Una straordinaria foto di Giovanni Chiaramonte (1948-2023), esposta nei mesi scorsi al Museo Diocesano di Milano nella bella mostra Realismo infinito, è stata scattata sotto il ponte ferroviario che scavalca il Po nei pressi di Piacenza. Del ponte, che occupa il limite superiore dell’immagine, vediamo l’intelaiatura sottostante, con le sue ferree geometrie. Tutto quanto sta sopra, invece, rimane celato, anche se lo possiamo facilmente indovinare: il passaggio rapido del treno, i viaggiatori che in un istante sorvolano il fiume, la vita che corre altrove per assecondare impegni di lavoro, ritrovare affetti o semplicemente sfuggire alla routine quotidiana. Il Po non è che un segno nella pianura, il confine tra Lombardia ed Emilia, un punto che attesta l’effettivo avanzare verso la meta.
Tutto questo nella foto, come si diceva, è solo alluso, appartiene a un altro mondo. Al centro, invece, c’è il massiccio pilastro in mattoni, un quadrato nel quadrato che sorge dall’acqua come un’apparizione. Sotto il ponte, infatti, la nebbia sfuma i contorni e trasfigura il paesaggio come se le due piccole barche ormeggiate a riva fossero pronte non per affrontare il fiume, ma un qualche viaggio iniziatico, per addentrarsi nel mistero stesso della vita e della morte. L’impressione, però, non è che si inoltrino nel nulla. La nebbia è una presenza, quasi un invito che precede ogni iniziativa umana. Si dice di solito “un muro di nebbia”. Ma qui la nebbia non è un muro che blocca e vieta l’accesso: è manifestazione di una realtà altra, apertura di una dimensione sconosciuta che si offre schiudendosi davanti ai nostri occhi.
Secondo i vangeli, una simile nube luminosa circonda i discepoli quando Cristo manifesta la sua gloria sul monte della trasfigurazione (Mt 17,5). È un vero e proprio anticipo della Pasqua. Pazienza se, a valle, la lotta quotidiana prosegue rinnovando i suoi maldestri tentativi di far fronte al male (Mt 17,14-18) e anche la nostra vita corre sulle sue rotaie prestabilite, sfrecciando affannosamente in superficie. Ormai l’immagine di quest’altro mondo si è impressa nei cuori e ci rassicura: non c’è centimetro del nostro percorso che non sia pervaso, al di sotto, da questa grazia luminosa, da questa pace profonda che assorbe tutto il peso e il caos della nostra agitazione. «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me», recita il salmo (Sl 23,4). Forse anche noi, in questi tempi cupi, possiamo provare a ripeterlo più spesso e con maggiore fiducia.
Editoriale
Quella nebbia che anticipa la Pasqua
La fotografia di Giovanni Chiaramonte mostra un pilastro del ponte sul Po avvolto dalla nebbia, trasformando la scena quotidiana in un paesaggio sospeso tra realtà e mistero, dove la luce e la grazia silenziosa donano pace anche nel caos della vita
di Fabio LANDI
1 Agosto 2025


