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Editoriale

Il mistero della rinascita

Al Palazzo Reale la mostra di Bill Viola presenta The Raft, dove un gruppo travolto dall’acqua diventa simbolo delle tragedie contemporanee. Nel rallentamento emerge però l’ambivalenza dell’acqua, già esplorata in Emergence: morte e rinascita si intrecciano, invitando a guardare oltre la superficie e a riscoprire una speranza più profonda

di Fabio LANDI

17 Agosto 2024
Don Fabio Landi

Diciannove persone qualsiasi, in piedi l’una accanto all’altra come alla fermata dell’autobus, vengono investite senza preavviso da due potenti getti d’acqua. Il fragore è assordante e certifica una violenza irresistibile. E infatti il gruppo viene travolto, i singoli cadono, annaspano, cercano riparo con le mani, si aggrappano al vicino. Poi tutto si acquieta e un’umanità superstite e gocciolante si appresta a fare i conti con il male patito.

È una delle videoinstallazioni di Bill Viola in mostra in questi giorni al Palazzo Reale di Milano. Potrebbe durare pochi secondi, ma le immagini sono in slow-motion e costringono lo spettatore per dieci minuti davanti allo schermo. La dilatazione del tempo rende riconoscibile ogni emozione, ogni singolo strattone, ogni tentativo di respiro. La tragedia collettiva è sventura personale di ciascuno.

Anche la nostra, di noi spettatori. Perché la grande arte interpreta il presente di tutti i tempi. È difficile oggi guardare il filmato di Viola (che risale al 2004) senza pensare al diluvio della pandemia, alla guerra in Ucraina o al recente naufragio di Cutro (tra l’altro, il titolo dell’opera è The raft, cioè “la zattera”, “il gommone di salvataggio”). Ognuno, poi, può riconoscere la sua personale via crucis.

Senza dimenticare, però, che l’acqua non è solo sinonimo di morte, ma anche di rinascita. Bill Viola conosce l’ambiguità battesimale del simbolo e l’utilizza costantemente. Per esempio in Emergence (2002), ispirato al Cristo in pietà di Masolino da Panicale. Il corpo del Crocifisso sorge pallido da un sepolcro traboccante e viene accolto, nuovamente cadavere, dalle donne accanto alla tomba. L’inversione cronologica di morte e resurrezione e l’abituale tecnica del rallentamento sollecitano a interpretare il mistero cristiano con maggiore profondità della semplice successione temporale, mostrando, come in Masolino, che la vita è nascosta anche nel silenzio della morte e che la morte, quella morte, è un dono di amore e di vita.

Sono verità che difficilmente si dischiudono nella fruizione istantanea delle immagini o nella fretta di parole improvvisate. Bill Viola scrive che il proprio lavoro va inteso come un invito: “vai oltre la superficie delle cose, punta alla loro anima”. E ci accompagna a sostare pensosi, in un esercizio di contemplazione che ancora, anche nel mondo contemporaneo, può alimentare la nostra speranza perché, persino in mezzo al diluvio, ci arrivi leggero e vitale il respiro di Dio.