Al centro della trentesima edizione la questione femminile, a partire dai dati dell’«inverno demografico» fino alla pandemia. Curatrice la sociologa Lodigiani

di Pino NARDI

Rosangela Lodigiani
Rosangela Lodigiani

«Milano è una città per molti versi più women-friendly, più amichevole di altre verso le donne. Eppure la questione femminile resta centrale». Da questa constatazione avevano preso il via i lavori per il Rapporto sulla città 2020, travolto poi in pieno, «nella fase più delicata di elaborazione» dalla pandemia. La questione femminile è dunque al centro della trentesima edizione dell’indagine promossa dalla Fondazione Ambrosianenm (La salute, il pane e le rose, FrancoAngeli, 286 pagine, 20 euro), che ha però dovuto fare i conti nella sua realizzazione e nella lettura della realtà con lo tsunami del coronavirus che si è abbattuto in particolare in una metropoli come Milano.

 L’introduzione al Rapporto è firmata dalla curatrice, Rosangela Lodigiani, sociologa dell’Università cattolica di Milano. «Stare dentro la transizione – come dentro al dolore, ci insegna la psicologia – è la via della resilienza che accompagna alla rinascita», scrive. Per il Rapporto sulla città ha significato mettere «in dialogo quanto stavamo scrivendo con quanto stava accadendo. Abbiamo approfondito alcuni aspetti delle condizioni di vita e di lavoro delle donne a Milano, i miglioramenti registrati negli ultimi anni e le diseguaglianze ancora presenti, le forme di fragilità e i protagonismi. Nell’impatto con l’attuale crisi tale contributo emerge vivido e al tempo stesso esposto a pericolose involuzioni».

A partire dall’«inverno demografico», con il dato delle famiglie unipersonali arrivate a rappresentare il 52,4% del totale, e l’aumento dei nuclei che hanno per capofamiglia una donna. E soprattutto con la consapevolezza che quella demografica è una chiave di lettura indispensabile se integrata con altre che mettano a fuoco le trasformazioni in ambiti diversi, per esempio la salute, il lavoro, la vulnerabilità. Sul fronte Covid, Lodigiani punta l’attenzione sulle esigenze di riorganizzazione della sanità lombarda. Le priorità sono chiare: «Rafforzare la medicina e l’assistenza socioassistenziale e sociosanitaria territoriale, sviluppare le alternative alla presa in carico ospedaliera, ripensare il rapporto tra ospedali e territorio, riformare il sistema delle cure a domicilio, ricucire le reti sociali di prossimità e solidarietà con forme inedite di vicinanza affinché sia la persona il vero fulcro del sistema della salute».

Se da un lato, l’epidemia ha avuto come risvolto positivo iniziale la presenza maschile in molte famiglie, «dall’altro la chiusura prolungata dei servizi educativi rischia di innescare pericolosi arretramenti», e questo soprattutto con la ripartenza del lavoro. Nonostante la crescita dell’imprenditoria femminile dal 2015 a oggi, i divari tra generi restano importanti: «Analizzando le scelte universitarie delle ragazze milanesi, registrano la loro sottorappresentazione nelle facoltà Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics), ma commentando il dato in modo non scontato: è anche il riflesso della maggiore libertà di scelta delle ragazze rispetto ai ragazzi».

Storie, voci e sguardi raccolti nel Rapporto indicative del contributo femminile (ma anche maschile) alla creazione di processi di pace, inclusione e solidarietà, in cui si osserva la piena convivenza tra diverse tradizioni spirituali e religiose e l’orientamento della città di Milano all’accoglienza, all’altro.

In conclusione, lo slogan da cui viene il titolo del Rapporto 2020 che evoca le parole attribuite all’attivista americana Rose Schneiderman come sostegno al voto alle donne (ottenuto nel 1917 nello Stato di New York). «Le donne ci insegnano che è legittimo aspirare a tutto: “la salute, il pane e le rose”, che la speranza è possibile – scrive Lodigiani -. A patto di saper cogliere nella crisi l’opportunità per una “rivoluzione culturale”, ripensare le forme dell’organizzazione sociale ed economica, riscrivere la grammatica delle relazioni, dei tempi e degli spazi urbani, valorizzando le differenze e contrastando ogni discriminazione e ingiusta disparità. È una speranza quotidiana, non urlata… non la si nota nemmeno, eppure è capace di trascinare tutti, vede e ama quello che sarà, va avanti senza risparmiare i passi».

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