Dopo la solenne celebrazione in piazza Duomo, i promotori dei comitati rilanciano l’impegno per diffondere le figure di suor Enrichetta Alfieri, don Serafino Morazzone e padre Clemente Vismara davanti a migliaia di persone

di Luisa BOVE

I 3 beati

Le tre beatificazioni di domenica 26 giugno in piazza Duomo sono ora l’occasione di un rilancio per far conoscere i nuovi beati. A dirlo, seppure con parole diverse, sono suor Wandamaria Clerici per suor Enrichetta Alfieri, Rita Gervasoni per padre Clemente Vismara, Aldo Decò per don Serafino Morazzone.
Tra gli oltre 8 mila partecipanti alla solenne celebrazione in piazza Duomo, spiccavano i cappellini rossi, il colore assegnato al gruppo di suor Enrichetta. «Eravamo 3500-4 mila», dice suor Wandamaria, che ricorda «la partecipazione e l’entusiasmo» da parte di tutti. Ma «la “partita” è continuata con altre iniziative, come la Messa al carcere di San Vittore con il cardinale Tettamanzi e quella di ringraziamento a Vercelli nella chiesa di S. Maria delle Grazie». Inoltre «abbiamo previsto in autunno a Gorgonzola la ripetizione del recital su suor Enrichetta che ha già riscosso grande successo». «Nelle nostre comunità – aggiunge la suora della Carità – ora c’è il desiderio di continuare a far conoscere suor Enrichetta con tutti gli strumenti». Venerdì sera è andata in onda su Rai Storia la docu-fiction sulla nuova beata, che sarà trasmessa anche in seguito e «per noi questo è importante, perché vuol dire che il prodotto è stato apprezzato».
Gli amici di padre Clemente Vismara si erano iscritti in 970 per assistere alla celebrazione in piazza Duomo, ma poi agli abitanti di Agrate Brianza (città natale del nuovo beato) «se ne sono aggiunti molti altri e alla fine abbiamo perso il conto», ammette Rita Gervasoni. «Quello che abbiamo visto sul volto di tutti, specie lunedì scorso quando abbiamo celebrato la prima Messa del nostro beato, era una gioia incontenibile. In tanti momenti la gente è esplosa in applausi spontanei. Quella celebrazione ad Agrate l’abbiamo sentita “nostra”: era una liturgia molto curata, oltre alle trombe che richiamano il paradiso, abbiamo voluto anche l’arpa (simbolo del Myanmar) il cui suono ha accompagnato i momenti di riflessione». «C’erano in tutto 80 concelebranti – continua Gervasoni -. Non ci aspettavamo una presenza di sacerdoti così numerosa, la chiesa era affollatissima, sono arrivati tanti amici anche da fuori. Si percepiva che questa causa è stata voluta e desiderata dal popolo di Agrate e dalla diocesi di Kengtung. Quella sera erano presenti più di 15 sacerdoti birmani e una decina di laici del Myanmar come delegazione in rappresentanza di tutti i fedeli della diocesi. Erano tutti molto contenti, non si aspettavano una celebrazione così grandiosa». Grande l’emozione quando durante la Messa ha preso la parola Joseph Thayasoe, il ragazzo birmano miracolato grazie all’intercessione di padre Clemente, che ha letto la testimonianza nella sua lingua. Ora il desiderio è quello «di far festa con il popolo birmano, perché sono loro che l’hanno conosciuto e amato di più, per ben 65 anni».
Da Chiuso e dintorni si sono mossi in più di 700 (addirittura un terzo della popolazione) per raggiungere Milano il giorno della beatificazione di don Serafino Morazzone. «Più che a un’eco immediata – dice Aldo Decò -, ora puntiamo molto a un’eco che duri nel tempo». Venerdì scorso c’è stato un primo bilancio del Consiglio pastorale per una valutazione sulle iniziative messe in campo per l’occasione. Ma non finisce qui. «Questa beatificazione – spiega infatti Decò – oltre ad aver mobilitato la comunità cristiana, sta coinvolgendo l’Amministrazione comunale per ricordare e rivalutare il beato Morazzone anche a livello cittadino». Conclusi (o quasi) i lavori alla vecchia canonica, la speranza è di avviare altri interventi, «in particolare di realizzare un museo nei due locali dove abitava don Serafino in cui è conservato anche l’affresco del pittore Casimiro Radice. Ma vorremmo anche allungare il Percorso Manzoniano, che ora si ferma a Pescarenico, per portarlo fino a Chiuso». Molti di coloro che non sono riusciti ad andare alla celebrazione di domenica scorsa erano presenti alla Messa di ringraziamento del 27 giugno presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi «che ci ha fatto un grande regalo». La piccola chiesa era affollatissima e i fedeli occupavano l’esterno fino a metà della via. Una funzione davvero solenne alla quale hanno concelebrato oltre 40 preti, il vescovo di Mantova monsignor Roberto Busti e quello della diocesi di Chiang, a nord della Thailandia, monsignor Francis Xavier Vira Arpondratana.

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