«Ecco di cosa abbiamo bisogno: un manuale per la resistenza. Resistere, resistere nel cuore della città, nelle complicazioni, nella frenesia delle giornate. Resistere nella vita, nell’amore, nell’accoglienza della verità, nella speranza, nella fraternità».
La meditazione tra le guglie
Nella luce ancora incerta che lascia spazio al giorno, con il sole che inizia a intravvedersi tra le guglie rosate, è quel “resistere, resistere”, che tante volte, in tempi e luoghi diversi è stato il simbolo di Milano, a risuonare sulle terrazze del Duomo in uno dei più attesi e suggestivi eventi di “Soul Festival di Spiritualità”, dal titolo, “L’aurora sulla città”.
L’alba vissuta dai tanti, che già da un’ora prima dell’incontro, si erano messi in fila nel buio per salire sulla Terrazza centrale della Cattedrale e ascoltare sonorità suggestive, poesia e la riflessione dell’Arcivescovo, che appunto lascia questo verbo, ripetuto più e più volte, come una consegna all’intera città.
«Il mistero si rivela all’inizio del giorno: questo significa che si può sempre rincominciare», spiega,in apertura, Aurelio Mottola uno dei co–curatori della kermesse – anche quest’anno segnata da un crescente successo -, richiamando il titolo della III edizione: “Mistero, il canto del mondo” e il filo tematico che lega la meditazione sotto la Madonnina alla presenza contemporanea, al Piccolo Teatro, dell’allestimento teatrale del capolavoro di Vittorio De Sica, “Miracolo a Milano”.

E, così, tra brani poetici e letterari, affidati alla sapiente lettura del notissimo attore Lino Guanciale, da Wisława Szymborska con la sua “Fiera dei miracoli” a Charles Péguy in “Lui è qui”, da Luigi Santucci di “Volete andarvene anche voi?” a Walt Whitman con “Miracoli”, da Martin Buber nei suoi magnifici racconti Chassidim a Cesare Zavattini in “Qualche cosa di buono” per arrivare alla Gerusalemme celeste di Apocalisse 21, quella che va in scena è la grandezza umana e divina, con la bellezza del suo mistero che ogni mattina si rinnova. Anche nella città frenetica che sta per risvegliarsi e alla quale serve, appunto, «un manuale di resistenza», come scandisce il vescovo Delpini.
Resistere nello stupore e nell’amore
«Quando non succedono più miracoli a Milano e l’idea del miracolo si è cristallizzata nel miracolo economico, quando ti dicono: Non sei altro che una macchina e presto ci saranno macchine più efficienti e convenienti, non ci sarà più bisogno di te, tu resisti. Continua a guardarti dentro con occhi semplici e a commuoverti per l’amore che vivi, per la tenerezza che sei capace di esprimere. Continua a guardarti intorno e a dimorare nello stupore della imprevedibile generosità della gente. Continua a riconoscere che c’è un volto che ti sorride e amore che ti salva, che sotto i tuoi occhi c’è il miracolo di una vita che nasce, di un bambino che gioca. Il virus si chiama l’invadenza della tecnologia e la presunzione della scienza da quattro soldi. E tu resisti, resisti nello stupore».
«Quando ti dicono: L’amore è un sentimento, un’euforia del sentire e finisce presto in una ferita: non credere che si possa amare ed essere amati per sempre, continua ad avere stima di te stesso, a credere di non essere solo un fascio di emozioni precarie, perché tu sai amare, tu vuoi amare, puoi dire una parola definitiva, una promessa che dura per sempre».

Così per la verità contro «scoraggiamento del pensiero».
«Quando ti dicono: Se vuoi dimostrare di essere intelligente, devi essere agnostico. Non essere così ingenuo da credere che esista una verità che meriti di essere cercata. Del resto, non sei abbastanza intelligente per affrontare le domande sul senso delle cose: accontentati di sapere il prezzo delle cose. Non perdere tempo in preghiere che bussano alle porte del mistero: le porte resteranno sempre chiuse e il mistero sempre impenetrabile e il tutto della vita è un enigma spaventoso, resisti nell’evidenza semplice di vivere una vita ricevuta, di riconoscere la rivelazione luminosa, di contemplare la verità amica, mite, paziente, quella che promette la felicità».
Resistere nella speranza e nella fraternità
Arriva così, nelle parole dell’Arcivescovo, anche un quarto capitolo del manuale, resistere nella speranza a fronte di chi pensa che tutto sia destinato a finire nel nulla per cui, se si può, è meglio godere il presente perché «il futuro sarà peggio».
«Quando ti dicono così, tu resisti nel visitare il tuo intimo desiderio di vivere per sempre; resisti nell’ascoltare la promessa affidabile di vita eterna; nel percorrere le vie del presente e del futuro come una missione da compiere e non come un destino da subire».

Infine, contro il virus dell’«egoismo individualistico», la fraternità per opporsi a chi dice: «Degli altri non puoi fidarti: sono nemici oppure parassiti oppure accumulo di fastidi. La tua sicurezza è nell’isolarti e ti conviene pensare a te stesso. Ti consiglio di credere più alla pubblicità dei mercati che alle promesse degli amici. Credi alla pubblicità e consuma, consuma, consuma: tu resisti, riconosci la verità antica: la gioia nasce dal prendersi cura della gioia degli altri. Resisti nella gratitudine del bene ricevuto, resisti nella consolazione dell’amicizia, resisti nella lieta dedizione alle persone che ami».
Cinque capitoli di un manuale, a cui ciascuno può aggiungere i propri desideri di resilienza, come conclude il vescovo Mario, prima che l’ultima delle splendide armonie eseguite al violoncello da Issei Watanabe (di cui alcune arrangiate e composte personalmente), dia il benvenuto al nuovo giorno.



