Domenica 29 marzo, in Australia, parte una stagione stretta tra l'austerity e nuove regole "indigeste"

Leo GABBI
Redazione

L’hanno già definita la stagione delle vacche magre, ma intanto per il Gran Premio di Melbourne, in programma domenica 29 marzo, l’attesa è febbrile. Certo, la crisi si sente e non potrebbe essere altrimenti, con defezioni assortite tra scuderie, sponsor e persino con alcune prove del Circo di Formula 1 ancora in forse per motivi organizzativi, finanziari e persino energetici.
Sarà un anno particolare anche per il cambiamento di alcune regole tanto fondamentali quanto indigeste da scatenare una vera rivolta dei costruttori, al punto che la Fia si è vista costretta a promettere di rinviarli alla prossima stagione. Come quella secondo cui avrebbe vinto il Mondiale chi si fosse aggiudicato più Gran Premi: un principio che avrebbe stravolto 58 anni di storia della Formula 1. Da qui la rivolta che ha costretto la Federazione a tornare, almeno per quest’anno, sui suoi passi. Fra le altre novità c’è anche il tetto di spesa, che per ogni team si aggira sui 33 milioni (regola che però entrerà in vigore solo nel 2010): vedremo se l’obiettivo sarà quello di avere un campionato più equilibrato, in cui davvero potrà trionfare il più abile e non soltanto il più ricco.
Ma il regolamento quest’anno – aerodinamica, avvento dei flap anteriori, ecc… – è davvero un rompicapo a cui tutti dovranno rispondere con grande reattività. La Ferrari orfana di Jean Todt, uno dei padri nobili, fin dai primi test, ha dimostrato di essere a buon punto, soprattutto con un Felipe Massa smanioso di ripartire per vincere dopo la beffa consumata all’ultima curva lo scorso anno. Molti pensano che le nuove regole non favoriranno i sorpassi, quindi la battaglia sarà soprattutto combattuta sull’affidabilità del mezzo, con la Bmw che pare la più attrezzata per contendere la vittoria finale alla scuderia di Maranello, anche se occorrerà fare anche i conti con la sete di rivincita di Fernando Alonso su Renault, che dopo il ritiro di Schumacher, resta uno dei pochi fuoriclasse nel mondo delle monoposto. Più in ritardo sulle modifiche (specie sull’aerodinamica), se non ci saranno rimonte sempre possibili, appare la McLaren del campione del mondo Hamilton, mentre Toyota e Red Bull non intendono certo restare a guardare. L’hanno già definita la stagione delle vacche magre, ma intanto per il Gran Premio di Melbourne, in programma domenica 29 marzo, l’attesa è febbrile. Certo, la crisi si sente e non potrebbe essere altrimenti, con defezioni assortite tra scuderie, sponsor e persino con alcune prove del Circo di Formula 1 ancora in forse per motivi organizzativi, finanziari e persino energetici.Sarà un anno particolare anche per il cambiamento di alcune regole tanto fondamentali quanto indigeste da scatenare una vera rivolta dei costruttori, al punto che la Fia si è vista costretta a promettere di rinviarli alla prossima stagione. Come quella secondo cui avrebbe vinto il Mondiale chi si fosse aggiudicato più Gran Premi: un principio che avrebbe stravolto 58 anni di storia della Formula 1. Da qui la rivolta che ha costretto la Federazione a tornare, almeno per quest’anno, sui suoi passi. Fra le altre novità c’è anche il tetto di spesa, che per ogni team si aggira sui 33 milioni (regola che però entrerà in vigore solo nel 2010): vedremo se l’obiettivo sarà quello di avere un campionato più equilibrato, in cui davvero potrà trionfare il più abile e non soltanto il più ricco.Ma il regolamento quest’anno – aerodinamica, avvento dei flap anteriori, ecc… – è davvero un rompicapo a cui tutti dovranno rispondere con grande reattività. La Ferrari orfana di Jean Todt, uno dei padri nobili, fin dai primi test, ha dimostrato di essere a buon punto, soprattutto con un Felipe Massa smanioso di ripartire per vincere dopo la beffa consumata all’ultima curva lo scorso anno. Molti pensano che le nuove regole non favoriranno i sorpassi, quindi la battaglia sarà soprattutto combattuta sull’affidabilità del mezzo, con la Bmw che pare la più attrezzata per contendere la vittoria finale alla scuderia di Maranello, anche se occorrerà fare anche i conti con la sete di rivincita di Fernando Alonso su Renault, che dopo il ritiro di Schumacher, resta uno dei pochi fuoriclasse nel mondo delle monoposto. Più in ritardo sulle modifiche (specie sull’aerodinamica), se non ci saranno rimonte sempre possibili, appare la McLaren del campione del mondo Hamilton, mentre Toyota e Red Bull non intendono certo restare a guardare.

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