Auguriamo ai ragazzi, agli adolescenti, ai giovani, agli educatori della nostra Diocesi di non dimenticare mai le strade del Presepe, percorrendo le quali si impara ad essere persone libere, giuste, fraterne… buone. Che il Natale di Gesù e il nuovo anno portino pace e serenità a tutti, in particolare a quanti sono coinvolti in teatri di guerra e di violenza


Auguri di Natale 2022 - Sito
Raffaello - Adorazione dei Magi (Predella della Pala Oddi)

A nome dei responsabili (don Stefano Guidi, don Marco Fusi e don Marco Cianci) e dei collaboratori della Fondazione diocesana per gli Oratori Milanesi, del Servizio per l’Oratorio e lo Sport e del Servizio per i Giovani e l’Università auguriamo un buon Natale e un felice anno nuovo ai ragazzi/e, agli adolescenti, ai giovani e a tutti coloro che quotidianamente si spendono per l’educazione delle giovani generazioni sul territorio della nostra Diocesi.

Lo facciamo con una riflessione sul Natale di don Primo Mazzolari, sacerdote che svolse il suo ministero in terra mantovana fino al giorno della sua morte (12 aprile 1959).

Conosciuto come il parroco di Bozzolo (Mn), fu una delle più significative figure del cattolicesimo italiano nella prima metà del Novecento.

Il suo pensiero anticipò alcune delle istanze dottrinarie e pastorali del Concilio Vaticano II (in particolare relativamente alla “Chiesa dei poveri”, alla libertà religiosa, al pluralismo, al “dialogo coi lontani”, alla distinzione tra errore ed erranti, al tema della pace), tanto da venire definito “carismatico e profetico”.

Ecco uno stralcio dell’omelia pronunciata nel Natale del 1956:

lo vorrei domandarvi: quando è che è incominciata la bontà nel mondo? perché non si spegne la bontà nel mondo? perché abbiamo il rimorso nell’anima tutte le volte che non siamo buoni? perché questa notte ci siamo inginocchiati a domandar perdono a Cristo di non avere amato il fratello come lo dovevamo amare; di non aver dato la nostra mano al sofferente, al bisognoso, al disoccupato, a colui che forse non aveva nessuno ed ha passato nella solitudine la notte di Natale? È da qui, vedete, è da questo Presepe, è da questo pane di bontà, è da quest’offerta senza limite che gli uomini hanno imparato a far rivivere nel proprio cuore, questa ondata di bontà che qualche volta par che si spenga e poi si ravviva all’improvviso anche su un campo di battaglia, anche nell’ora dell’odio. Ad un certo momento, noi sentiamo destarsi nel cuore dei sentimenti che non possiamo spegnere, che non possiamo calpestare.

Se un giorno gli uomini dimenticassero il Presepio, I’Altare della Comunione, il Calvario che è l’offerta portata al massimo di noi stessi, per cui il Signore ha potuto dire: «non v’è amore più grande di colui che dà la vita per i propri fratelli»; se un giorno, il più disgraziato dei giorni, dovesse scendere un velario non su questa memoria, ma su questo cimitero del sentimento, non su questa cattedrale dove si svolgono dei riti, ma nella parola, nel cuore, nell’esempio divino del Cristo, quel giorno la barbarie ritornerebbe nel mondo.

È un senso di paura che mi prende tutte le volte che io vi vedo passare indifferenti verso questa sorgente di pace, di libertà, di giustizia e di amore rappresentata dal Cristo vivente. lo penso, o miei cari fratelli, che gli uomini non lo dimenticheranno mai, non lo potranno mai dimenticare perché il Presepe è dentro di noi, perché la Comunione si è incarnata anche quando noi non mangiamo il Pane, perché siamo dei crocefissi, perché ad un certo momento il dolore ci prende e allora desideriamo che qualcuno abbia pietà, come ai piedi della Croce la Vergine Maria aveva pietà del Figlio che moriva.

E allora, ecco la gioia del mio Natale: non siamo venuti a ricordare una memoria, non siamo venuti a trovare lo statuto delle nostre grandezze e della nostra dignità umana. Se il mondo vorrà avere ancora degli uomini liberi, se vorrà avere degli uomini giusti, se vorrà avere degli uomini che sentano la fraternità, bisognerà che noi non dimentichiamo le strade del Presepio; le quali possono passare anche da Budapest, perché, dove si muore, passa Cristo; ma non passeranno mai attraverso la bocca di un carro armato, perché tutti coloro che usano la violenza contro l’uomo, hanno cancellato il Cristo.

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