La proposta dell'anno oratoriano si sviluppa sempre attorno ad un icona biblica. È l'Arcivescovo Mario Delpini ad averci indicato un brano specifico della lettera ai Filippesi. L'intera lettera è il riferimento del percorso pastorale della Diocesi per i diversi tempi liturgici, lo sarà anche in oratorio.


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L’Arcivescovo Mario ha proposto la lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi «come testo biblico per accompagnarci per l’anno pastorale 2019-2020: è un testo che può ispirare commozione, preghiera, pensiero e orientamento all’azione».

 

Seguiremo per l’oratorio la scansione dei brani offerta nelle “brevi lettere” che l’Arcivescovo ha scritto “per i diversi tempi liturgici”. Per l’anno oratoriano poi, scegliamo un brano specifico che lo stesso Mons. Delpini ha consigliato nell’ambito dell’intera lettera:
Filippesi 3, 1.8.10-17.

 

 

3 1Fratelli miei, siate lieti nel Signore. Scrivere a voi le stesse cose, a me non pesa e a voi dà sicurezza.
8Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore.
10Perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, 11nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
12Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. 13Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, 14corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.
15Tutti noi, che siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo. 16Intanto, dal punto a cui siamo arrivati, insieme procediamo. 17Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi.

 

 

«… mi sforzo di correre per conquistarla… corro verso la mèta». Ora corri. Bellissima questa immagine della corsa! È il cuore che corre, spinto dallo sguardo che fissa la persona amata. È lo sguardo che muove il cuore! Uno sguardo che scorge la mèta perché sa in che direzione guardare e quindi verso dove correre. È così per tutte le altre corse del Vangelo. Maria che corre verso Elisabetta. Giovanni e Pietro che corrono insieme verso il sepolcro vuoto. I due discepoli di Emmaus che – con il cuore ardente – corrono a Gerusalemme per tornare dai fratelli e dalle sorelle. Pietro che si lancia in mare e corre verso il Signore che lo attende a riva. Il Vangelo è il grande racconto dei cuori che corrono verso la mèta che è l’incontro dell’altro. Questi cuori, il Signore Gesù ha saputo rialzare, ha preso per mano, ha rimesso per la via e ha fatto correre.

 

Anche ogni oratorio ci racconta infinite storie di piccoli passi che iniziano a camminare e a poi a correre. Un cuore può correre solo se arde. Solo una comunità dal cuore ardente può esprimere la sovrabbondanza dell’amore ricevuto con la sovrabbondanza della cura verso i piccoli. Solo una comunità dal cuore ardente può pensare all’oratorio e mettersi in testa di ripensarlo per correre verso il futuro.

Vogliamo pensare e sperare che il cuore di ogni oratorio arda nella relazione educativa. Perché è proprio nella cura educativa dei più piccoli che al discepolo viene rivelato il Volto del Maestro.

 

La leggerezza e la scioltezza necessarie alla corsa si guadagnano con l’allenamento e il sacrificio paziente e con la determinazione a dimenticare un passato che immobilizza oppure tutto ciò che con scelta e discernimento ci siamo gettati alle spalle. Gli oratori ambrosiani hanno già percorso molta strada. Hanno saputo discernere e si sono già cimentati nell’arte di creare e progettare.

 

Arriva Ora il momento in cui non è più possibile restare sordi all’appello dei tempi presenti, ed esercitare la sapienza del cuore, per poter unire le cose antiche alle cose nuove. È il percorso Oratorio 2020 che ci interpella tutti e trova nell’atteggiamento dello sguardo verso chi e cosa ci sta di fronte la giusta direzione per orientare la propria corsa.

 

Il brano scelto per l’anno oratoriano inizia con una esortazione che ritroveremo spesso nel corso dell’anno, perché è la gioia a mettere in moto la nostra corsa: «siate lieti nel Signore». Dalla gioia si parte, per contagiare il mondo con l’“annuncio della buona notizia” (kerygma). Papa Francesco nella Christus vivit, l’esortazione scritta dopo il Sinodo per i giovani, invita le istituzioni di pastorale giovanile a mantenere, preservare e promuovere la freschezza dell’annuncio, sia ricercando chi si è allontanato o non conosce il Vangelo sia invitando a crescere chi frequenta la comunità. In entrambi gli ambiti in cui siamo coinvolti, la ricerca e la crescita, l’invito è ad approfondire ciò che è l’essenziale del messaggio evangelico. Come ha capito san Paolo, confidandocelo nella sua lettera, tutto è una perdita in confronto alla piena conoscenza di Cristo Gesù… È comprendendo, con il cuore e con la mente, il mistero e “la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze” che si cresce come credenti e come persone, puntando alla perfezione – come tensione da tenere sempre desta – che è poi la santità della vita cristiana. Scrive papa Francesco: «la pastorale giovanile dovrebbe sempre includere momenti che aiutino a rinnovare e ad approfondire l’esperienza personale dell’amore di Dio e di Gesù Cristo vivo. Lo farà attingendo a varie risorse: testimonianze, canti, momenti di adorazione, spazi di riflessione spirituale con la Sacra Scrittura, e anche con vari stimoli attraverso le reti sociali. Ma questa gioiosa esperienza di incontro con il Signore non deve mai essere sostituita da una sorta di “indottrinamento”» (Christus vivit, n. 214). Le varie risorse di cui parla il Santo Padre assomigliano molto a quanto l’oratorio può offrire a ragazzi e ragazze di ogni fascia d’età, grazie allo strumento e allo stile dell’animazione.

 

Ora corri è lo slancio di chi non si sente mai arrivato – “non ho certo raggiunto la mèta” – ma sa che è sulla strada giusta perché vive quotidianamente il suo incontro con il Signore Gesù, perché è conquistato dal suo amore. Dobbiamo tutti sforzarci di ritrovare in oratorio l’entusiasmo di un cuore innamorato. Non si educa senza passione. Non si vivono relazioni belle e buone, se non ci si vuole bene, prendendosi cura l’uno dell’altro, interessandosi alle vicende e alle situazioni di chi è accanto a noi, non solo amando, ma dimostrando l’amore. Uno dei motti della storia dell’oratorio è quello di san Giovanni Bosco: «che i giovani non solo siano amati, ma che essi sappiano di essere amati». Si educa con i sentimenti, gli stessi sentimenti di Cristo (cfr. Filippesi 2). Ora corri è dunque uno slancio che conduce a dimostrare agli altri il proprio amore, perché si accorgano di essere amati e possano rispondere all’amore ricevuto.

 

Siamo chiamati a progettare un oratorio così. Non una struttura fredda, non una istituzione gerarchizzata, non un complesso di regole e di dottrine, ma un corpo vivo che ama e che soprattutto opera il suo discernimento, lasciandosi illuminare da Dio: «se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo». Non si costruisce nulla, senza affidamento e piena fiducia nell’opera del Padre.

 

Per questo percorso entusiasmante, per la corsa che ci sta davanti, non abbiamo paura di partire dal punto in cui siamo, dalla situazione in cui ci troviamo. Niente slancio in avanti, se non si conosce il punto di partenza, la condizione in cui ci si trova, le risorse in campo. Ma guai se tutto questo ci blocca e ci impedisce di camminare, anzi di correre (cfr. Filippesi 3, 16). C’è chi si comporta secondo il Vangelo, chi vive la propria testimonianza come un impegno e un servizio. Andiamo in cerca di queste persone e “camminiamo insieme” per costruire il nostro futuro (cfr. Filippesi 3, 17).

ORA CORRI, la proposta dell’anno

Editoriale di don Stefano Guidi

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