Nota dopo l'approvazione della legge: «Le modifiche apportate non risolveranno i grandi problemi evidenziati in modo eclatante durante la pandemia»

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«Ieri sera è stata approvata la legge di Riforma della sanità della Regione Lombardia. Dalle prime note emerse si delinea ciò temevamo succedesse: le modifiche apportate non risolveranno i grandi problemi che si sono evidenziati in modo eclatante durante la pandemia» cosi le Acli Milanesi all’indomani del voto in aula, dopo tre settimane di dibattito.

«Con questa riforma- spiegano le Acli Milanesi – non si porrà rimedio alle infinite liste d’attesa per usufruire delle prestazioni sanitarie, che ancora oggi, contraddicendo l’articolo 32 della Costituzione, fanno venir meno non solo la libertà di scelta del cittadino, ma consegnano il diritto di curarsi solo a coloro che possono pagare di tasca propria le prestazioni sanitarie».

Acuito il divario sociale

«Seppure come Acli speriamo in una realizzazione efficiente delle Case di Comunità, da attuare con i fondi del Pnrr – si sottolinea nella nota dell’Associazione – temiamo che il tutto si risolverà nella realizzazione di poliambulatori che non andranno a ricostruire il tessuto di medicina territoriale integrata depauperato negli ultimi vent’anni. Ma la questione che ci preoccupa maggiormente – concludono le Acli – è l’aver introdotto ormai in legge il principio di equivalenza tra pubblico e privato che in assenza di una idonea regolamentazione e della definizione chiara delle caratteristiche difformi tra privato profit e privato no profit non farà altro che acuire il divario sociale in una sanità, che rinunciando ai principi universalistici, considererà la salute come un prodotto e il malato come un cliente».

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