Sirio 01-03 marzo 2024
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Reportage

Via Cagni, la notte dei richiedenti asilo a Milano

Ogni domenica sera gli uffici della questura raccolgono 120 richieste di asilo, a fronte di centinaia di persone in coda, a volte anche da giorni

di Lorenzo Garbarino

6 Marzo 2023
Richiedenti asilo in coda agli uffici della questura di Milano in via Cagni (Foto Lorenzo Garbarino)

Dallo scorso mese di dicembre ogni fine settimana centinaia di persone sono accampate davanti all’Ufficio immigrazione della Questura in via Cagni a Milano per presentare la richiesta di permesso di asilo. In precedenza entravano ogni giorno, suddivisi per lingua a seconda del mediatore di turno. Da tre mesi invece le richieste si concentrano solo alla domenica, dove tra le 500 e le mille persone si presentano invocando il proprio turno, sperando di entrare nella lotteria dei 120 fortunati.

Domenica 5 marzo anche noi siamo presenti insieme a telecamere e altri giornalisti per assistere alla fila dei richiedenti asilo. Sono le nove di sera e a un centinaio di metri dalla fermata Ponale della Metro 5 le persone sono già in coda da ore.

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Il lavoro dei volontari

Nel giardino di fronte alla caserma Annarumma si sono formati diversi gruppi: i sudamericani si autogestiscono per decidere l’ordine della fila, con i bambini che giocano accanto. Davanti al portone ci sono gli arabofoni, soprattutto uomini tra i venti e trent’anni: in pochi parlano italiano e sono assisti da alcuni volontari del Naga. Li aiutano a compilare la manifestazione di volontà di richiesta di asilo, come racconta Manuela Crippa. «In questo modo il richiedente asilo diventa inespellibile. Noi gliela facciamo compilare e le inoltriamo via Pec alla Questura, così esiste un documento che ne manifesta la volontà. Potranno esibirlo ai controlli e in caso di espulsione l’avvocato può impugnare il provvedimento. La settimana scorsa ne abbiamo distribuiti almeno 150. Prima ho incontrato un ragazzo che aveva compilato la dichiarazione con noi il 18 febbraio».

La coda senza fine

Se uno è sfortunato, può restare in coda all’infinito in via Cagni. L’Ufficio immigrazione non ha infatti un metodo preciso per selezionare i 120 che potranno fare richiesta. Dietro i cordoni delle forze dell’ordine, le persone sventolano i documenti o il passaporto nella speranza di essere notati. In coda c’è un uomo che esibisce un cartello con scritto Georgia. Nel suo gruppo, una donna racconta di essere lì ormai da tre mesi. Si è presentata a mezzogiorno, come ogni domenica. La incontriamo di nuovo verso le due di notte, fuori dai cancelli. Niente da fare nemmeno oggi.

Tra chi ha passato i controlli della polizia questa notte sono soprattutto donne e bambini. Quando aprono le transenne la gente si accalca e la polizia preme in maniera decisa per mantenere l’ordine. Ma quando i posti finiscono, chi rimane fuori si agita ancora di più. Le persone rimangono schiacciate e alcuni perdono le scarpe. La pressione è così forte che una transenna cede di schianto e diverse persone sono travolte. Questa volta nessuno si è fatto male, ma c’è sempre un’ambulanza poco lontano, pronta a intervenire.

La testimonianza

Tra chi questa notte non è passato c’è Bianca. Viene dal Perù e aspetta da quattro settimane. Lei è in regola, è qui per fare compagnia a parenti, arrivati in Italia per i conflitti innescati dal tentato golpe dell’ex presidente Pedro Castillo. «Ci sono bambini fuori sotto la pioggia, donne incinte. Non è possibile, è disumana questa cosa. Uno dei miei cugini è scappato, perché aveva un negozio in Perù, ma gli chiedevano soldi. Il problema laggiù è che appena apri qualcosa ti ricattano e se non paghi o ti ammazzano la famiglia o ti bruciano il locale. Non si può nemmeno vivere, loro scappano per lavorare. Adesso stanno a Rho, hanno cercato posti letto, che comunque gli costano 400 euro, dove non puoi cucinare o farti la doccia. Questa è vita? Ma devono farlo se vogliono un futuro in Italia. La pratica è fondamentale per loro, altrimenti non riuscirebbero a trovare un lavoro. Anche solo per fare l’abbonamento serve il documento. Servirebbe un minimo di organizzazione».

Modifiche che oggi la questura ha annunciato: si valuta un cambio dalla domenica al lunedì, con il doppio degli accessi per decongestionare la fila, ma ogni due settimane. 

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