Fabrizio Capsoni, fotografo e imprenditore, ha raccolto in una mostra una serie di immagini che raccontano storie di povertà e abbandono a Milano, dai semafori ai dormitori. Presenze "invisibili", sotto gli occhi di tutti.


Redazione

15/04/2008

«Al Semaforo» è una mostra fotografica di circa 30 opere, stampate in True Black Fine-Art Giclée, nata da oltre un anno di lavoro del fotografo Fabrizio Capsoni che ha ripreso momenti di vita di emarginati e bisognosi, la loro presenza nel tessuto urbano e le azioni di solidarietà orientate all’aiuto e sostegno di tutta quella parte di umanità che vive ai margini nelle metropoli.

«Spesso l’unica interazione con noi cittadini avviene alla sosta del semaforo, all’entrata dei metrò e delle stazioni, per le strade…», spiega lo stesso fotografo. «Non-luoghi che per noi sono solo simbolo di passaggio, per altri si trasformano in ripari dal freddo invernale, luoghi del sonno e del riposo in cui sognare la casa ideale o portare avanti le proprie scelte con coerenza e dignità».

Al semaforo dunque si presenta come un evento-esposizione in collaborazione col Comune di Milano, che vuole rappresentare il disagio del mondo civile di fronte alla sempre più crescente emarginazione nei ricchi centri urbani . «Lo spettacolo a cui assistiamo impotenti oramai da tempo nasce al semaforo ma si dilaga in ogni ambito della città», spiega ancora Capsoni. «Emarginazione, povertà ma anche criminalità organizzata approfittano dell’obbligata sosta “al semaforo” per spillare qualche centesimo : a volte cortesemente, spesso con azioni coercitive tipo il lavaggio forzato del parabrezza. Per noi uomini di città quindi il doversi fermare al semaforo rappresenta un incubo ma anche un forte disagio: “Come ci comportiamo? Cosa ci domandiamo? In quale senso di colpa ci troviamo coinvolti?” E quanti dubbi: “Questo poveretto ha veramente bisogno o fa parte di una organizzazione?”».

Ecco quindi che l’esposizione di immagini note ma ugualmente forti e caratteristiche ha aperto le porte anche ad un dibattito al quale sono intervenuti personaggi delle istituzioni e del volontariato ma anche giornalisti e uomini d’opinione, con l’obiettivo di sensibilizzare lo Stato verso una soluzione del problema, perché se è vero che da un lato esistono casi di estrema necessità che vanno aiutati, è anche vero che purtroppo molte organizzazioni criminali schiavizzano deboli ed emarginati, ingaggiando più volentieri mutilati e deformi la cui immagine risulta più “commerciale”.

La mostra fotografica Al Semaforo
e’ visitabile fino al 9 maggio a Milano
presso il C.A.M. Ponte delle Gabelle (via San Marco, 45).
Venerdì 18, mercoledì 23 aprile
e mercoledì 7 maggio, dalle 18 alle 19,
sono previste visite guidate con l’autore.
Per informazioni, tel. 02.76009001
www.capsoni.it

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