Dopo un lungo abbandono, da una decina di anni i grappoli d’uva sono tornati a maturare sulle pendici dell’antica collegiata di Castiglione Olona, l’«isola di Toscana in Lombardia», secondo la celebre definizione di D’Annunzio. Così che a bellezza si è aggiunta ulteriore bellezza.
Da qui oggi si ricava un buon vino, che fa anche del bene. Sì, perché delle circa 300 bottiglie che ogni anno vengono prodotte, cento sono offerte alla parrocchia e al Museo della collegiata di Castiglione Olona per raccogliere fondi a favore di realtà sociali o di volontariato.
Quest’anno, in particolare, nell’evento benefico che si tiene proprio domenica 20 settembre a partire dalle ore 15, il ricavato sarà devoluto all’associazione «L’Arcobaleno di Nichi» di Arcisate, che sostiene in particolare i bambini dell’onco ematologia pediatrica di Varese e le loro famiglie nel difficile percorso della malattia.
Artefice di questa rinascita enologica attorno alla Collegiata è Francesco Nutricati, il viticoltore e «contadino per passione» che nel 2015 ha accolto la sfida di riportare i tralci dell’uva sul terreno affidatogli dalla parrocchia Beata Vergine del Rosario, che ne è la proprietaria. Fin dal suo arrivo a Castiglione Olona, infatti, l’allora parroco don Ambrogio Cortesi aveva accarezzato il sogno di recuperare i ronchi della collegiata, per riportare in vita un’antica tradizione e mettere a frutto, è proprio il caso di dirlo, un’area particolarmente suggestiva del prezioso complesso monumentale.
Così sono state piantumate trecento barbatelle di Merlot, un vitigno robusto e resistente che in questa terra varesina sembra aver trovato il suo habitat ideale. Nella scorsa vendemmia, infatti, sono stati raccolti circa tre quintali e mezzo di grappoli: una buona produzione, se si tiene conto che la coltivazione avviene solo con procedimenti naturali, e tutto viene fatto rigorosamente a mano, vista anche la conformazione del terreno, che è scosceso e a gradoni.
Il vino ottenuto – a cui è stato dato, giustamente, l’evocativo nome Il Collegiata – riposa quindi un anno in barrique, per essere poi messo in bottiglia, dove invecchia per altri dodici mesi prima di essere pronto per essere stappato.
Bella è anche l’etichetta di questa bottiglia «solidale», con l’immagine di san Giorgio che sconfigge il drago: la grafica riprende un dettaglio di uno dei capolavori conservati ancora oggi nella collegiata stessa, cioè lo spettacolare e rarissimo lampadario fiammingo quattrocentesco.
Chissà se anche il cardinal Branda Castiglioni, sei secoli fa, avrà gustato il vino prodotto con le uve maturate ai piedi della sua collegiata… Oggi con Il Collegiata, ne siamo certi, avrebbe brindato anche alla nostra salute.



