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Milano

Ripensare il welfare, seminario in Cattolica

I passaggi dell’ultimo Discorso alla Città quale spunto per il confronto su «Le crepe della cura», in programma martedì 31 marzo in collaborazione con il Servizio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro e con intervento d’apertura dello stesso Arcivescovo

di don Nazario COSTANTEResponsabile del Servizio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro

19 Marzo 2026
anziani (foto Vatican News)

Nel pomeriggio di martedì 31 marzo, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si terrà il seminario «Le crepe della cura: fragilità sociali, welfare e responsabilità condivisa». Un momento di confronto promosso in collaborazione con il Servizio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro che intende mettere a tema le trasformazioni del welfare state e le tensioni che attraversano oggi il tessuto sociale del Paese.

L’iniziativa prende avvio dalle sollecitazioni emerse nell’ultimo Discorso alla Città dell’Arcivescovo di Milano, che ha richiamato l’attenzione su un dato sempre più percepito: il logoramento progressivo di alcuni pilastri del sistema di protezione sociale e la conseguente crescita di insicurezze diffuse.

Nuove sfide, nuove fragilità

La paura di non essere adeguatamente sostenuti nei momenti di fragilità – malattia, invecchiamento, povertà, solitudine – non è soltanto un sentimento individuale, ma un indicatore della qualità del patto sociale. Il modello italiano di welfare, storicamente fondato su un intreccio fecondo tra intervento pubblico e iniziativa del privato sociale, è oggi chiamato a confrontarsi con sfide profonde: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle diseguaglianze, la trasformazione del lavoro, la pluralizzazione dei bisogni.

Molti risultati raggiunti nel secondo dopoguerra sono percepiti come diritti acquisiti, talvolta senza una piena consapevolezza delle storie, delle istituzioni e delle energie civili che li hanno resi possibili. Allo stesso tempo, emergono nuove forme di fragilità che non sempre trovano risposte adeguate nelle strutture esistenti.

In questo scenario, parlare di “crepe” non significa decretare il fallimento del welfare state, ma riconoscere segnali di affaticamento che chiedono un ripensamento. Il rischio è duplice: da un lato la progressiva mercificazione dei servizi di cura, dall’altro la delega passiva allo Stato, con l’indebolimento della responsabilità comunitaria.

Il programma

Il programma del convegno riflette la volontà di affrontare tali questioni da prospettive diverse e complementari.

Dopo i saluti istituzionali del rettore Elena Beccalli, l’intervento di apertura sarà affidato a monsignor Mario Delpini, presidente dell’Istituto Toniolo. Seguiranno contributi che analizzeranno:

  • il tema della longevità e del patto intergenerazionale, con particolare attenzione alle dinamiche di invecchiamento diseguale;
  • il passaggio culturale da una logica centrata sulla prestazione a una concezione più ampia di promozione della salute e del benessere;
  • il ruolo del servizio sociale nell’accogliere e accompagnare le fragilità;
  • le istituzioni del welfare e i meccanismi di assicurazione sociale;
  • la dimensione comunitaria della cura e la responsabilità condivisa tra soggetti diversi.

L’intento è quello di offrire strumenti interpretativi e proposte che tengano insieme sostenibilità economica, equità e attenzione alla persona, evitando letture riduttive o ideologiche. Prendersi cura delle fragilità significa riconoscere la centralità della persona e delle reti relazionali – famiglie, associazioni, comunità locali – che rendono possibile una crescita autenticamente sociale.

Un problema che riguarda tutti

Le crepe della cura interrogano l’intera società, nessun attore può ritenersi autosufficiente: né le istituzioni pubbliche, né il mercato, né il terzo settore, né le comunità ecclesiali. È necessario un rinnovato patto di corresponsabilità che sappia valorizzare la sussidiarietà, promuovere la solidarietà e ricostruire fiducia. In gioco non vi è soltanto l’efficienza di un sistema, ma la forma stessa della città e dell’umano che intendiamo edificare.

Il convegno all’Università Cattolica si inserisce in questo orizzonte: non come evento isolato, ma come tappa di un percorso che invita a ripensare il welfare state alla luce delle nuove fragilità e delle risorse morali e civili di cui il Paese dispone.