Si è svolta ieri nel carcere milanese alla presenza di tante autorità la messa presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi per ricordare la nuova beata indicata come esempio per tutti

di Luisa BOVE

Messa in carcere

L’ultima visita al carcere di San Vittore del cardinale Dionigi Tettamanzi è stata calorosissima e l’occasione una messa per ricordare beata suor Enrichetta Alfieri che i detenuti – grazie ai cappellani – hanno imparato a conoscere e ad amare nelle ultime settimane.
Una gioia incontenibile è esplosa quando il cardinale ha raggiunto la “rotonda” e dai cancelli dei diversi raggi è scoppiato un lunghissimo applauso mentre i 30 coristi di Robecco sul Naviglio intonavano un canto accompagnati dal ritmo di un tamburo, chitarra e tastiera.
A nome di tutti i detenuti, Pasquale e Antonio hanno rivolto un saluto al cardinal Tettamanzi ringraziandolo per i tanti appelli lanciati in questi anni a favore dei reclusi, anche se le parole sono rimaste spesso inascoltate e comunque «resta ancora molto da fare». Non hanno dimenticato la sua visita in 30 celle lo scorso anno: «Non è rimasto fuori e si è reso conto dei nostri disagi». I detenuti ammettono le loro colpe e sono disposti «a pagare il giusto, ma non il troppo».
E ora guardano con ammirazione a suor Enrichetta: «Una donna beata, mamma e angelo custode di noi detenuti, ergastolana per 28 anni che spesso si è lasciata “sequestrare” da tanti detenuti. Oggi ci incoraggia a resistere e a cambiare vita».
Dopo queste parole, in rotonda è stata scoperta la targa intitolata alla nuova beata (in servizio presso la Casa circondariale di San Vittore dal 24 maggio 1923 al 23 novembre 1951) che recita così: “La carità è un fuoco che bruciando ama espandersi!”.
C’è un clima diffuso di grande emozione quando il cardinal Tettamanzi inizia a parlare, non prima di aver «incrociato il mio sguardo con il vostro», rivolge come sempre parole di conforto e insieme di incoraggiamento. Un po’ come ha fatto per tanti anni suor Enrichetta. Ricorda la celebrazione di beatificazione di domenica scorsa in piazza Duomo, ma ammette che «questo è il momento più intimo, domestico, familiare e sentito». Si augura che la gioia espressa oggi con tanti applausi, «non si spenga mai in queste mura» e invita tutti «a essere angeli gli uni per gli altri perché così cambierebbe l’atmosfera del carcere e anche quella del proprio cuore». Lo chiede come grazia a suor Enrichetta.
Anche i detenuti rivolgono le loro richieste e alla preghiera dei fedeli chiedono al Signore «che la salma di Mike Bongiorno, incarcerato durante la guerra e che ha atteso la libertà come noi, sia restituita alla famiglia».
La messa continua tra canti, orazioni e una gioia che esplode in frequenti applausi, e prima che le Suore della Carità distribuiscano a tutti una medaglietta con la reliquia di suor Enrichetta, don Alberto invita i presenti a “sprigionare sete di giustizia”, come recita uno striscione che campeggia in rotonda insieme a quello con scritto “Grazie Dionigi”. Poi rivolgendosi direttamente al cardinal Tettamanzi gli chiede di non dimenticarsi di loro (gli verrà regalato un mattone del carcere e un disegno con il volto sorridente di suor Enrichetta realizzato da un detenuto) e soprattutto lo invita a tornare a San Vittore, magari per una meditazione ai carcerati.
Anche il direttore Manzelli esprime parole di riconoscenza al cardinal Tettamanzi per la sua «solidarietà» e «per aver saputo dare il giusto riconoscimento agli operatori che portano sollievo in questo mondo». E aggiunge: «L’amore e il coraggio che suor Enrichetta ha saputo diffondere anche in anni difficili saranno di insegnamento per andare avanti».

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