La novità è la grande passione del nostro tempo. Contrariamente a quanto avveniva in passato, è ciò che è nuovo ad avere valore, a sedurci e ad attirare la nostra attenzione. Per millenni gli uomini hanno amato immaginare e raccontare tutto quello che rappresentava un primissimo inizio. I miti celebravano ciò che inaugurava una serie: il primo re, la prima città, il primo peccato, il primo uomo, la prima luce sul mondo. Oggi l’inizio, che pure avrebbe titolo a presentarsi come la vera novità, ci appare come qualcosa di remoto e di superato. Non è “il primo” che ci affascina, ma “l’ultimo”: l’ultima scoperta, l’ultima puntata, l’ultima moda, le ultime notizie, l’ultimo modello di cellulare.
Come ogni passione, però, anche la passione per la novità ha il suo lato doloroso, la sua via crucis. L’ultimo non è mai ultimo per molto tempo, anzi è subito scalzato da un’ulteriore novità. Per questo siamo condannati alla fatica estenuante di un aggiornamento continuo. E nella corsa per tenerci in pari con un mondo in costante accelerazione, abbiamo perso la possibilità di fermarci. A ogni passo, il terreno frana sotto i nostri piedi e ci mancano riferimenti stabili. Altro che posto fisso, la precarietà è l’unica regola.
Per questo alcuni preferiscono ancorarsi da una parte qualsiasi pur di conservare ostinatamente qualche certezza. Si può ben capire. La vita però è in sé stessa movimento. La soluzione all’affanno non è l’arresto respiratorio. Abbiamo sempre bisogno di aria nuova, proprio come abbiamo bisogno di vedere, in queste settimane, le piante che tornano a sbocciare e a fiorire.
Così, anche con Il Segno proviamo ad accompagnare il corso del tempo e le sue trasformazioni. Senza frenesia e senza ricerca della novità a tutti i costi. Esattamente due anni fa abbiamo rinfrescato la rivista, aggiornandola nella veste grafica e nei contenuti. Molti lettori ci hanno detto di avere apprezzato il cambiamento. Vorremmo ora proporre un’altra piccola innovazione. A partire da questo mese abbiamo ridisegnato le rubriche, aumentandole di numero e precisandone lo spazio, in modo da disporle anche concettualmente in due blocchi: uno più incentrato sulla lettura dei fenomeni che caratterizzano la nostra società e l’altro dedicato alla cultura, nell’ultima sezione del giornale.
Le rubriche offrono il vantaggio di uno sguardo veloce e incisivo su un certo tema: in poche battute consentono di farsi un’idea su una questione oppure di avviare un pensiero o un dibattito che troveranno altrove lo spazio e la calma per l’opportuno approfondimento. Allo stesso tempo, una rubrica è anche un luogo familiare, un punto di riferimento, un incontro che si aspetta. Speriamo che ognuna diventi anche questo: un angolo nel quale fermarsi in piacevole compagnia nella corsa affannosa dei nostri giorni e dei nostri mesi. Ci direte se sarà così.



