Un�ampio lavoro di recupero e di valorizzazione, che permette oggi di ammirare importanti dipinti del XVI e XVII secolo nell'antico cenobio delle benedettine.

Federica VERNO'
Redazione

Sono stati recuperati dal degrado i cicli pittorici dell’età moderna del refettorio, del chiostro, dell’aula monastica e di quella che era la chiesa pubblica dell’ex monastero benedettino femminile di Brugora di Besana Brianza. Gli affreschi recuperati, cui è stata data una collocazione storica, artistica e temporale per anni trascurata, insieme al restauro della Sala del Coro, rappresentano un importante riferimento del periodo storico compreso fra il XVI e il XVIII in Brianza. Due le campagne di restauro, dal 1989 al 2005, che hanno portato alla luce i cicli pittorici dell’età moderna, realizzate dalla sinergia di diversi privati, in primis del Rotary Club Seregno-Desio-Carate e dalla Fondazione Giuseppina Scola onlus (proprietaria oggi del complesso), che hanno pubblicato il volume «La pittura nell’abbazia di Brugora dal Cinquecento al Settecento». Gli interventi sono stati diretti dalla Soprintendenza di Milano. Sono stati recuperati dal degrado i cicli pittorici dell’età moderna del refettorio, del chiostro, dell’aula monastica e di quella che era la chiesa pubblica dell’ex monastero benedettino femminile di Brugora di Besana Brianza. Gli affreschi recuperati, cui è stata data una collocazione storica, artistica e temporale per anni trascurata, insieme al restauro della Sala del Coro, rappresentano un importante riferimento del periodo storico compreso fra il XVI e il XVIII in Brianza. Due le campagne di restauro, dal 1989 al 2005, che hanno portato alla luce i cicli pittorici dell’età moderna, realizzate dalla sinergia di diversi privati, in primis del Rotary Club Seregno-Desio-Carate e dalla Fondazione Giuseppina Scola onlus (proprietaria oggi del complesso), che hanno pubblicato il volume «La pittura nell’abbazia di Brugora dal Cinquecento al Settecento». Gli interventi sono stati diretti dalla Soprintendenza di Milano. Il plauso del card. Borromeo Fondato nel 1102, il monastero benedettino dei Santi Pietro e Paolo è dotato di una chiesa romanica, che conserva al suo interno affreschi e tele settecenteschi, un chiostro cinquecentesco e uno settecentesco. La struttura ha origini medioevali e fu monastero di suore benedettine sino al 1789, quando fu soppresso dalla Repubblica Cisalpina e i terreni e i fabbricati furono venduti. «Ottimo giudizio» – come scrisse a una monaca – dava del monastero di Brugora il cardinal Federico Borromeo. Fra le opere presenti, la grande composizione, datata 1512, della «Crocefissione» nell’antico refettorio (nella foto), che propone un tema iconografico consueto nei refettori conventuali con la Vergine sorretta dalle Marie dolenti, la Maddalena e Giovanni evangelista ai piedi del Cristo, il centurione, i soldati romani, san Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale, la sorella Scolastica, gli apostoli Pietro e Paolo, Francesco d’Assisi e Domenico Guzman. I riferimenti stilistici e culturali sono il Montorfano e il Bergognone. Il linguaggio della «Crocefissione» ritorna nella «Storie della Vergine e della Passione di Cristo» nell’aula monastica e nella «Imago pietatis» dell’altare maggiore nella chiesa pubblica. Il ritrovamento sulla parete del tramezzo di una monumentale «Annunciazione» è il risultato più vistoso dei restauri.

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