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Risplende la Sacrestia Capitolare del Duomo di Milano

Il restauro del portale ha svelato uno dei capolavori della cattedrale, realizzato dallo scultore tedesco Fernach alla fine del Trecento, quindi nei primi anni del cantiere del nuovo Duomo. All’interno della Sacrestia meridionale, invece, proseguono i lavori

di Luca FRIGERIO

17 Gennaio 2026

Lo sguardo non sa dove posarsi, nello spettacolare portale della Sacrestia capitolare del Duomo di Milano che è stato appena restaurato. Un capolavoro straordinario della scultura di fine Trecento, che rimanda quindi alle origini stesse della cattedrale ambrosiana. E che l’impeccabile intervento, promosso come sempre dalla Veneranda Fabbrica, ci restituisce oggi in tutta la sua sorprendente bellezza.

Parlarne serve a poco: bisogna andare sul posto, per ammirare con i propri occhi, sull’ingresso della sacrestia, questa folla di figure realizzate con sensazionale maestria. Scolpite, certo, ma anche dipinte, come il recentissimo restauro ha rivelato, evidenziando tracce di colori e pigmenti, confermando peraltro quel che già si sospettava. E che dovrebbe cambiare la visione stessa che generalmente si ha della scultura medievale, che non era affatto «candida» o grigiastra (a seconda del marmo o della pietra utilizzata), ma a colori, spesso vivaci, con minuziosi dettagli decorativi, come una sorta di pittura tridimensionale o, meglio ancora, come un prezioso lavoro di oreficeria.

L’autore di questo magnifico portale è Giovanni (Hans) von Fernach, uno scultore tedesco che fu coinvolto nel cantiere del Duomo fin dal suo avvio. Fernach portò a Milano lo stile renano del tardogotico, con elementi iconografici a volte inediti per il territorio lombardo. Come dimostrano le vivaci scene della vita di Maria nel portale.

Il restauro, però, riguarda anche l’interno della Sacrestia del Capitolo, dove si è già intervenuti sulle decorazioni ottocentesche della volta, mentre è ancora in corso il lavoro di pulitura e consolidamento del monumentale armadio ligneo, un capolavoro di ebanisteria voluto da san Carlo Borromeo per conservare gli arredi liturgici e i reliquiari della cattedrale.

E dove c’è la bellissima scena scolpita con Gesù e la Samaritana al pozzo: opera di Giovannino de Grassi, uno dei più illustri miniatori della seconda metà del XIV secolo, ma che era anche architetto e scultore, appunto.

La sacrestia, così, dovrebbe tornare agibile nei prossimi mesi, libera dai ponteggi.

Nell’attesa ci si può concentrare sui dettagli del portale. Scoprendo, magari con l’aiuto di un binocolo o di un teleobiettivo, particolari sbalorditivi: come, ad esempio, nella «Deposizione», il disegno di formiche sulla tunica della Maddalena e perfino di ragni e di ragnatele sulla veste della Madonna! Si tratta soltanto di una decorazione tesa a stupire lo spettatore con un effetto «naturalistico», o nasconde precisi e profondi significati simbolici, come si argomenta in uno dei saggi che compongono il volume appositamente realizzato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano? Un dibattito che si preannuncia interessantissimo.

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