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Tragedia

Crans Montana, il supporto psicologico agli amici delle vittime

Parla Anna Rosa Moro, una delle specialiste intervenute nelle scuole frequentate dai giovani feriti, colpita dalla «profondità mostrata dagli adolescenti». L'ultimo intervento il 22 gennaio, nell'oratorio dove alcuni giovani erano educatori

23 Gennaio 2026
I funerali di Achille Barosi in Sant'Ambrogio

Dopo la tragedia della discoteca di Crans-Montana nella notte di Capodanno,  l’intervento dell’équipe di psicologia dell’emergenza non si è concentrato solo sui familiari delle vittime, ma ha coinvolto anche i compagni di classe dei ragazzi.

Anna Rosa Moro è una delle specialiste intervenute nelle scuole frequentate dai giovani feriti, dove sono stati organizzati incontri con studenti, insegnanti e genitori, con l’obiettivo di aiutare ciascuno a elaborare quanto stava accadendo e a riconoscere le proprie reazioni emotive: «Il trauma è sicuramente dei ragazzi feriti e dei loro genitori, ma anche di tutte le persone intorno. Alcune colleghe hanno eseguito l’ultimo intervento proprio ieri sera, presso l’oratorio dove alcuni di questi ragazzi andavano come educatori. Anche qui abbiamo trovato ragazzi molto maturi, ma preoccupati e desiderosi di poter essere vicini alle famiglie, di poter aiutare questi ragazzi».

In alcuni casi, il supporto si è tradotto anche in gesti concreti. Su consiglio del personale dell’Ospedale di Zurigo, ai familiari di uno dei ragazzi sedati è stato suggerito di inviare messaggi vocali da far ascoltare al giovane ricoverato. «Ovviamente non abbiamo effettive certezze – precisa Moro -, ma secondo alcuni ultimi studi l’ascolto di voci note può avere un effetto di conforto».

A colpire la dottoressa Moro è stata anche la profondità mostrata dagli adolescenti, che hanno affrontato la vicenda con maturità, confrontandosi tra loro, sostenendosi a vicenda e cercando, per quanto possibile, di proseguire nella vita quotidiana. «Alcuni di loro hanno fatto anche una riflessione sui valori della vita, sulle cose che sono davvero importanti, sull’importanza anche di comunicare i propri sentimenti – aggiunge la dottoressa -. Avrebbero voluto dire ancora tante cose. Questi incontri servono soprattutto per affrontare il dolore e la rabbia, un’emozione abbastanza comprensibile e frequente in questi casi. Anche qui il consiglio è sempre quello di tirarlo fuori, di parlarne».

Nel corso dell’incontro di ieri sera è stata data ai ragazzi la possibilità di chiedere un ulteriore supporto. L’équipe, spiegano gli specialisti, valuterà nei prossimi giorni se e come proseguire il percorso, senza forzature.

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