È una delle storie più intriganti del medioevo. Che parla di una donna venerata come santa, ma i cui seguaci furono condannati come eretici. Una vicenda di cui si era persa ogni traccia, volutamente rimossa o semplicemente perduta nelle pieghe secolari della memoria collettiva.
Questa storia ha il suo inizio tra il 1260 e il 1270, quando una giovane donna di nome Guglielma venne a stabilirsi a Milano. Da dove provenisse nessuno l’ha mai saputo con esattezza, anche se i suoi discepoli, poco dopo la sua scomparsa, la ricordavano come una nobile della casa reale di Boemia. Guglielma doveva essere una donna di grande carisma, capace di radunare attorno a sé un folto gruppo di seguaci in un’originale esperienza di fede: laici e religiosi, uomini e donne, poveri e ricchi, nobili e popolani, che vivevano in preghiera e penitenza.
Guglielma la Boema morì attorno al 1280, nel giorno di san Bartolomeo, il 24 agosto. Le sue spoglie furono tumulate solennemente nel cimitero dell’abbazia di Chiaravalle, alle porte di Milano, dove periodicamente, con la benedizione dei monaci cistercensi, si riunivano i suoi «compagni di cammino».
Rapidamente si sviluppò quello che può essere definito un culto popolare, non autorizzato dalle gerarchie ecclesiastiche, ma neppure osteggiato. Con tanto di altari dedicati in alcune chiese milanesi.
Ma le cose andarono presto precipitando. Nell’anno 1300 l’Inquisizione diretta dai domenicani di Sant’Eustorgio volle fare chiarezza su tutta la questione. Come di prassi, vennero interrogati coloro che erano più direttamente coinvolti nella gestione del «movimento» ispirato a Guglielma, Maifreda da Pirovano, badessa delle Umiliate di Milano, e Andrea Saramita. Ma anche un gran numero di testimoni, adepti e simpatizzanti, semplici fedeli e membri dell’aristocrazia cittadina, dovette deporre davanti ai giudici.
Il processo si concluse con la condanna dei due principali accusati, riconosciuti come eretici e quindi affidati al braccio secolare per essere bruciati sul rogo. Le spoglie di Guglielma furono invece riesumate dal cimitero di Chiaravalle, date alle fiamme e disperse. Per gli altri inquisiti, infine, furono previste varie pene, dall’esilio alla pubblica penitenza.
Già nel passato storici come Puricelli e Muratori, sulla base delle carte conservate all’Ambrosiana, si occuparono di questa vicenda. Ma l’interesse è rifiorito con forza proprio in questi ultimi anni, quando la storia di Guglielma e dei suoi seguaci si è andata intrecciando con le nuove ricerche sulla religiosità medievale e sui movimenti ereticali, e soprattutto sul ruolo della donna nel Medioevo.



