sono gesti quotidiani, semplici, che portano avanti l’umanità a poco a poco e altri straordinari che risuonano per secoli. A far vivere Domenico e la Nebbia, lo spettacolo teatrale di Margherita Antonelli e Paolo Giorgio ci sono proprio questi due tipi di bene: quello di don Domenico Pogliani, fondatore dell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, e delle persone che hanno circondato la sua opera. A cent’ anni dalla sua morte, lo spettacolo ricorda la figura di un prete straordinario. Prende per mano lo spettatore e lo accompagna in un mondo antico, a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Don Pogliani aveva notato un’Italia in cambiamento, costretta a fare i conti con l’industrializzazione che stava investendo una società ancora contadina. Instancabile uomo di fede e del fare, anticipa i tempi con sguardo lucido. Riporta in vita gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio da Loyola e intuisce quello che sarà l’associazionismo cattolico. Ma soprattutto arriva a Cesano Boscone avendo nel cuore la cura per gli abbandonati e i dimenticati. Nota le povertà nascoste, prende coscienza dei poveri delle campagne, degli inabili al lavoro. Decide di fare qualcosa per loro: crea una casa che possa diventare un piccolo paradiso in terra per chi non ha avuto nulla dalla vita.

Una scena di «Domenico e la Nebbia» (foto Giulia Lenzi)

Una scena di «Domenico e la Nebbia» (foto Giulia Lenzi)

Domenico e la Nebbia ci racconta il valore della cura, il senso profondo e la necessità di quell’invito evangelico a mettere sempre al centro i bisogni degli ultimi. In scena c’è la ricostruzione di una parete di casa, trasformata in diversi ambienti da una video proiezione. Un modo per viaggiare nel tempo e nello spazio con la magia del teatro. «Tutto lo spettacolo è caratterizzato da un grosso lavoro di ricerca storica – ha detto don Marco Bove, presidente della Fondazione Istituto Sacra Famiglia -. Abbiamo recuperato nel nostro archivio molti testi che, nelle mani degli artisti, hanno costituito un solido fondamento storico. Però l’abilità di Margherita e Paolo è stata quella di restituire una figura umana attraverso i documenti, non solo un personaggio storico. È uno spettacolo fedele, che si eleva oltre il semplice resoconto per mostrarci un sacerdote a tutto tondo e l’inizio di una grande avventura».

Oggi infatti la Fondazione Istituto Sacra Famiglia è un centro d’eccellenza nell’assistenza e nella cura delle disabilità con 22 sedi in Lombardia, Piemonte e Liguria. Nel 2020 ha prestato assistenza a più di 11 mila pazienti. Proprio alcuni di loro hanno potuto assistere, dopo l’anteprima a Cesano Boscone, a una replica dello spettacolo svoltasi in quei luoghi tanto amati da don Pogliani. La rappresentazione approfondisce anche le figure (solo apparentemente) di contorno, come le suore che hanno aiutato a realizzare il progetto e i primi benefattori. «Questa storia ci restituisce il coraggio di iniziare un’impresa contro ogni logica, senza avere un soldo in tasca. È il coraggio, apparentemente folle, di chi crede nella provvidenza e di chi vive la fede – continua don Marco Bove -. Ci parla di uno sguardo, quel sapere guardare la realtà con gli occhi di chi sa vedere i bisogni che nessun altro vede o vuole notare».

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