Il Decalogo per gli oratori che l'Arcivescovo ci ha donato all'inizio di questo anno oratoriano può fare da filo conduttore nella riflessione almeno in questa prima fase di ORATORIO 2020.

Don Stefano Guidi
Direttore della Fondazione Oratori Milanesi

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L’Arcivescovo Mario ci ha regalato un Decalogo per gli oratori. Un testo bellissimo, carico di slancio, di profondità, di fiducia. Delpini non vuole competere con Montini. Ma di fatto, sono consegnati alla storia dei nostri oratori ambrosiani, a distanza di più di sessant’anni, due testi che hanno in sé la forza di indicare un cammino e lo slancio per motivarci a partire.

 

Nel Decalogo dell’Arcivescovo Mario colpisce innanzitutto questo: l’utilizzo coerente dell’indicativo presente.

L’oratorio è!
Viviamo tempi in cui il condizionale – più che d’obbligo – è logoro: si dovrebbe, si potrebbe, come sarebbe bello se, ah se potessi, ah se capitasse … il condizionale è di moda. E un po’ spaventa. Sembra alludere alla vita come ad un mistero magico, sfuggente. È un’immagine che diminuisce la portata della nostra libertà. Ci pone in condizione subordinata, rispetto ad un futuro imprevedibile, inaffidabile. Sono invece gli uomini che fanno la storia. E la storia non è mai alibi per la libertà. Per questo, il vescovo Mario ci chiede di superare il tempo del condizionale e i suoi esiti problematici: risentimento, scoraggiamento, paralisi, smarrimento. Ci chiede di abitare il presente.

 

L’oratorio è!
E l’espressione pare fino esagerata, se non ci rinviasse con la memoria ad un’altra espressione famosa e – non c’è dubbio – azzardata: “voi siete il sale della terra. Voi siete luce del mondo”. Anche Gesù usa l’indicativo presente.

 

Tuttavia, per non travisare il messaggio, bisogna anche dire che dal Decalogo per gli oratori emerge l’immagine di oratorio sia presente che relativo. Il vescovo Mario ci muove a pensare che all’oratorio non basti dichiarare la propria autosufficienza. Piuttosto ogni oratorio è chiamato a scoprirsi in relazione. Tanto che senza questa costitutiva relazione, l’oratorio non è, non è più, diventa altro.

 

Sono immagini preziose, mentre diamo inizio al percorso di discernimento sull’oratorio diocesano Oratorio 2020, che nell’intento vuole essere un grande sinodo sull’oratorio.

 

Abbiamo chiesto a dieci amici dell’oratorio di commentare ogni singolo comandamento (pubblicheremo questi contributi durante la prima fase di Oraotorio 2020).
Così ogni oratorio, a partire da questo regalo che l’Arcivescovo ci ha fatto, può tenere vivo il pensiero, la consapevolezza, la motivazione.

 

 

Un decalogo, per gli inizi, per la fedeltà, per la verifica.

Nel 1956 l’Arcivescovo Giovanni Battista Montini per l’apertura degli oratori ha scritto un apprezzato messaggio e vi ha inserito un “decalogo degli oratori”.

Mi sono detto: chi sa se anch’io sono capace di scrivere un decalogo. Perciò ho tentato:

 

1. L’oratorio accoglie tutti, per insegnare a tutti la via della vita.

 

2. L’oratorio è la casa dove la Comunità educante accompagna le giovani generazioni sui cammini della fede, della speranza, della carità.

 

3. L’oratorio organizza il tempo, per celebrare le feste e per vivere lieti i giorni feriali.

 

4. L’oratorio non basta a se stesso: accoglie le proposte che la Diocesi offre tramite la FOM, vive un rapporto necessario con la Parrocchia, la Comunità Pastorale, le proposte diocesane e il Decanato.

 

5. L’oratorio è per rivelare che la vita è una vocazione. Tutti sono in cammino verso la stessa meta, ma non tutti percorrono la stessa strada.

 

6. Tutti sono chiamati alla felicità e alla santità, ma diversa è la via dei piccoli e quella dei grandi, diversa la via dei ragazzi e quella delle ragazze. L’oratorio offre per ciascuno una proposta adatta.

 

7. L’oratorio insegna che si possiede veramente solo quello che veramente si dona.

 

8. L’oratorio è scuola di verità: tu non sei tutto, tu non sei il centro del mondo, tu non sei fatto per morire, tu non vivi solo per te stesso.

 

9. L’oratorio è per tutti, ma non è tutto. In oratorio si favorisce il convergere di tutte le forme di attenzione educativa presenti nel territorio: i gruppi cristiani, la scuola, le associazioni sportive, i gruppi culturali, musicali, teatrali, per l’unità nella pluralità.

 

10. L’oratorio è per tutti, ma non per sempre. L’oratorio educa ragazzi, adolescenti per introdurre alla giovinezza cristiana, tempo di responsabilità da vivere negli ambienti adulti, portando a compimento la propria vocazione.

 

 

 

 

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