L'ha eletto l'assemblea di sabato 17 gennaio. Succede a Massimo Achini, presidente nazionale


Redazione

19/01/2009

di Filippo BISLERI

Un passaggio di consegne speciale, quello che ha visto il Csi Milano sabato 17 gennaio. Dopo 13 anni Massimo Achini, diventato a giugno presidente nazionale, ha lasciato la presidenza di Milano a Giancarlo Valeri.

Nell’intervento in cui ha stilato il bilancio dell’ultimo quadriennio, Achini ha detto che il «Csi oggi è molto cresciuto rispetto a 13 anni fa, è più forte ed è un partner speciale per gli oratori, le parrocchie e le comunità pastorali». Il numero uno nazionale, affermando di passare il testimone a chi ha tutte le qualità per far ulteriormente progredire un Comitato corposo e molto vitale, ha anche sottolineato come il nuovo corso, nazionale e provinciale, sia di assoluta garanzia «per le ragazze e per i ragazzi del nostro territorio, che avranno guide certe, motivate e sempre attente a garantire la loro crescita come donne e uomini del Csi e dell’Italia di domani».

Prendendo la parola con un po’ di emozione, Giancarlo Valeri ha volto ricordare il grande consenso ricevuto da Massimo Achini all’Assemblea elettiva nazionale di Chianciano Terme e quindi l’elezione alla presidenza regionale di Giuseppe Valori: «Il Csi Milano esprime quindi il presidente nazionale e il presidente lombardo. Achini e Valori sono cresciuti servendo il nostro Comitato e il nostro Comitato sarà sempre al loro fianco nelle sfide ambiziose che ci hanno proposto all’atto delle loro elezioni».

«Il Csi Milano – ha detto ancora Valeri – ha sempre saputo essere al passo coi tempi, ma ora è chiamato a non adagiarsi sul livello raggiunto e a promuovere ancor più la qualità educativa e formativa all’interno della proposta sportiva. Ritengo, per esempio, che il Csi Milano possa ragionevolmente pensare di promuovere, quanto prima, una proposta sul fronte del ciclismo, come pure di potenziare l’offerta per il fronte dell’ atletica, delle arti marziali e del tennis tavolo». Non ha dimenticato poi, Valeri, progetti come quelli per i primi calci o per il minibasket che meritano ulteriore sostegno e promozione. «Anche per gli arbitri – ha quindi detto Valeri – occorre fare sempre di più, coltivando la ricchezza dei dirigenti-arbitro, figure fondamentali per il nostro Comitato provinciale».

La formazione resta uno dei capitoli su cui puntare. Grande il lavoro dell’ultimo quadriennio, ma si vuole ulteriormente migliorare. Servirà lo sforzo congiunto di tutti, ma Valeri è convinto che l’obiettivo sia raggiungibile.

Una delle sfide del Csi Milano si chiama decentramento. «Il progetto del decentramento – ha detto il neo presidente – richiederà attenzione e interesse assoluti. L’obiettivo principale, infatti, sarà di attivare almeno quattro nuove zone. Rileggendo gli interventi che molti di voi hanno fatto nel corso delle audizioni in preparazione al Congresso, quella di un decentramento ben organizzato è stata una delle richieste più ricorrenti. Il cardinale Tettamanzi, nel suo intervento all’assemblea del 2004, evidenziava così l’importanza di essere presenti sul territorio: “Vorrei sottolineare l’importanza di questo impegno che ci chiede di pensare e progettare le nostre società sportive come autentici ponti con il territorio. Penso a società sportive capaci di dialogare con le altre agenzie educative, con le scuole del territorio, con l’Amministrazione locale, con le varie associazioni e con le realtà di volontariato”».

E il rapporto con gli oratori resta cruciale. «La nostra missione educativa e pastorale, come esortato dal cardinale Tettamanzi – ha rimarcato Valeri -, dovrà proseguire anche nei prossimi anni con il medesimo atteggiamento di servizio alla Diocesi fin qui dimostrato dalla nostra associazione. Oggi, con gioia, ci sentiamo parte viva della Chiesa ambrosiana. Ma saper costruire autentiche esperienze pastorali all’interno della vita delle società sportive, è, e rimarrà, un tema di grande attualità, oltre a una sfida che impegnerà attivamente il Csi».

Valeri ha rimarcato come il Csi Milano sia atteso da «un quadriennio carico di responsabilità. Crescere quando si è già grandi, non è facile. È una responsabilità forte che sento mia; da un lato mi preoccupa e ne sento il peso, ma so di poterla affrontare proprio perché, se alzo lo sguardo, vedo intorno a me persone, amici, uomini e donne che condividono questo nostro ideale e desiderio di fare cose grandi».

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