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Milano

Nel nome di Giulio Regeni, appassionato della ricerca

Un evento all’Università degli Studi ha avviato l’iniziativa che vede 76 atenei italiani uniti nel tenere vivo il ricordo del giovane torturato e assassinato in Egitto e l’impegno di perseguire verità e giustizia sulla sua figura e sulla sua vicenda

di Giacomo COZZAGLIO

13 Aprile 2026
Evento alla Statale per Giulio Regeni

«È stato molto difficile in questo Paese far capire che Giulio era un ricercatore. Oggi finalmente Giulio e la sua passione vengono riconosciute. Quindi direi che il riconoscimento di Giulio che vediamo qui oggi è importantissimo. Ci sono voluti nel complesso 10 anni, ma oggi con tutto il progetto che abbiamo visto Giulio finalmente è un ricercatore». Così Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, ci tiene a ricordare il figlio torturato e ucciso 10 anni fa al Cairo dagli apparati di sicurezza egiziani nel corso delle sue ricerche sui sindacati di base nel Paese nordafricano. L’occasione, presso l’Università degli Studi di Milano, è l’inizio dell’iniziativa «Le Università per Giulio Regeni», promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo: 76 atenei in tutta Italia ospiteranno incontri ed eventi in memoria del giovane ricercatore friulano, compresa la proiezione del docufilm Giulio Regeni – Tutto il male del mondo.

Un lungo cammino di giustizia

Le università diventano per Paola Deffendi il luogo giusto per ricordare non solo un figlio, ma un giovane brillante che ha dedicato la sua vita a fare ricerca per conoscere. Anzi, ricercatore diventa il titolo corretto nel lungo cammino di giustizia per Giulio. «Il fatto che all’inizio questo non sia stato compreso, per noi e tutti gli amici è stata forse la cosa più dolorosa, oltre al male che hanno fatto perché è stato come ucciderlo ogni volta nel suo pensiero – afferma -. Lui era appassionato come possono essere tutte le persone che ambiscono a diventare ricercatori. È però importante che questo non si spenga».

Il docufilm

Il docufilm, prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, ricostruisce attraverso video originali, testimonianze e interviste i punti salienti del caso del ricercatore friulano: i contatti con il mondo dei venditori ambulanti al Cairo, i delatori che lo hanno spiato, le perquisizioni nel suo alloggio, le deposizioni in aula di rappresentanti delle istituzioni e testimoni. Ne emerge un racconto dove, accanto alla tragedia umana, emerge una lunga scia di depistaggi e menzogne da parte del governo del presidente egiziano Al Sisi, ma anche di sostegni parziali da parte delle autorità italiane (come il rientro dopo alcuni mesi dell’ambasciatore al Cairo, che la madre di Regeni definì «il momento in cui ci siamo sentiti abbandonati»).

Evento alla Statale per Giulio Regeni
Da sinistra, la rettrice Marina Brambilla, la senatrice Elena Cattaneo, Paola Deffendi e Claudio Regeni

Il coraggio dei genitori

Ma ad impressionare nel docufilm sono il coraggio e la costanza di genitori che per 10 anni non hanno mai cessato di chiedere una cosa semplice e potente allo stesso tempo: verità per Giulio Regeni. Le stesse parole su drappo giallo che da nord a sud hanno unito cittadini comuni di ogni età ed estrazione sociale perché il silenzio non cali sotto il peso delle logiche di politica internazionale o delle vaghe promesse delle istituzioni. E proprio lo stesso striscione che sventola su tanti edifici (tra cui a Milano Palazzo Marino e alla stessa Università Statale) è stato esposto anche questa mattina nell’aula magna dai genitori di Regeni e dal loro avvocato, ricevendo un lungo applauso dalla platea.

«Tante persone si sono immedesimate in Giulio perché rappresenta un giovane ricercatore appassionato e con la mente aperta a livello internazionale – racconta il padre Claudio -. Parlava sei lingue e ne stava studiando una settima. Il suo primo scopo era approfondire le culture, le tradizioni, metterle in relazione per ricavare qualcosa di migliore rispetto alla nostra tradizione. E in questi ultimi 10 anni abbiamo avuto la fortuna di incontrare tantissime persone che ci hanno accompagnato fin qui».

Le indagini

Dopo anni di indagini, si è arrivati all’identificazione di 4 membri degli apparati di sicurezza egiziani responsabili delle torture e dell’omicidio di Giulio Regeni, da loro erroneamente ritenuto un agente segreto. Tuttavia la reticenza del governo egiziano ha impedito di rintracciare questi uomini rischiando di compromettere l’intero iter processuale.

Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, spiega che «era molto difficile celebrare un processo in assenza dei quattro imputati. Abbiamo dovuto superare un blocco normativo grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n. 192 del 2023: è la prima volta in cui la Corte sancisce il diritto alla verità e alla sua ricerca nella quale c’è la salvaguardia della dignità dell’essere umano. In questa sentenza si dice che si può procedere anche in assenza degli imputati, comunque difesi da quattro e anche più avvocati italiani pagati dallo Stato italiano».

«Questa sentenza dice che la tortura non è soltanto un delitto contro la persona o contro Giulio, ma è un crimine contro l’umanità – prosegue – . Tutta l’umanità ha il diritto di sapere che cosa è successo a Giulio, chi l’ha permesso e chi ha ordinato e chi ha eseguito tutto quel male del mondo. È un diritto che riguarda tutti noi. I cittadini iniziano a sentirla questa verità diventando consapevoli dell’inviolabilità dei diritti umani e del fatto che spetta a tutti noi difenderli».

Evento alla Statale per Giulio Regeni
I genitori di Giulio Regeni e, al centro, l’avvocato Alessandra Ballerini

Il mancato finanziamento

Sullo sfondo del docufilm arriva l’eco delle polemiche sul mancato finanziamento pubblico da parte del Ministero della Cultura.

«Io credo che questa giornata, insieme alla partecipazione di altre 75 università, sia la controprova che dimostra quanto interesse culturale e rilevanza nazionale ci sia in questo docufilm. Per questo, ritengo incomprensibile la decisione del Ministero della cultura che disconosce questo valore culturale che invece noi qui tutti insieme siamo qui a testimoniare», dichiara la senatrice a vita Elena Cattaneo.

Per la rettrice dell’Università Statale di Milano, Marina Brambilla, «quella dei genitori di Giulio rappresenta per noi una testimonianza profondamente umana, ma soprattutto di altissimo valore civile perché non hanno accettato l’impotenza e hanno rifiutato ogni compromesso di fronte ai principi dello stato di diritto. La loro ricerca di verità e di giustizia per Giulio è ricerca di verità e giustizia per tutti noi e quindi va condivisa, promossa e sostenuta». «Giulio Regeni era un giovane ricercatore, pieno di talento, che stava esercitando con dedizione il diritto che è alla base di ogni progresso umano: il libero esercizio della conoscenza. Come università abbiamo un dovere in più rispetto a tutte le altre istituzioni di presidiare e sviluppare questo diritto perché la barbarie che ha spento la voce di Giulio non è stata solo la negazione della sua libertà, ma la negazione di ogni libertà» conclude.

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