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Caritas

Carcere, la dignità non si arresta

Negli istituti di pena ambrosiani sovraffollamento sempre più insopportabile. Mentre si attendono atti di clemenza, sollecitati da Papi e Vescovi, servono gesti di solidarietà: appello e raccolta di vestiti contro il freddo

9 Febbraio 2026
Agenzia Fotogramma

Nel suo recente Discorso alla città, l’Arcivescovo monsignor Mario Delpini ha indicato con parole chiare come anche a Milano la situazione delle carceri, a partire dal sovraffollamento che si aggrava ogni giorno di più, svilisca la dignità delle persone detenute e degli operatori penitenziari, e tradisca persino lo spirito delle leggi. Questa situazione, ha sottolineato l’Arcivescovo, non può e non deve essere risolta pensando a «costruire nuove prigioni, ma riducendo il numero dei carcerati».

Giubileo, appelli inascoltati

La richiesta di provvedimenti di clemenza, capaci di far rapidamente diminuire il numero dei detenuti, era contenuta nella Bolla di indizione del Giubileo 2025 ed è stata ribadita più volte durante e dopo l’anno giubilare. Recentemente anche dai Vescovi italiani, che nel comunicato finale della sessione invernale del Consiglio permanente della Cei, tenutosi a fine gennaio, hanno richiamato «gli appelli purtroppo inascoltati di Papa Francesco e Papa Leone XIV» per il varo di gesti di clemenza.

La realtà dei fatti e dei numeri, però, va nel senso opposto. La popolazione detenuta, anche nelle carceri milanesi e lombarde, cresce rapidamente. Nei sette istituti penitenziari presenti nel territorio della diocesi ambrosiana erano detenute, lo scorso 5 febbraio, 5.360 persone, ovvero ben 257 in più rispetto a un anno prima. Di conseguenza, il tasso di affollamento medio è giunto a superare il 160%, e in alcuni istituti il 200%. Fino ad arrivare al 235% di San Vittore, dove – come è noto – un incendio sviluppatosi negli scorsi mesi ha comportato la chiusura di un intero raggio.

Bisogni primari

Se il sovraffollamento, e il conseguente deterioramento delle condizioni di detenzione e di vita in carcere, è ormai strutturale, altrettanto si può dire dei disagi “stagionali”. In estate la temperatura in molte celle si fa insostenibile e l’aria irrespirabile, mentre in inverno a pesare è la mancanza di abbigliamento adatto al clima di locali freddi e umidi, problema che ogni anno si propone in maniera più acuta. Sono le persone più povere e vulnerabili, presenti in carcere in numero crescente, a soffrirne maggiormente. Come se non bastasse, l’incendio di San Vittore ha costretto a un trasferimento improvviso un gran numero di persone, che hanno bisogno di nuovi indumenti. Quelli essenziali, senza i quali viene meno anche l’ultimo presidio di dignità che la detenzione non dovrebbe mai intaccare: biancheria, tute da ginnastica, felpe, scarpe, maglioni, giubbotti, coperte.

Per garantire un minimo presidio di dignità, alcune organizzazioni hanno promosso un appello “alla Milano solidale” per una raccolta di fondi e abiti usati (vedi qui). Le modalità sono illustrate in questo testo Caritas Ambrosiana lo sostiene operativamente e con convinzione.

«“Non arrestiamo la dignità”: proposito sacrosanto– convengono Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori Caritas –, soprattutto in una stagione in cui invece di organizzare atti di clemenza si incrementa il catalogo dei reati. Mentre siamo spinti a un gesto umanitario, ricordiamo che la pena detentiva non sempre è strumento adeguato a garantire giustizia alle vittime di crimini e all’intera società. In ogni caso, quando viene comminata deve rispettare l’umanità e le prospettive di riscatto e reinserimento dell’individuo che la subisce: lo esigono il Vangelo e la Costituzione».