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L’Azione Cattolica ambrosiana: Dio non benedice alcun conflitto, costruiamo percorsi di pace

Nota dell’Ac diocesana che indica stimoli di riflessione e propone alcuni impegni concreti. Ne pubblichiamo uno stralcio

di Gianni BORSA Presidente diocesano Ac Ambrosiana

15 Aprile 2026
guerra e pace (markus winkler -unsplash)

Pubblichiamo lo stralcio di una nota dell’Azione Cattolica ambrosiana, a firma del presidente diocesano Gianni Borsa

 Come associazione laicale, all’interno di una Chiesa che vuole farsi carico de «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono» (Gaudium et Spes, Concilio Vaticano II, 7 dicembre 1965) intendiamo proporre a ognuno questi impegni:

*Tenersi informati, studiando, riflettendo e mantenendo o costruendo contatti e confronti con altre persone – dell’associazione, della parrocchia, di altre realtà culturali, sociali, ecclesiali – per farsi una corretta opinione che distingua fra aggressore e aggredito, fra oppressore e oppresso, fra informazione e manipolazione, fra bene comune e interesse personale o di gruppo. L’attenzione va comunque alle vittime di entrambi i fronti (come i soldati ucraini e russi, i civili inermi colpiti a Kiev, a Beirut, a Teheran o a Tel Aviv) e alle tante guerre dimenticate. Ma conoscenza e attenzione vanno anche alle povertà e alle migrazioni generate dalla violenza, così come alla cura del Creato e alla tutela dell’ambiente, obiettivo questo oggi ancor più pregiudicato per “inquinamento da conflitto”.  

*Pregare: il nostro Vescovo Mario – che ha definito la guerra «enigma incomprensibile che genera disastri» e la «pace come guarigione» – invita le comunità a pregare, a partire dall’adesione alle celebrazioni comunitarie e ai momenti di riflessione diocesani. Pregare non tanto per pretendere miracoli, ma perché non svanisca la speranza della resurrezione e cresca la responsabilità individuale e collettiva nei confronti delle sofferenze e delle fragilità, a cominciare dalle famiglie e dai minori, in particolare nei territori assediati e affamati.

Ci dice papa Leone: «Bisogna pregare tanto. Non vogliamo la guerra, vogliamo la pace» perché «chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!» (appello nel messaggio Urbi et Orbi della domenica di Pasqua).

*Riscoprire gesti di carità e animare la dimensione politica, perché nelle istituzioni siano presenti persone che per competenza e dedizione sappiano dare nell’ambito pubblico ragione della propria umanità e della fede religiosa, mettendo in gioco una rinnovata spiritualità, e costruire instancabilmente percorsi di pace. In particolare, si rivolga un’attenzione specifica ai giovani, indicando la volontà di un nuovo protagonismo generazionale. In un’Europa che ha vissuto ottant’anni di pace bisogna ridare un’anima alla politica, perché la democrazia è una conquista continua.

Nel segno della solidarietà, prosegue, è bene ricordarlo, il Progetto Cometa di Betlemme: un segno da parte dei soci e degli amici dell’Azione cattolica ambrosiana che si stanno impegnando per raccogliere fondi in modo da aiutare giovani della Terra Santa a portare avanti gli studi. Le mobilitazioni di gruppi locali di Ac e di varie parrocchie, unite alla generosità di singoli e di famiglie, stanno facendo affluire generose donazioni che porteranno aiuti laddove ce n’è più bisogno.

Occorre dunque darsi obiettivi e vigilare perché, di questi tempi, corriamo il rischio dell’assuefazione all’arroganza e alla violenza (istituzionale ma anche interpersonale), diventando indifferenti di fronte alla sofferenza individuale e alle stragi collettive. L’incertezza a livello globale non deve farci ammainare le bandiere della pace: è ora di riprendere un cammino di autentica fraternità.