Michele Guardì, regista dello spettacolo in anteprima in Duomo il 29 aprile: «Portare il mio spettacolo qui va oltre il sogno!»

di Ylenia SPINELLI
Redazione

I Promessi Sposi allo stadio. Se per gli amanti del calcio potrebbe sembrare una profanazione del tempio del pallone, per Michele Guardì, noto autore televisivo, è semplicemente la realizzazione di un sogno. Il 18 giugno, infatti, allo Stadio Meazza di Milano, andrà in scena in anteprima assoluta l’opera musicale tratta dal romanzo di Alessandro Manzoni, di cui Guardì è autore, regista e produttore.
Non c’è capitolo che non abbia messo in musica, avvalendosi della collaborazione di Pippo Flora e di un grande cast di cantanti, attori e ballerini, tra i quali spiccano i nomi di Lola Ponce e Giò Di Tonno, rispettivamente nei ruoli della Monaca di Monza e di don Rodrigo. I protagonisti di questo vero e proprio kolossal, con un investimento che si aggira attorno ai cinque milioni di euro, saranno invece Noemi Smorra (Lucia) e Graziano Galatone (Renzo).
«Sono 12 anni che io e Flora lavoriamo a questo progetto – spiega Guardì -. Abbiamo costruito l’opera pian piano, con il rispetto che un testo del genere merita. Non abbiamo inserito nulla di nuovo per ragioni teatrali. È un’opera di cuore, non di teatro, fatta seguendo i battiti di chi l’ha scritta, Alessandro Manzoni».
Un’opera dai profondi valori cristiani, alcuni dei quali saranno analizzati nella serata dal titolo Fede, speranza e Carità nei Promessi Sposi, in programma giovedì 29 aprile, in Duomo alla presenza dell’Arcivescovo. «Se portare il mio spettacolo allo stadio di Milano, città dove ho debuttato in tv, rappresenta la realizzazione di un sogno – confessa commosso Guardì – poter entrare nel Duomo di Milano con il mio cast va oltre il sogno!».
Il regista è entusiasta, eppure racconta che portare a termine questa impresa non è stato facile: «Tre anni fa ci siamo arenati sul finale. Io sono cresciuto dai Salesiani e avevo chiesto a Flora di chiudere l’opera con un Padre Nostro in latino cantato da Federico Borromeo, mentre sulla scena scendeva una pioggia di acqua vera, capace di lavare la peste e far rinascere una vita nuova. Ma lui mi ha risposto che non voleva scrivere la preghiera, perché non se la sentiva». Fortunatamente poi l’ispirazione è arrivata e quest’ultima parte è diventata davvero la scena più emozionante, insieme al celebre Addio monti che Guardì ha voluto in dialetto, non «per una questione politica, ma per un motivo di cuore».
Tante emozioni, ma anche scenografie grandiose, a cominciare dal Duomo di Milano alto 15 metri, che ruoterà – come il castello dell’Innominato – per lasciare spazio ad altre ambientazioni. Il Lago di Como e il Resegone saranno invece proiettati su un maxi schermo. Più di 180 i costumi, realizzati da Alessandro Lai studiando quelli tradizionali della Brianza lecchese. Quanto alle musiche di Flora, Guardì le definisce moderne, con accenni pucciniani e di Weber.
Dopo il debutto a San Siro, dove verranno usati solo 20 mila posti per consentire a tutti gli spettatori una buona visione dello spettacolo, alla fine di dicembre sono in programma due repliche al Teatro degli Arcimboldi. I Promessi Sposi allo stadio. Se per gli amanti del calcio potrebbe sembrare una profanazione del tempio del pallone, per Michele Guardì, noto autore televisivo, è semplicemente la realizzazione di un sogno. Il 18 giugno, infatti, allo Stadio Meazza di Milano, andrà in scena in anteprima assoluta l’opera musicale tratta dal romanzo di Alessandro Manzoni, di cui Guardì è autore, regista e produttore.Non c’è capitolo che non abbia messo in musica, avvalendosi della collaborazione di Pippo Flora e di un grande cast di cantanti, attori e ballerini, tra i quali spiccano i nomi di Lola Ponce e Giò Di Tonno, rispettivamente nei ruoli della Monaca di Monza e di don Rodrigo. I protagonisti di questo vero e proprio kolossal, con un investimento che si aggira attorno ai cinque milioni di euro, saranno invece Noemi Smorra (Lucia) e Graziano Galatone (Renzo).«Sono 12 anni che io e Flora lavoriamo a questo progetto – spiega Guardì -. Abbiamo costruito l’opera pian piano, con il rispetto che un testo del genere merita. Non abbiamo inserito nulla di nuovo per ragioni teatrali. È un’opera di cuore, non di teatro, fatta seguendo i battiti di chi l’ha scritta, Alessandro Manzoni».Un’opera dai profondi valori cristiani, alcuni dei quali saranno analizzati nella serata dal titolo Fede, speranza e Carità nei Promessi Sposi, in programma giovedì 29 aprile, in Duomo alla presenza dell’Arcivescovo. «Se portare il mio spettacolo allo stadio di Milano, città dove ho debuttato in tv, rappresenta la realizzazione di un sogno – confessa commosso Guardì – poter entrare nel Duomo di Milano con il mio cast va oltre il sogno!».Il regista è entusiasta, eppure racconta che portare a termine questa impresa non è stato facile: «Tre anni fa ci siamo arenati sul finale. Io sono cresciuto dai Salesiani e avevo chiesto a Flora di chiudere l’opera con un Padre Nostro in latino cantato da Federico Borromeo, mentre sulla scena scendeva una pioggia di acqua vera, capace di lavare la peste e far rinascere una vita nuova. Ma lui mi ha risposto che non voleva scrivere la preghiera, perché non se la sentiva». Fortunatamente poi l’ispirazione è arrivata e quest’ultima parte è diventata davvero la scena più emozionante, insieme al celebre Addio monti che Guardì ha voluto in dialetto, non «per una questione politica, ma per un motivo di cuore».Tante emozioni, ma anche scenografie grandiose, a cominciare dal Duomo di Milano alto 15 metri, che ruoterà – come il castello dell’Innominato – per lasciare spazio ad altre ambientazioni. Il Lago di Como e il Resegone saranno invece proiettati su un maxi schermo. Più di 180 i costumi, realizzati da Alessandro Lai studiando quelli tradizionali della Brianza lecchese. Quanto alle musiche di Flora, Guardì le definisce moderne, con accenni pucciniani e di Weber.Dopo il debutto a San Siro, dove verranno usati solo 20 mila posti per consentire a tutti gli spettatori una buona visione dello spettacolo, alla fine di dicembre sono in programma due repliche al Teatro degli Arcimboldi.

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