Un incontro da cui si è sviluppata una bella amicizia. «Preghiamo perché possa riprendere il suo non facile, eppur necessario cammino di dialogo intelligente e appassionato con l’Islam»

di Giuseppe GRAMPA

Padre Paolo Dall'Oglio

Ho incontrato padre Paolo Dall’Oglio il 30 dicembre 2005, in occasione di un viaggio in Siria. La nostra guida era don Giovanni Barbareschi e tra gli amici del gruppo c’era anche Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale. Percorrendo un sentiero per circa 45 minuti, siamo saliti al monastero di Deir Mar Musa, che padre Paolo ha fatto rivivere restaurandolo e facendone la sede di una piccola comunità dedita alla preghiera, allo studio, all’accoglienza e al dialogo con i fratelli dell’Islam.

Non ho dimenticato la sosta nella cappella del monastero, ricoperta da antichi affreschi restaurati con cura, e poi il thé offertoci sotto “la tenda di Abramo” sul terrazzo che guarda lo sconfinato deserto siriano, luogo austero di ardua bellezza. Un incontro che ha creato una bella amicizia con questo cinquantanovenne romano, scout nell’adolescenza, militante politico nella giovinezza, gesuita e infine monaco.

Ci siamo rivisti più volte in questi anni. D’intesa con la professoressa Valeria Piacentini – docente di Istituzioni del mondo musulmano alla Cattolica -, lo invitai a tenere una lezione in Università a partire dalla sua esperienza monastica. Poi ci siamo rivisti a Milano per la presentazione di un suo libro, per una tavola rotonda a Palazzo Marino e al Centro San Fedele per una intensa serata dedicata alla Siria e al sostegno degli oppositori del regime di Assad. Erano presenti molti siriani decisamente contrari all’attuale regime; più volte gli interventi dei relatori, tra i quali padre Paolo, vennero interrotti da canti, acclamazioni e sventolio di bandiere siriane.

In questi ultimi anni ho seguito le sue peregrinazioni in Italia e in Europa, dove si è fatto ambasciatore del popolo siriano e delle sue speranze di democrazia dopo che, per le sue posizioni decisamente contrarie al regime, era stato espulso dalla Siria. Padre Paolo, che ha chiesto e ottenuto di fare parte della Chiesa siro-cattolica, si è dedicato con tutta la sua intelligenza e la sua passione al dialogo con l’Islam, creando proprio nel monastero appollaiato sulla montagna momenti di confronto con gli esponenti musulmani più aperti.

La notizia della sua scomparsa – si parla di un rapimento da parte di un gruppo legato ad Al Qaeda – ha riportato alla mia memoria la vicenda dei sette monaci del Monastero Notre-Dame de l’Atlas, rapiti e poi trucidati nel 1996. Anche loro votati come il beato Charles de Foucauld al dialogo con l’Islam, fino alla morte violenta. Adesso prego perché padre Paolo possa riprendere il suo non facile, eppur necessario cammino. Ricordo una stupenda parola del Corano: «Chi uccide un uomo è come se uccidesse l’intera umanità». E chi salva la vita di un uomo è come salvasse la vita dell’intera umanità.

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