«Il cuore di tutte le nostre attività è l’accoglienza. La percezione di una vicinanza, di non essere nella solitudine dà coraggio, attiva capacità che prima non erano immaginabili». È un concetto che ripete più volte, il presidente Michele Barbato, nel presentare l’intensa attività del Centro di Aiuto alla Vita di Vimercate, che da ginecologo ha contribuito ad avviare già nel 1987.
Diverse storie di maternità sono state raccontate tra le vie della cittadina brianzola nell’annuale Giornata di preghiera per la vita, il 21 marzo scorso: «Ormai da qualche anno – sottolinea Barbato – organizziamo questa “veglia” al sabato pomeriggio, quando c’è chi passeggia o prende un aperitivo, perché ascoltare queste storie è importante».
I numeri e le storie
107 (di cui circa un terzo italiane) le famiglie sostenute nel 2025, 24 i bambini di cui il CAV ha accompagnato la nascita: dalle storie più ordinarie – se così si può dire – di difficoltà economica, a quelle più drammatiche di donne spesso lasciate sole, che a volte arrivano a un passo dal pensiero, o dalla decisione, di abortire.
Tra le tante esperienze, Barbato ricorda quella di due donne che hanno incontrato un volontario del Centro di Aiuto alla Vita proprio mentre si recavano in ospedale per l’interruzione di gravidanza, o quella di una mamma che, pur determinata a portare avanti la gestazione, era stata inizialmente respinta anche dalla sua famiglia d’origine, che l’ha poi riaccolta e sostenuta solo dopo alcuni mesi.
Case e appartamenti
Per lei, come per altre donne in situazioni simili, il Cav di Vimercate ha aperto ormai nel 2013 la Casa di Chiara, dove quattro mamme con bambini possono essere ospitate nel percorso verso una propria autonomia. Ma ci sono anche altri otto appartamenti, sempre gestiti da Cav, che vengono invece messi a disposizione delle famiglie, se sono in situazione di estrema precarietà.
Barbato ribadisce come la vicinanza sia spesso essenziale per passare dalla disperazione a intravedere una speranza. Perché, sottolinea, le donne «vedono che anche qualcun altro tiene alla nuova vita in arrivo, ed è disposto a mettersi in gioco per aiutarle. Lo diciamo anche al personale che incontriamo in ospedale, compresi quanti si occupano delle interruzioni di gravidanza: mettiamo a disposizione il nostro numero di telefono e il cellulare, assicurando che ci siamo anche in agosto. E, spesso – sottolinea – sono gli stessi medici a chiedere i nostri contatti».
Sono poi tante le strade attraverso le quali può rinascere la speranza: lo è l’aiuto dei volontari, come lo sono tutti i membri del Cav, se si eccettuano una segretaria e un’assistente sociale, insieme a cui vengono seguiti i casi più complessi, naturalmente in collaborazione con gli enti sul territorio; ma il sostegno arriva, spesso inaspettato anche agli occhi degli stessi volontari, confida Barbato, anche dallo scambio reciproco tra mamme e famiglie, favorito dai momenti di incontro più informale.
Felice eccezione rispetto a molti altri Centri analoghi, il Cav di Vimercate può contare sul contributo di oltre 1500 soci. L’impegno, rilancia il presidente, deve essere ora rivolto ai più giovani: spesso curiosi, negli open-day a cui anche il Cav partecipa nelle scuole di Vimercate insieme a tutto il mondo del volontariato, ma anche «inconsapevoli», sottolinea, «delle stesse dinamiche biologiche con cui inizia a formarsi una nuova vita».






