Ogni mese ha i suoi anniversari, più o meno importanti. Sono occasioni per ridare linfa al presente e non per elogiare un passato lontano. A volte le celebrazioni di rito assomigliano a tributi da pagare, invece potrebbero offrirci l’opportunità di tornare a fare i conti con ciò che abbiamo amato (o odiato) e poi messo da parte; oppure di scoprire tesori ai quali non abbiamo mai avuto tempo di avvicinarci.
In questo mese si ricordano, per esempio, i centocinquant’anni dalla morte del Manzoni. Sarebbe bello che le tante iniziative in programma non fossero solo a vantaggio degli specialisti e della gloria nazionale e che qualcuno, semplicemente, decidesse di riprendere in mano il romanzo abbandonato sui banchi di scuola. Rileggere oggi I promessi sposi, con altra disposizione e altra consapevolezza, significa scoprire un testo avvincente e profondo che con intelligenza rara (e non senza umorismo) ci aiuta a comprendere gli uomini, il loro animo, le vicende del mondo, noi stessi, Dio.
Festeggiamo poi i cento anni di don Lorenzo Milani. Perché non prenderne spunto per lasciarsi provocare da ciò che ancora scuote nella famosa Lettera a una professoressa? Perché non scegliere di meditare quelle pagine del suo epistolario e delle Esperienze pastorali che sono folgoranti per la lucidità dell’analisi, l’efficacia espressiva, la verve polemica, ma anche la sofferenza e la limpidezza della testimonianza evangelica?
Manzoni e don Milani, pur così lontani per epoca, figura e temperamento, hanno questo tratto in comune: il solco profondo che con i loro scritti e la loro fede hanno lasciato nella storia e nella cultura italiane. Al punto da essere un riferimento anche per il cosiddetto mondo laico. Sono un buon esempio di cosa significhi vivere il cristianesimo fuori dalle sagrestie e imparare a parlare con tutti (senza rinunciare al vangelo).
Vorrei segnalare infine il cinquantesimo anniversario della morte di Carlo Emilio Gadda, autore milanese non semplice, sempre originale e formidabile. In Eros e Priapo, forse il suo libro più anomalo e controverso, si lancia con feroce sarcasmo in un’analisi psicoanalitica del fascismo e dell’adorazione che le folle nutrirono per Mussolini. Al di là delle valutazioni storiche, le pagine che dedica alla febbre di un narcisismo incontrollato e al culto monoteistico del proprio Ego sono di un’attualità sconcertante e meriterebbero una seria riflessione, non solo sul fronte politico e sociale, ma anche dal punto di vista personale e spirituale.
Insomma, il mese ha le sue scadenze ma, in realtà, sono tutti inviti da non lasciarsi scappare.



