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Soncini: «A Rho uno snodo di progettazione per la Chiesa ambrosiana»

La segretaria del Consiglio pastorale diocesano ha presieduto la Commissione preparatoria della Sessione unitaria degli organismi: «Abbiamo riunito componenti con ruoli diversi, con lo sguardo già rivolto al domani, per un processo da portare avanti in tempi rapidi e valorizzando gli “esperimenti” di sinodalità già in atto»

di Annamaria BRACCINI

10 Marzo 2026
La Sessione unitaria dei due Consigli – Pastorale diocesano e Presbiterale (foto Andrea Cherchi)

Che significato ha avuto la riunione in Sessione unitaria dei due Consigli – Pastorale diocesano e Presbiterale -, del Collegio dei Decani e dell’Équipe sinodale? E quali le prospettive che si aprono da adesso in poi? Con quale spirito vivere quel «portare il Sinodo in casa», che è stato il cuore dell’assemblea? Lo abbiamo chiesto a Valentina Soncini, presidente della Commissione preparatoria della Sessione stessa e segretaria del Consiglio pastorale diocesano.

«Si è voluta la sessione unitaria in questa modalità straordinaria – per la prima volta – perché si è inteso mettere insieme, per così dire, le massime rappresentanze della nostra Diocesi per acquisire l’esito del Sinodo della Chiesa in Italia. Si è trattato, quindi, di un momento “solenne” e rilevante per una ricezione del Sinodo; ma soprattutto per un rilancio delle due linee sulla formazione alla sinodalità e sulla corresponsabilità nella conduzione sinodale delle comunità, scelte come contributo della Chiesa ambrosiana al Sinodo della Chiesa che è in Italia».

Nell’assise si è approfondito un carattere di progettualità come punto-cardine ineliminabile per un percorso che vuole essere al passo con i tempi, ma, soprattutto, nell’ottica di una Chiesa capace di parlare perché ha qualcosa da dire, come ha notato più volte l’Arcivescovo…
Si, certo, anche per questo è stata un’assise importante: voleva appunto essere di progettazione. Oltretutto, con uno sguardo rivolto al domani e vissuto in una forma già di per sé sinodale, avendo riunito componenti con ruoli, vocazioni, appartenenze diversi che, tuttavia, devono camminare insieme per realizzare una Chiesa sempre più rivolta alla missione.

Valentina Soncini
Valentina Soncini (foto Andrea Cherchi)

Adesso come si prosegue?
Si deve continuare a camminare con la consapevolezza di un processo da portare avanti. L’Arcivescovo ha infatti avuto l’idea di dedicare la Proposta per il prossimo anno ai temi e alle problematiche emerse dalla Sessione e questo dice di un’intenzione e di un’indicazione precise. In tale senso, nella Sessione una sollecitazione era venuta da alcuni interventi, relativamente alla necessità di una prosecuzione di questo processo sinodale che dovrà essere prossima, calcolando che i due Consigli sono in scadenza, perché a maggio ci saranno le ultime sessioni dei rispettivi mandati. Occorre, dunque, lavorare ancora all’interno dell’anno pastorale in corso e “portare a casa” velocemente un primo risultato, considerando anche quanto ha detto l’Arcivescovo. Certamente non siamo stati impegnati in una sessione celebrativa o di solo approfondimento del Documento finale stilato dal Sinodo della Chiesa italiana, ma vogliamo continuare un processo dentro la nostra Chiesa diocesana.

Nella Commissione preparatoria e nei lavori di gruppo come si è delineata la collaborazione tra laici e sacerdoti, nella logica della sinodalità?
Abbiamo potuto contare su una commissione congiunta con le rappresentanze di tutti gli organismi di partecipazione invitati alla Sessione unitaria. Si è lavorato bene, in un buon clima, con la voglia di procedere attraverso un rapporto molto franco. Essere insieme il 28 febbraio è stato apprezzato da tutti come un’occasione preziosa anche di riconoscersi nei propri, differenti ruoli e anche nei diversi territori. Quindi, è stata sicuramente un’esperienza positiva che va ripetuta. Senza dubbio la componente femminile era molto ridotta e non poteva essere altrimenti, se pensiamo al Consiglio presbiterale e all’assemblea dei Decani, ma anche al Consiglio pastorale, che non registra una maggioranza di donne. Un aspetto – questo – che balza all’occhio e che andrebbe ulteriormente curato.

Un auspicio per il futuro di questi percorsi? Esiste qualcosa che si potrebbe realizzare a breve?
Una cosa che ci siamo detti anche in fase di preparazione è l’individuare esperienze dando più vigore, più forza proprio ai tentativi concreti o di conduzione sinodale delle comunità o relativi al comparto formativo messi in campo con la presenza di diverse componenti e vocazioni. Dobbiamo dare seguito a ciò che si siamo detti attraverso degli “esperimenti”. Altrimenti rischia di essere un discorso che si chiude su se stesso, non esprimendo vera fecondità.

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