In un passaggio del romanzo “Caos calmo” di Sandro Veronesi, una donna osserva che i bambini piccoli suscitano una simpatia spontanea in chi li incontra, ma solo fino a una certa età. All’inizio il mondo intero sembra voler dare il benvenuto a chi si affaccia alla vita e questa benevolenza diffusa è un incoraggiamento importante anche per la madre, che ne trae l’energia necessaria per crescere il proprio piccolo. Senonché, si lamenta la donna, intorno ai quattro anni arriva il giorno in cui nessuno sorride più e tutti diventano improvvisamente e ingiustamente indifferenti.
L’esperienza descritta permette di riconoscere una qualità singolare della speranza umana, che non si radica solo nell’aspettativa di un domani migliore. David Grossman ha detto una volta che la speranza è «una sorta di àncora gettata in una realtà ancora inesistente, costituita per lo più da intime aspirazioni», un’àncora gettata nel futuro. Ma forse non è del tutto vero. La previsione del futuro non sempre dà forza e gioia al nostro presente. Anzi, un eccesso di aspettative a volte ci schiaccia e ci paralizza, condannandoci all’infelicità.
Quando guardiamo estasiati un albero in fiore, non lo facciamo perché ne pregustiamo i frutti: quello che ci incanta è proprio la fresca esuberanza del suo sbocciare. Ugualmente, un neonato non ci rallegra per quello che domani diventerà, come se fosse un semplice punto di partenza, l’avvio di qualcosa che solo poi verrà fuori. Guardandolo, riconosciamo invece che c’è una pienezza della vita che ha a che fare esattamente con l’iniziare. C’è un’energia creativa che si manifesta al massimo grado proprio in ciò che comincia, nel vigore sorprendente di un’esistenza che, per il fatto stesso di esserci, spalanca scenari inimmaginabili. È il miracolo dell’impossibile che diviene possibile.
Il vangelo lo chiama “vita eterna”, alludendo a un mistero che è antitetico all’estinguersi nella morte. La prima infanzia ne è un simbolo così forte che ogni volta ci commuove, anche quando il bambino non è figlio nostro, anche quando lo incrociamo soltanto per strada. La forza di questo simbolo sostiene ogni anno il fascino invincibile del Natale. Ma è la vita cristiana, tutta intera, a essere come una sorgente da cui scaturisce sempre acqua fresca.
Chissà che per costruire la pace non si possa partire anche da qui: sorridendo alle possibilità impreviste che ciascuno porta dentro di sé, anche se nessuno di noi ha più quattro anni.



