«In questo Venerdì santo, non restiamo a osservare da lontano lo spettacolo della croce, come degli estranei, ma come credenti che sanno accogliere la rivelazione della gloria di Dio in Cristo crocifisso e scrivono, nell’assurdità della storia umana, una traccia di senso con il perdono, la speranza, la libertà». Sì perché «bisogna riconoscere che la storia umana è assurda. Alcuni, gli ottimisti, hanno insegnato come indiscutibile evidenza che la storia è come una linea retta che progredisce all’infinito: sempre meglio, sempre più padroni del mondo, sempre più educati, gentili, ricchi, sani. Alcuni, i fatalisti, hanno insegnato che siamo imprigionati in un destino».

La follia della storia umana
Non ha dubbi l’Arcivescovo che, presiedendo in Duomo la celebrazione della Passione e della Deposizione del Signore, avvia la sua omelia da questa triste evidenza. Una realtà che pare trovare conferma anche nel racconto della Passione di Matteo, letto personalmente da monsignor Delpini – accade solo in questa occasione durante l’intero anno liturgico – con il processo-farsa che condanna Gesù, lo scherno dei soldati, la follia della folla, di fronte alla quale il «potere si arrende e il giusto è ingiustamente condannato». Una pagina evangelica drammatica, a metà della quale, quando il Signore spira, scendono le tenebre nella Cattedrale e si prega silenziosamente in ginocchio.
Eppure, aggiunge subito l’Arcivescovo, «nella storia assurda, contraddittoria, imprevedibile», dove «il senso delle cose si smarrisce e l’accumularsi delle tragedie, delle frustrazioni, del soffrire induce alla disperazione; dove gli uomini sono impazziti e commettono pazzie non solo catastrofiche che lasciano tracce nei libri di storia, ma anche nella vita di famiglia, a scuola, al lavoro, intorno ai luoghi dello sport, in cui si manifestano pazzie ordinarie e assurdità quotidiane», c’è «l’evento che offre speranza e salvezza: c’è un morire che chiama alla vita anche i morti». La croce di risurrezione.

La contestazione dell’assurdo
«La contestazione dell’assurdo della storia è rispondere al male con il bene, è perdonare ogni giorno. Non abbiamo armi per far tacere le armi – scandisce monsignor Delpini -. Abbiamo solo il perdono per testimoniare che c’è una vocazione alla riconciliazione scritta dentro l’assurdità della conflittualità permanente e della cattiveria inarrestabile. La contestazione dell’assurdo della storia è la libertà dall’ossessione del possesso: la scelta di essere sobri, invece che gaudenti, poveri invece che ricchi, capaci di condividere piuttosto che ostinati nel rapinare i poveri. La libertà è lo stile di vita di chi ha il buon senso di fidarsi di Dio invece che di se stesso e, perciò, la libertà cristiana contesta l’assurdità di affannarsi per procurarsi ricchezze e infelicità».

L’adorazione della croce
Un atteggiamento del cuore esemplificato nella concretezza della grande croce in legno dorato che, dopo l’omelia, viene portata in processione, attraverso tre soste, nella navata maggiore del Duomo dal fonte battesimale di epoca borromaica all’altare maggiore, e offerta all’adorazione dei concelebranti e dei fedeli.
Poi, la preghiera universale, la più solenne dell’anno liturgico, con le sue 11 orazioni che paiono abbracciare il mondo intero, dal Papa alla Chiesa, dai fratelli maggiori ebrei ai cristiani di tutte le Confessioni, da chi non crede ai governanti, dall’umanità sofferente per le epidemie, a chi è in guerra, fino ai defunti.
Infine, la celebrazione della Deposizione del Signore, con le due letture dal profeta Daniele e la continuazione del Vangelo di Matteo, mentre in Cattedrale scende il silenzio e viene velata la Croce.



