Domenica, 1 Maggio 2011 – in “Albis depositis” At 4,8-34; Sal 117(118); Col 2,8-15; Gv 20,19-31 «Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché credendo abbiate la vita nel suo nome». (Gv 20, 30-31) Nel quarto Vangelo il termine segno include sempre un aspetto dimostrativo (il segno suscita la fede in Gesù) e uno espressivo (manifesta qualcosa del suo mistero). Leggere nei segni il dono gratuito e sovrabbondante che Dio in Gesù offre all’uomo, porta ad incamminarsi nel viaggio del credere (all’infinito, come azione da cui non ci si emancipa mai). Credere non è un’operazione dell’intelletto, è un’esperienza globale della persona: anche il corpo è coinvolto! Il nostro fratello Tommaso ha osato un “corpo a corpo” col Risorto: «Se non vedo e non tocco non crederò» (Gv 20,25) e ne è scaturita una delle più belle dichiarazioni del credente: «Mio Signore e mio Dio!» (v. 28). Non accontentiamoci di «conoscere per sentito dire» (Gb 42,5), ma esponiamoci seriamente al corpo a corpo con la Parola Vivente; allora potremo dire con san Paolo: «Questa vita nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Preghiamo Ti amo, Signore, mia forza, mio Dio, mia potente salvezza. (dal Salmo 17) [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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