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Editoriale

Il Papa e il cammino comune della Chiesa

Il Segno raddoppia con uno speciale dedicato all’elezione di Papa Leone XIV e al pontificato di Papa Francesco, da conservare come memoria di un passaggio storico per la Chiesa. Un numero che invita a leggere il Conclave oltre il clamore mediatico, riscoprendo il significato spirituale del ministero petrino e il valore del cammino ecclesiale vissuto nella comunione e nella sinodalità

di Fabio LANDI

1 Settembre 2025
Don Fabio Landi

Il Segno raddoppia. L’editore ha infatti deciso di offrire ai propri lettori, insieme alla rivista, un fascicolo interamente dedicato all’elezione di papa Leone XIV e al pontificato di papa Francesco: uno speciale da conservare in ricordo di questo momento ecclesiale straordinario.

Ogni Conclave attira l’attenzione globale: gli occhi del mondo sono puntati sulla fumata bianca, sui primi gesti del nuovo Pontefice, sulle sue parole inaugurali. È sempre stato così. Nell’epoca dei social, però, la risonanza dell’evento, il rincorrersi dei pronostici, le curiosità e le spiegazioni hanno raggiunto livelli senza precedenti.

Il rischio evidente è di trasformare in folklore ciò che dovrebbe avere una portata innanzitutto spirituale. Ma c’è anche un secondo rischio: quello di fraintendere la figura del Papa, sovraccaricando di valore la singola vicenda biografica, le opinioni personali e persino i tratti del carattere. Non che tutto questo non conti, naturalmente. Occorre però collocarlo nel quadro più ampio di una stagione storica, nel contesto di una Chiesa intenta a interrogarsi sulla propria immagine, sul proprio ruolo e sulle forme attuali della propria testimonianza.

Oggi, a livello mondiale, la tendenza è a enfatizzare il carisma del leader, il suo stile comunicativo, i suoi successi e i suoi passi falsi, come se il destino di tutti dipendesse dalla genialità o dai capricci di pochi protagonisti solitari. Questo personalismo semplifica la lettura di fenomeni più complessi; crea volti da seguire o da contestare, devoti sostenitori e accaniti avversari. Il pericolo, sul versante politico, è quello di una diffusa deresponsabilizzazione e di un grave svuotamento delle istituzioni.

Sul versante ecclesiale, è ancor più necessario reagire a questa tendenza, custodendo una chiara percezione del cammino comune e di ciò che il Vangelo genera in modi e tempi inattesi, anche e proprio là dove nessuno guarda. Nella sto- ria della Chiesa, le testimonianze più fulgide, le intuizioni più efficaci e gli impulsi più duraturi sono spesso sorti ai margini dei luoghi del potere. In questo senso, il ripetuto appello all’unità e alla sinodalità va, mi pare, nella giusta direzione.

Del resto, insistere sul profilo autenticamente ecclesiale del pontificato nulla toglie al prestigio del Papa, né all’affetto e alla grata commozione che accompagnano queste prime settimane del ministero di Leone XIV. In modo particolarmente cristallino, la sua presenza è stata da subito e per tutti, proprio nell’anno giubilare, un intenso segno di speranza che conferma la fede e ravviva la gioia di sentirsi parte dell’unico corpo della Chiesa.