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Anniversario

1626: quando il cardinal Federico acquistò il cartone di Raffaello

Tesoro della Pinacoteca Ambrosiana, è il disegno preparatorio che l'Urbinate realizzò nel 1508 per la sua «Scuola di Atene» nelle Stanze vaticane. 400 anni fa il cardinal Borromeo lo pagò l'enorme cifra di 600 lire imperiali, per farlo studiare dagli allievi della sua Accademia artistica

di Luca FRIGERIO

20 Febbraio 2026

Il cardinal Federico Borromeo l’aveva presso di sé già da sedici anni, ed era tra le cose d’arte che gli erano più care. Ma quel fragile capolavoro, quello straordinario cartone di Raffaello, non era suo. Lo aveva ricevuto soltanto in prestito da un altro Borromeo, Fabio Visconti, figlio di Pirro, il grande collezionista, che a sua volta lo aveva acquisito chissà dove, chissà quando. Rimasta vedova, la moglie di Fabio, Bianca Spinola Borromeo, si diceva ora disposta a venderglielo, l’agognato disegno dell’Urbinate. Il fondatore dell’Ambrosiana lo pagò 600 lire imperiali, una cifra altissima: nulla, rispetto al valore inestimabile che lui stesso gli dava.

Era il 1626, quattrocento anni fa. Gli anniversari sono spesso occasione per riportare l’attenzione su persone e fatti significativi: nel caso del cartone di Raffaello, tuttavia, probabilmente non vi è bisogno di ulteriore pubblicità. Il disegno preparatorio della cosiddetta «Scuola di Atene», manifesto stesso dell’arte rinascimentale, è infatti una delle gemme più ammirate di quello scrigno di tesori che è la Pinacoteca Ambrosiana. Una testimonianza eccezionale anche per la sua rarità: pochissime, infatti, per evidenti ragioni conservative, sono le opere di questo tipo giunte fino a noi dai secoli passati.

Il cartone, che misura circa otto metri di lunghezza per tre di altezza, recentemente è stato oggetto di un delicato intervento di restauro e di pulitura. Al termine del quale il capolavoro è stato collocato in un nuovo e suggestivo allestimento.

Il cardinal Federico, uno di quegli «uomini rari in tutti i tempi», secondo la celebre definizione di Alessandro Manzoni nei Promessi sposi, amava tutto ciò che riguardava Raffaello. Al cartone preparatorio della «Scuola di Atene», in particolare, il Borromeo attribuiva un valore esemplare dal punto di vista didattico, per istruire al classicismo rinascimentale i giovani artisti nell’Accademia da lui creata. Nel 1796 gli emissari di Napoleone lo requisirono portandolo al Louvre di Parigi, dove rimase fino al 1815, quando fu restituito all’Ambrosiana.

Per quanto si parli di «cartone preparatorio», il disegno dell’Ambrosiana non venne applicato direttamente sulla parete da affrescare nella stanza vaticana, ma servì innanzitutto come «modello» per mostrare al papa committente l’effetto complessivo dell’opera; quindi fu utilizzato per trarne una serie di cartoni più piccoli, in funzione cioè delle singole giornate di lavoro, come dimostrano i contorni forati per lo spolvero.

Il disegno è eseguito a carboncino con lumeggiature in biacca, e dimostra la stupefacente capacità di Raffaello nel dosare tratti più delicati a segni più energici, calibrando perfettamente le luci che conferiscono mobilità a volti e panneggi.

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