La principale competizione europea per club mette Inter e Milan contro Ibra e Kakà. Come li accoglieranno i loro vecchi tifosi?

di Leo GABBI
Redazione

C’è molto di suggestivo, quasi tutto. Se un fantasioso regista avesse immaginato una Champions League con i fuochi d’artificio, forse non sarebbe riuscito a compiere il prodigio che la sorte ha riservato all’urna di Montecarlo. Così, dopo un’estate di tira e molla sul mercato, i “grandi ex” agitano subito le notti di Milan e Inter. In effetti per i tifosi rossonerazzurri l’imbarazzo sarà quello di trovarsi davanti ai propri idoli quando ancora il distacco non è metabolizzato a dovere.
Pensiamo a Inter-Barcellona del 16 settembre: un conto è schiumare rabbia contro quell’ingrato di svedese che non ha voluto continuare l’avventura interista; un conto è rivederselo davanti, magari già in grado di fare la differenza, rifilando un gol in quella che fino a un mese fa era la sua porta. Però almeno il sentimento nerazzurro – peraltro mitigato dall’arrivo di un altro grande campione come Eto’o – sembra orientato ad archiviare in fretta quello che accadrà: una sorta di ragionamento simile a quel “via il dente, via il dolore”, che lascia poco spazio al romanticismo, vista anche la determinazione con cui Ibra ha voluto andarsene e al precipitoso bacio alla camiseta blaugrana, dopo anni di vittorie in nerazzurro.
Ben altri sentimenti – dal nostalgico allo straziante, c’è da immaginare – albergheranno nell’animo dei tifosi rossoneri: per molti di loro sarà un autentico tuffo al cuore (se non proprio un autentico choc) vedere infatti entrare in campo Kakà con la maglia del Real Madrid, e soprattutto giocare contro il suo vecchio Milan. Occorre ricordare la battaglia e le attestazioni d’amore della torcida milanista che a fine 2008 convinsero Kakà a rinunciare alla montagna di petrodollari del Manchester City. Tutti sanno che, quest’estate, il primo passo per cederlo l’ha fatto il Milan e non viceversa, anche se occorre ricordare come da un paio d’anni il padre del ragazzo avesse già incontrato a più riprese i dirigenti spagnoli, con Riccardino che da una parte giurava di stare benissimo al Milan e dall’altra si guardava bene dal chiudere la porta in faccia al club merengue. Eppure chi sarà a San Siro il prossimo 3 novembre per Milan-Real vivrà sensazioni stranissime, probabilmente neppure troppo gradevoli.
La storia del calcio ha sempre regalato questi incroci pericolosi: pensiamo soltanto all’ultimo, imbolsito Ronaldo, che riuscì ugualmente a far gol all’Inter, ricacciando in gola il sibilo di quarantamila fischietti nerazzurri, distribuiti a San Siro per zittire ogni giocata del Fenomeno. Chi ha i capelli bianchi ricorderà forse un Meazza a fine carriera segnare con la maglia del Milan in un derby dopo una vita passata all’ombra dell’allora Ambrosiana-Inter. Ma, più recentemente, anche Pirlo e Seedorf hanno lasciato più di un rimpianto in casa nerazzurra dopo essere passati alla corte di Berlusconi. D’altronde, anche all’estero ci sono stati alcuni casi-limite, come il passaggio di Luis Figo proprio dal Barcellona al Real: quando tornò a giocare in blanco al Camp Nou successe di tutto, gli gettarono addosso persino la testa di un maiale appena accoppato.
Siamo certi che i due campioni (soprattutto Kakà) verranno accolti come meritano dai loro ex tifosi. Nella malaugurata ipotesi dovessero segnare, abbiano un minimo di pudore, evitando di esultare. C’è molto di suggestivo, quasi tutto. Se un fantasioso regista avesse immaginato una Champions League con i fuochi d’artificio, forse non sarebbe riuscito a compiere il prodigio che la sorte ha riservato all’urna di Montecarlo. Così, dopo un’estate di tira e molla sul mercato, i “grandi ex” agitano subito le notti di Milan e Inter. In effetti per i tifosi rossonerazzurri l’imbarazzo sarà quello di trovarsi davanti ai propri idoli quando ancora il distacco non è metabolizzato a dovere.Pensiamo a Inter-Barcellona del 16 settembre: un conto è schiumare rabbia contro quell’ingrato di svedese che non ha voluto continuare l’avventura interista; un conto è rivederselo davanti, magari già in grado di fare la differenza, rifilando un gol in quella che fino a un mese fa era la sua porta. Però almeno il sentimento nerazzurro – peraltro mitigato dall’arrivo di un altro grande campione come Eto’o – sembra orientato ad archiviare in fretta quello che accadrà: una sorta di ragionamento simile a quel “via il dente, via il dolore”, che lascia poco spazio al romanticismo, vista anche la determinazione con cui Ibra ha voluto andarsene e al precipitoso bacio alla camiseta blaugrana, dopo anni di vittorie in nerazzurro.Ben altri sentimenti – dal nostalgico allo straziante, c’è da immaginare – albergheranno nell’animo dei tifosi rossoneri: per molti di loro sarà un autentico tuffo al cuore (se non proprio un autentico choc) vedere infatti entrare in campo Kakà con la maglia del Real Madrid, e soprattutto giocare contro il suo vecchio Milan. Occorre ricordare la battaglia e le attestazioni d’amore della torcida milanista che a fine 2008 convinsero Kakà a rinunciare alla montagna di petrodollari del Manchester City. Tutti sanno che, quest’estate, il primo passo per cederlo l’ha fatto il Milan e non viceversa, anche se occorre ricordare come da un paio d’anni il padre del ragazzo avesse già incontrato a più riprese i dirigenti spagnoli, con Riccardino che da una parte giurava di stare benissimo al Milan e dall’altra si guardava bene dal chiudere la porta in faccia al club merengue. Eppure chi sarà a San Siro il prossimo 3 novembre per Milan-Real vivrà sensazioni stranissime, probabilmente neppure troppo gradevoli.La storia del calcio ha sempre regalato questi incroci pericolosi: pensiamo soltanto all’ultimo, imbolsito Ronaldo, che riuscì ugualmente a far gol all’Inter, ricacciando in gola il sibilo di quarantamila fischietti nerazzurri, distribuiti a San Siro per zittire ogni giocata del Fenomeno. Chi ha i capelli bianchi ricorderà forse un Meazza a fine carriera segnare con la maglia del Milan in un derby dopo una vita passata all’ombra dell’allora Ambrosiana-Inter. Ma, più recentemente, anche Pirlo e Seedorf hanno lasciato più di un rimpianto in casa nerazzurra dopo essere passati alla corte di Berlusconi. D’altronde, anche all’estero ci sono stati alcuni casi-limite, come il passaggio di Luis Figo proprio dal Barcellona al Real: quando tornò a giocare in blanco al Camp Nou successe di tutto, gli gettarono addosso persino la testa di un maiale appena accoppato.Siamo certi che i due campioni (soprattutto Kakà) verranno accolti come meritano dai loro ex tifosi. Nella malaugurata ipotesi dovessero segnare, abbiano un minimo di pudore, evitando di esultare. – Zlatan Ibrahimovic e Ricardo Kakà –

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