Dietro le quinte i referenti della pastorale giovanile delle città fra i 30.000 e gli 80.000 abitanti, presenti sul nostro territorio diocesano, stanno lavorando periodicamente insieme per un confronto su problematiche affini che toccano la presenza giovanile in ambito urbano e cittadino. Sempre più consapevolmente la "pastorale cittadina" sta prendendo corpo nelle diverse realtà.


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Un’occasione per coordinare, sempre meglio, una progettualità condivisa e desiderosa di munirsi di strumenti adeguati. Secondo lo stile del “camminare insieme”, senza la pretesa di individuare un modello unico, ma con la finalità di offrire a tutti le potenzialità per poter costruire qualcosa di significativo nella propria realtà, si è configurata, a seguito di una profonda riflessione sviluppata negli anni grazie alla collaborazione tra Servizio Oratorio e Sport e Servizio Giovani e Università, l’esperienza di coordinamento della Pastorale Giovanile fra realtà cittadine omogenee.

 

Un cambiamento importante sta interessando le grandi e le medie città della Diocesi: sono nate le comunità pastorali (in alcune realtà sono presenti più comunità pastorali nella stessa città), in alcune città si stanno formando adesso… sollecitando il confronto tra la città e gli oratori, le forme di unità pastorale o realtà annesse per semplice vicinanza territoriale e omogeneità, la comunità/le comunità pastorali, le parrocchie del decanato ed eventualmente altri soggetti presenti nel decanato (consulta di pastorale giovanile decanale).

 

Allo stesso tempo, per essere veramente incisivi, si auspica di crescere in una prospettiva “missionaria”, nella capacità di interazione con il territorio, attraverso relazioni con gli altri soggetti e realtà giovanili significative, che si muovono al di fuori dell’ambito ecclesiale (es. mondo della scuola, società sportive, associazioni giovanili, scout ecc.).

 

«Dal confronto di questa nuova realtà possiamo rinnovare il nostro modo di fare pastorale…», sostiene il direttore della Fom don Stefano Guidi che insieme a don Marco Fusi segue il gruppo di lavoro formato dai referenti cittadini di pastorale giovanile.

«Si è fatta strada la consapevolezza che vi sono alcune realtà diocesane che, per la loro particolare configurazione, meritano un’attenzione speciale – continua don Stefano; molti avvertono l’urgenza di un cambio di passo e la necessità di individuare scelte pastorali adeguate ad una realtà molto complessa e articolata. Provocati dall’orientamento della pastorale d’insieme, soprattutto in ambito di pastorale giovanile, desideriamo realizzare un’azione pastorale più coordinata e unitaria nello stesso territorio. Secondo la necessità di dare attenzione concreta a chi si trova in questa situazione, abbiamo immaginato che la pastorale giovanile potesse essere pensata a partire da un confronto con la città, un’unità di misura oggettiva, civica e territoriale di riferimento, un soggetto pastorale ben caratterizzato».

 

Dopo due anni di sperimentazione, con l’inizio del 2021 il laboratorio “Oratorio in città” si configura come una modalità di lavoro stabile, convocando periodicamente i coordinatori di pastorale giovanile delle città che, sul territorio diocesano, contano fra i 30.000 e gli 80.000 abitanti, nelle quali si sono attivate forme di collaborazione nella pastorale giovanile e fra oratori dello stesso tessuto cittadino. Si è costituito così il gruppo di riferimento del percorso, che accompagna tutti i sacerdoti incaricati di pastorale giovanile di queste realtà, dando loro l’opportunità di vivere alcuni incontri all’anno mettendo a fuoco, di volta in volta, tematiche rilevanti rispetto al coordinamento cittadino della pastorale giovanile. Un gruppo qualificato: sempre presente in forma continuativa la Pastorale Giovanile (con don Stefano Guidi, operatori della FOM, e don Marco Fusi), la Formazione permanente del clero (in particolare l’ISMI, con don Andrea Regolani), e la Pastorale scolastica (con don Fabio Landi), oltre ad Ottavio Pirovano, presidente di Aquila e Priscilla, a conferma dell’attenzione della Cooperativa a seguire il percorso diocesano.

 

Tante le città coinvolte: Abbiategrasso, Bollate, Brugherio, Busto Arsizio, Cantù, Cernusco sul Naviglio, Cesano Maderno, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Corsico, Desio, Gallarate, Lecco, Legnano, Limbiate, Lissone, Paderno Dugnano, Pioltello, Rho, Rozzano, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, Saronno, Segrate, Seregno, Sesto San Giovanni, Treviglio, Varese.

Proprio dall’analisi delle città, strutturando mappe descrittive grazie ai racconti degli incaricati di pastorale giovanile, abbiamo elaborato un lavoro di prospettiva sugli argomenti più interessanti da approfondire, affrontando la natura dell’équipe cittadina di pastorale giovanile (chiarendone l’identità, il profilo e la finalità: la composizione, il programma, il livello di intervento, il tema del discernimento, la questione degli aspetti organizzativi e i rapporti). «Non è pensabile che un incaricato di pastorale giovanile della città si trovi da solo a pensare a una pastorale sulla città e operi in solitudine: è necessario avere un’équipe, una forma di collaborazione stabile nella pastorale (dove forme di équipe non sono ancora avviate), che si traduca in luoghi stabili di confronto tra chi ha un ruolo nella pastorale giovanile cittadina. Si avverte la necessità che questo soggetto pastorale ci sia e che operi con una modalità efficace».

 

«Un’esperienza interessante il laboratorio proposto – considera don Matteo Missora, referente del decanato di Varese per la pastorale giovanile, tra i coordinatori presenti agli incontri – permette in una Diocesi ampia e variegata di riconoscersi in esperienze molto vicine alla propria, confrontando e condividendo le stesse fatiche e le dinamiche che si stanno vivendo. Uno strumento di lavoro prezioso che si avvale di competenze qualificate».

«Un luogo di lavoro bello e di comunione, per leggere la realtà non solamente attraverso i propri schemi ma allargando lo sguardo ad un bene più ampio – fa eco don Giovanni Boellis, incaricato di pastorale giovanile a Treviglio – Un percorso utile per un confronto e una cura sinodale delle realtà dei nostri oratori che stan cambiando in modo particolarmente forte in questi tempi, non solo a causa della pandemia (anche se ha fatto emergere in maniera evidente alcuni processi). Ragionare insieme come pastorale giovanile cittadina è una bella immagine di Chiesa, che si interroga insieme e cerca di intuire a quale cammino il Signore ci sta chiamando, in questo tempo, con i nostri oratori».

«Uno spazio in cui poter veramente condividere un’esperienza di lettura onesta e il più possibile profonda di un vissuto ricco, affascinante, appassionante e complesso, quale quello della pastorale giovanile oggi. Approfondire, confrontarsi e affinare il proprio stile di annunciare il Vangelo e poter infine giungere a qualche visione condivisa e proponibile. Questo è per me il laboratorio “Oratorio in città”», sottolinea don Leopoldo Porro, responsabile della Pastorale Giovanile di Brugherio.

 

Nonostante le difficoltà della pandemia, il percorso è continuato, a partire da alcune piste operative: diverse modalità di regia educativa per coordinare una grande e media città, il tema della collaborazione con gli educatori professionali in Diocesi, la riflessione sulle competenze utili al prete a partire dai bisogni del territorio. Nell’annualità 2020-2021 già tre gli incontri vissuti: aiutati da don Fabio Landi si è affrontata la relazione con il “mondo della scuola” allargando lo sguardo sulla pastorale scolastica; nel secondo incontro don Samuele Marelli ha guidato nella riflessione sui modelli operativi della pastorale giovanile e sulle attenzioni necessarie, distinguendo due situazioni paradigmatiche: se la comunità pastorale coincide con la città oppure città che ospitano più comunità pastorali nella stessa città o più parrocchie.

 

Fino ad arrivare all’incontro di sabato 30 gennaio, vissuto in modalità “a distanza”, coinvolgendo, oltre ai preti incaricati, tutti i laici impegnati stabilmente nella pastorale giovanile ed in particolare nel coordinamento della pastorale giovanile. L’obiettivo: condividere una riflessione e immaginare una modalità per partire con slancio, con un’attenzione specifica alla dinamica della collaborazione laicale. Presenti anche tutti i Vicari episcopali di Zona (che già l’anno scorso avevano aderito ad un incontro con grande entusiasmo), invitati a contribuire su una tematica così importante. Dopo l’intervento di don Stefano Guidi sul percorso effettuato nelle tre annualità, i lavori di gruppo sono infatti accompagnati da questa domanda: «Quali sono le relazioni che l’équipe di pastorale giovanile dovrebbe attivare nel territorio, nella città, per una pastorale cittadina efficace?»

«Ci rendiamo conto che ci sono alcune attenzioni imprescindibili che non possiamo non considerare»: il lavoro di condivisione a gruppi vuole stimolare una riflessione ampia, a partire dalle esperienze e dai vissuti, sottolineando quello che si è maturato in questi anni per convergere su alcuni punti irrinunciabili per un’esperienza di pastorale significativa e adeguata, nella dimensione della città. Emergono diversi aspetti interessanti, sugli effetti e le condizioni di questa efficacia: la testimonianza di comunione tra di noi in un dialogo fraterno; l’ascolto del territorio (l’importanza di conoscere le realtà presenti nei luoghi in cui operiamo) per collaborare e gestire i rapporti con le diverse realtà (scuola, società sportive, associazioni giovanili, da coinvolgere con alcuni tempi e frequenze anche agli incontri di équipe); la condivisione delle esperienze attuali; il coordinamento delle proposte educative dell’oratorio; la collaborazione di tutte le figure in campo e la corresponsabilità; la chiarezza dei ruoli; l’ottimizzazione delle risorse; la formazione per l’équipe; la necessità di avere una visione di pastorale giovanile cittadina (definendo modalità, metodo di lavoro, contenuti e chi deve farne parte: allargando ai volontari, rappresentanti del consiglio dell’oratorio ed educatori che rappresentino, come équipe cittadine di fascia, preadolescenti, adolescenti, 18-19enni ecc.) e una verifica, secondo una qualità spirituale che ci aiuti a mantenere acceso il fuoco dell’incontro con Dio e a trasmetterlo agli altri, con queste domande fisse: come annunciamo il Vangelo alla città, cosa stiamo facendo per la pastorale giovanile della nostra città, che proposta cristiana stiamo attuando?

 

Emblematiche, tra le altre, le esperienze di pastorale cittadina nelle realtà di Varese, Treviglio e Brugherio, attraverso le parole dei loro referenti cittadini.

 

«Cinque Comunità pastorali con diversi preti e l’apporto di educatori professionali compongono la struttura della città di Varese. Cerchiamo di costruire una collaborazione piena e di costituire un’équipe di pastorale giovanile, intanto ci coordiniamo dandoci uno stile e una modalità di lavoro – spiega don Matteo Missora– La possibilità di vivere gli incontri del laboratorio ci offre una riflessione più ampia, che dal pensiero sulla nostra realtà abbraccia quella diocesana e viceversa: nasce così un cammino comune. Con le istituzioni e le realtà che si occupano dei giovani, a Varese, troviamo un buon dialogo. La sfida è riuscire a coinvolgere non solo chi è già un po’ parte delle nostre proposte ma anche chi gli ambiti della nostra pastorale non li frequenta. Sugli adolescenti, in particolare, stiamo portando avanti un progetto cittadino con elementi della pastorale che possano intercettarli tutti, incontrandoli, per dare loro un luogo in cui si possano sentire a “casa” e “al centro” insieme».

 

«La città di Treviglio – spiega don Giovanni Boellis – si configura con una Comunità pastorale formata da sei parrocchie (cinque in città e la sesta in un altro Comune, Castel Rozzone), dentro il decanato di Treviglio (costituito da due Comunità pastorali). L’organizzazione della pastorale giovanile cittadina segue linee di pensiero condivise attraverso gli incontri dei coordinatori delle équipe per fasce d’età, per proporre un percorso dai preadolescenti ai giovani non frammentato. La particolarità di questo lavoro di pastorale giovanile cittadina è quello di allargarsi dalla realtà dei nostri oratori all’incontro con realtà diverse (non tipicamente ecclesiali), dall’ambito sportivo alla scuola, dalle associazioni agli scout, confrontandosi positivamente con tutta quella realtà trasversale che si prende cura dei giovani. In questo periodo, con un lavoro che stiamo intessendo, stiamo interrogandoci, attraverso lo strumento della “scheda 21 di Oratorio 2020” sui cambiamenti: “quale oratorio per la nostra comunità e quale pastorale?”, mettendo a fuoco ciò che va abbandonato e a quali novità andare incontro. Il punto fondamentale rimane la testimonianza e l’educazione dei giovani, accompagnandoli a crescere nell’amicizia con Gesù, dentro la Chiesa. Così, cercando sempre quel Gesù che anima il nostro modo di “stare” in oratorio, potremo anche “uscire”, così come siamo chiamati, nell’ottica della missionarietà tipica del nostro essere cristiani».

 

«Nella Comunità pastorale della città di Brugherio (che comprende anche il quartiere monzese di sant’Albino), che ha avviato il proprio cammino dal 2009, avverto – racconta don Leopoldo Porro – come condivisa con i corresponsabili e i collaboratori la forza di vera comunione che esercita la potenza della Parola di Dio, posta al centro di tutti gli itinerari che stiamo percorrendo. Anche se non esiste ancora, formalmente, una équipe di Pastorale Giovanile, tuttavia le diverse équipe di catechisti ed educatori propongono un progetto comune a tutte e quattro le parrocchie, dalla Iniziazione cristiana fino ai giovani: sono il reale motore di un processo di comunione, unitamente al consiglio degli oratori, al consiglio pastorale e alla diaconia. Il cammino va sempre più strutturandosi, evidenziando la necessità di formare una vera e propria équipe di pastorale giovanile.  Un processo, quindi, avviato, che segnala la necessità di investire tempo, risorse umane ed economiche per porre le premesse e sviluppare le potenzialità che uno strumento come il laboratorio “Oratorio e città” ha opportunamente messo in luce».

 

Il percorso del laboratorio “Oratorio in città” prosegue, con l’obiettivo di avviare forme di sperimentazioni concrete nelle città in cui operiamo.

Nei prossimi incontri, a febbraio e a marzo, la riflessione si concentrerà, con don Andrea Regolani, sul tema della supervisione pastorale (come un cammino pastorale possa essere guidato e accompagnato da un metodo e da un soggetto che aiuti nella verifica e nella valutazione delle proprie scelte) e successivamente, grazie a don Marco Fusi, sul tema della qualità pastorale (ragionando sul tema dell’identità e dell’appartenenza ecclesiale, in forme diverse e articolate).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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