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Donne Rom, come contrastare le discriminazioni multiple

Nella Giornata Internazionale dei Rom e Sinti (8 aprile), si presenta un progetto contro esclusione sociale e violenza di genere condotto tra Italia, Bulgaria e Romania, coordinato dall’Università Cattolica con la collaborazione di Fondazione Ismu e Caritas Ambrosiana

7 Aprile 2026
Foto Andrea Cherchi

«I calli fanno vedere che lavoriamo, e forse che lavoriamo di più. Per noi sarebbe una grande vergogna avere una donna che viene a fare le pulizie a casa. Vuol dire che non sei capace di fare niente. Anche se lavorassi e potessi permettermelo, sarei comunque giudicata. Ma in ogni caso, non me lo posso permettere». Le didascalie che accompagnano le foto scattate da alcune donne Rom raccontano le aspettative e le pressioni che attraversano la loro quotidianità.

Lo scatto nasce all’interno di un innovativo progetto di ricerca che ricorre a photovoice e walking interviews – metodologie riconosciute a livello internazionale come strumenti efficaci per lavorare con gruppi marginalizzati – per dare voce alle esperienze e alle emozioni di un universo femminile, spesso taciuto nel dibattito pubblico, oppure narrato in maniera stereotipata. Essere donna ed essere Rom significa, infatti, vivere in contesti caratterizzati da un delicato equilibrio tra responsabilità familiari, norme comunitarie e pregiudizi esterni: un equilibrio delicato che, se si spezza, accentua ulteriormente il rischio di discriminazioni e violenze.

Il progetto

In occasione della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti (8 aprile), il progetto intitolato ROMANÌ. Empowering ROMA Women, Improving Access to Health, and Combating Gender-Based Violence e finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma CERV 2024 – DAPHNE ha proprio l’obiettivo di contrastare l’esclusione sociale, la discriminazione e la violenza di genere che colpiscono le donne Rom, migliorando al contempo il loro accesso ai servizi sanitari e sociali. L’indagine sui Rom del 2024, condotta su oltre 10 mila Rom e Traveller in 10 Paesi dell’Ue, mostra con chiarezza il grado delle disuguaglianze di genere all’interno di una comunità a sua volta emarginata: solo il 38% delle donne rom e traveller ha un lavoro retribuito, contro il 69% degli uomini; meno del 6% denuncia episodi di discriminazione (percentuale che in Italia sale all’11%), dato ancora più basso rispetto a quello del 2016 (16%). Inoltre, la durata della vita delle donne Rom/Travellers è inferiore di 7,4 anni rispetto a quella delle donne della popolazione generale.

Coordinato dal Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con referente scientifico la professoressa Veronica Riniolo, il progetto coinvolge tre Paesi – Italia, Bulgaria, Romania – e si avvale della collaborazione di Fondazione Ismu e Caritas Ambrosiana. A livello internazionale partecipano la Health and Social Development Foundation (Hesed) in Bulgaria, con una consolidata esperienza nei processi di inclusione delle comunità Rom, e l’associazione romena E-Romnja, organizzazione femminista di donne Rom.

«Nel nostro progetto ci siamo concentrati sui percorsi di uscita da discriminazione, esclusione e violenza, analizzando in profondità fattori individuali, reti sociali e dimensione istituzionale – spiega la professoressa Veronica Riniolo, docente di Sociologia della convivenza interetnica nella Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Ateneo -. Si tratta di un’analisi qualitativa approfondita sui meccanismi e sui fattori virtuosi che consentono alle donne di superare condizioni di marginalità sociale. In un intricato sistema di vulnerabilità incrociate – essere donna, essere rom e, in alcuni casi, con poche risorse economiche – emergono quotidiane strategie di resistenza, attraverso il vestiario, la cura di sé e dell’ambiente circostante e grazie alla voglia di progettare e sognare il proprio futuro».

Ricerca partecipata e metodologie creative

Elemento distintivo del progetto è la metodologia utilizzata: da una parte, un approccio integrato, che combina ricerca scientifica, formazione e intervento sul territorio; dall’altra, una prospettiva partecipativa e creativa, che valorizza esperienze, saperi e competenze delle donne Rom. In particolare, il photovoice e le walking interviews consentono di esprimere vissuti, emozioni ed esperienze anche oltre il linguaggio verbale, favorendo processi di consapevolezza e auto-rappresentazione.

A Milano, il progetto ha previsto negli spazi dell’Università Cattolica incontri di gruppo e momenti di confronto con donne Rom sui temi dell’esclusione sociale, della discriminazione e della violenza di genere. Con il supporto di una fotografa professionista, le partecipanti hanno scattato fotografie nei loro contesti di vita quotidiana. Le fotografie sono state successivamente condivise, discusse e selezionate collettivamente, diventando strumenti di riflessione critica e di dialogo.

La mostra fotografica

I materiali prodotti nel corso della ricerca costituiscono la base di una mostra fotografica che sarà inaugurata il 7 maggio alle 17.30 alla Casa dei Diritti del Comune di Milano e proseguirà successivamente in diversi spazi espositivi della città, dal centro alle aree più periferiche. L’esposizione intende sensibilizzare la cittadinanza sui fenomeni di discriminazione etnica e di genere, portando al centro del dibattito pubblico le voci e i punti di vista delle donne Rom. In questo senso, il percorso espositivo si configura come uno spazio di confronto e riflessione critica, volto a contrastare stereotipi e pregiudizi ancora diffusi e a promuovere una maggiore consapevolezza sul fenomeno della violenza di genere.