Don Luigi Caimi presenta la Visita pastorale dell’Arcivescovo in un Decanato che ha dato i natali a persone illustri della Chiesa e della società, ricco di fermenti e di iniziative, ma alle prese col problema di vedere la vita come vocazione. Appuntamento alle 21 al teatro La Campanella di Bovisio Masciago

di Veronica TODARO

Don Luigi Caimi

È tutto pronto per la visita pastorale del cardinale Angelo Scola, martedì 26 aprile, nel Decanato di Desio. L’appuntamento, alle 21 al teatro La Campanella di Bovisio Masciago (piazza Anselmo IV), raccoglierà i fedeli del territorio decanale, che conta circa 100 mila abitanti tra Desio, Nova Milanese, Muggiò e Bovisio Masciago, con quattro Comunità pastorali e la parrocchia della Taccona di Muggiò.

Un Decanato «fertile – lo definisce il decano don Luigi Caimi -, che ha dato i Natali al Beato Luigi Monti (uomo laborioso, attento al mondo della sofferenza), a Pio XI (Papa che ci ha donato un impegno particolare nel promuovere il laicato attraverso l’Azione Cattolica e le missioni), a don Luigi Giussani (che partendo da Milano ha distribuito il suo carisma educativo in tutto il mondo) e ad Achille Grandi (tra i padri fondatori delle Acli e dell’allora sindacato cattolico, la Cisl».

Una comunità di ricca tradizione, quindi, che oggi però fatica a trasmettere la fede: «È diventato difficile il passaggio da una fede di tradizione a una fede di convinzione – sottolinea don Luigi -. Anche la pratica religiosa oggi oscilla tra il 15 e il 20%». Il Decanato, oggi come ieri, è stato toccato dall’immigrazione: prima negli anni Sessanta, quando dalla Bergamasca, dal Veneto e dal Meridione arrivavano famiglie in paesi ricchi di posti di lavoro, con la grande Autobianchi di Desio, le vicine Falk, Pirelli, Snia Viscosa; ora a Desio ci sono due comunità musulmane forti, una pakistana dialogante e una maghrebina, che lo è meno. «Nelle altre cittadine l’immigrazione è soprattutto rumena e albanese – spiega don Luigi -. Ma certamente questi nostri paesi non hanno un’immigrazione problematica e così forte da creare un clima sociale difficile: questi sono paesi tranquilli da questo punto di vista».

Una tranquillità funestata invece dal fenomeno mafioso, che in alcuni casi è stato colluso anche con il potere politico ed economico: «Anche ultimamente ci sono stati molti arresti a causa della penetrazione soprattutto della ’ndrangheta e delle sue conseguenze: grande commercio e spaccio di droghe». Ma la vita delle comunità prosegue: «Tutte hanno un cammino pre-battesimale e post-battesimale, ognuno con una sua tipica originalità. L’iniziazione cristiana in qualche comunità era sperimentale, oggi tutte sono rientrate nel cammino proposto dalla Diocesi: il catechismo inizia in seconda elementare e fa celebrare il sacramento della Cresima alla fine della quinta o agli inizi della Prima media; l’iniziazione cristiana è in tutte le parrocchie e in tutte le comunità c’è una cura particolare per il cammino preadolescenti, che esce dall’ambito parrocchiale e fa riferimento alla pastorale giovanile cittadina».

Non mancano le società sportive negli oratori, i cammini per fidanzati in preparazione al matrimonio cristiano (pur diminuiti a favore della convivenza), i gruppi famiglie. «Rimane comunque il problema di vedere la vita come vocazione – sottolinea ancora don Caimi -, nonostante nel nostro Decanato siano presenti vocazioni al sacerdozio diocesano e anche vocazioni alla vita religiosa, soprattutto maschile». Importante la presenza della Caritas e della San Vincenzo, con i centri di ascolto, la distribuzione di viveri e vestiti; a Nova e Desio c’è anche la Mensa solidale, che ogni mezzogiorno dà pasti caldi e in tutte le comunità ci sono iniziative legate al fondo di solidarietà per le famiglie in difficoltà lavorative». E ancora: «Siamo un Decanato molto impegnato sul versante della carità: a mio parere però dobbiamo attrezzarci e allarmarci di più sul versante della fede, pur sapendo che la prima tra le virtù è proprio la carità».

Per quanto riguarda le missioni e la carità è molto importante l’esperienza legata ai Saveriani che hanno una casa a Desio, una volta seminario liceale e oggi centro di animazione missionaria, di accoglienza notturna temporanea nei mesi invernali oltre che di accoglienza della comunità pakistana, che sfocia nel dialogo interreligioso e interculturale.

 

 

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