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Don Giorgi da Beirut: «La scuola delle suore ora è un rifugio per sfollati»

Il racconto del sacerdote milanese che, tra bombardamenti, disordini e sgomberi forzati, è vicino materialmente e spiritualmente alla sua gente

di don Carlo GIORGI Da Beirut

7 Marzo 2026
Bombardamenti israeliani su Beirut (Vatican News)

Ieri, venerdì 6 marzo, sono sceso presto a Beirut, verso le 6 e mezza. Abito un po’ in montagna e a un certo punto, scendendo, vedi tutta la città dall’alto coi suoi grattacieli. A sud, si poteva notare ancora del fumo che aleggiava, frutto dei bombardamenti della notte.

Ho celebrato la Messa dalle suore di Madre Teresa e poi sono andato allo Shelter, nella nostra parrocchia, dove sono ospitati una novantina di migranti fuggiti dal sud. Notte tranquilla, tutti sereni. Hanno sentito le bombe un po’ in lontananza e si sono riaddormentati.

L’invasione della scuola

Uno degli operatori mi mostra un video che gira su YouTube: urla, spari in aria dell’esercito, durante la notte, per sgomberare una scuola occupata dai rifugiati abusivamente e con la violenza. Riconosco la scuola: è quella di alcune nostre suore, tutte ultraottantenni, che non farebbero male a una mosca e che si saranno prese un infarto, penso. Vado a visitarle!

Durante la notte, in effetti, la milizia sciita del quartiere ha forzato le porte della scuola, facendo entrare trecento persone, sfollate dal sud, che hanno invaso il cortile e occupato le classi, arrivando anche all’appartamento delle suore. I giovani hanno spaccato tutto, porte finestre, hanno vandalizzato gli scuolabus, rompendo anche lì porte e finestre. Grazie al cielo è intervenuto l’esercito è la situazione si è ricomposta un po’.

Coraggio reciproco

Adesso per la cronaca, la scuola comunque non è più una scuola… Si è trasformata in uno shelter che ospita però le famiglie sfollate dei soldati dell’esercito libanese. Una cosa molto positiva, perché almeno alla porta ora c’è un picchetto armato e non c’è rischio di altre invasioni violente. Anche qui ho celebrato una Messa, per incoraggiare le suore; e loro mi hanno offerto il pranzo per incoraggiare me.

Poi di nuovo in parrocchia, perché alle 15 c’è il turno delle docce di cui io sono il responsabile: consegna di sapone e asciugamano ai signori, che escono tutti dal bagno con un bel sorriso soddisfatto dalla doccia che, dicono, è super calda.

Adesso, tra poco, ci sarà la consegna della cena. Poi a casa, spero. Intanto purtroppo i bombardamenti nel sud di Beirut e a Sud sono continuati. Preghiamo che finiscano presto.

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