I volontari delle comunità di Sant’Alessandro e Santa Maria Solaro, in collaborazione con il Comune e la Protezione civile, hanno prodotto e sanificato oltre 5000 dispositivi protettivi, poi distribuiti alla popolazione

di Ezia BOCCIARELLI

Mascherine Mozzate
Alcune delle mascherine realizzate. Nella minigallery, i materiali utilizzati per la produzione

«Con un atteggiamento ispirato alla bellissima preghiera recitata alla Madonnina, l’11 marzo scorso, dall’Arcivescovo di Milano in cima al duomo (“rendici protagonisti, tutti insieme, di una storia lieta, solidale, semplice, operosa, fiera”) – racconta il parroco di Mozzate don Vinicio Viola – è partita dalle parrocchie di Sant’Alessandro e Santa Maria Solaro un’iniziativa rivolta alla comunità cittadina».

L’epidemia di coronavirus fa diventare l’Italia un’enorme zona rossa, in maniera repentina cambiano gli stili di vita e il modo di vivere le giornate, e uno dei tanti problemi che si presentano è quello della mancanza di mascherine. Domenica 15 marzo parte l’idea: «Se non ci sono mascherine le produciamo artigianalmente per la popolazione». Immediatamente chi lancia l’iniziativa contatta il Gruppo comunale di Protezione civile di Mozzate, a cui sono associati anche i Comuni di Cirimido, Limido Comasco e Lurago Marinone. Serve il materiale (stoffa ed elastici), occorrono sarte che possano confezionare le mascherine, è necessario studiare come sanificare il prodotto. Nel giro di brevissimo tempo la Protezione civile reperisce il materiale, interamente omaggiato da imprese locali. Le sarte sono pronte (sono coloro che in buona parte realizzano gli addobbi per le feste parrocchiali), rimane da sciogliere il nodo della sanificazione, perché da subito si decide di consegnare alla popolazione le mascherine sterilizzate.

Il Coordinatore della Protezione civile vaglia vari metodi, anche contattando scienziati di primissimo livello, per verificare la possibilità di una sterilizzazione con raggi ultravioletti corti, ma non si riescono a trovare riscontri certi sul tempo di trattamento; nel corso di tale ricerca individua però un’azienda della zona specializzata in sterilizzazione a raggi gamma – in assoluto il metodo più sicuro, correntemente utilizzato per la sterilizzazione dei materiali sanitari – che si dichiara disponibile alla sterilizzazione gratuita delle mascherine. Tra l’altro questo metodo permette di sterilizzare le mascherine già imbustate, quindi senza alcun contatto diretto successivo.

Lunedì 30 marzo i volontari della Protezione civile consegnano in oratorio a Mozzate – che diventa, grazie alla generosa disponibilità del parroco, la base logistica dell’iniziativa – quattro enormi bobine di tessuto non tessuto, di cui una destinata al Comune di Cirimido, una destinata al Comune di Limido Comasco e due destinate alle Parrocchie di Mozzate. Su ciascuna di esse sono arrotolati poco più di quattro chilometri di tessuto che dovrà essere suddiviso tra le sarte, debitamente piegato e cucito insieme all’elastico per realizzare le mascherine. Il Sindaco fornisce i numeri dei nuclei familiari mozzatesi: sono 2.570 quelli composti da due o più persone ai quali saranno destinate le mascherine prodotte dalle sarte che fanno capo alle parrocchie mozzatesi (ai restanti nuclei, composti da una sola persona, sarà comunque garantita la consegna di altre mascherine). Si decide di destinare a ogni nucleo due mascherine lavabili e riutilizzabili.

Il 1° aprile parte la produzione: 18 sarte, ognuna a casa propria, così come prescritto dai decreti del governo, si mettono all’opera per produrre, una a una, ben 5.140 mascherine. Le macchine da cucire lavorano senza sosta, giorni festivi compresi. Una collaudata organizzazione tiene il conteggio di quanto viene prodotto, e successivamente sanificato da una ditta specializzata di Guanzate, e cura la distribuzione del materiale alle sarte e la raccolta del prodotto finito.

Grazie ai volontari della Protezione Civile e dell’SOS, giovedì 16 aprile inizia la consegna delle prime 1.912 mascherine e del dettagliato foglio illustrativo (che riporta anche le imprese che hanno omaggiato il materiale e la sanificazione) che viene stampato in parrocchia. L’operazione è preziosa, ma a costo zero. Il lavoro è tanto, ma l’entusiasmo e la voglia di fare sovrabbondano.

Don Vinicio spiega: «Forte è la motivazione che sta alla base: si tratta di un’idea che nasce in parrocchia, nella Chiesa, che lungo i secoli è venuta incontro, in maniera caritatevole, ai bisogni delle persone e per la quale, come recita il titolo della Proposta pastorale 2019 -2020, La situazione è occasione. In fondo, e molto semplicemente, le sarte che hanno lavorato e coloro che hanno donato il materiale non hanno fatto altro che concretizzare quanto venti secoli fa scrisse San Paolo: “La carità non verrà mai meno”».

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