La Basilica di San Nicolò gremita per i funerali del giornalista e accademico scomparso a 51 anni. La commovente riflessione del figlio Giovanni

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La Basilica di San Nicolò durante i funerali di Marco Deriu (da www.leccoonline.com)

«Se avete qualcosa da dire ai vostri genitori, fatelo subito, non aspettate domani, perché un domani, purtroppo, potrebbe anche non esserci»: l’invito finale del figlio Giovanni ha toccato il cuore di amici e conoscenti che nel pomeriggio di lunedì 27 maggio hanno gremito la Basilica di San Nicolò a Lecco in occasione dei funerali di Marco Deriu, il giornalista (direttore de «Il Resegone» dal 2003 al 2007) e docente universitario scomparso venerdì 24 maggio, a 51 anni, in tragiche circostanze.

La comunità ecclesiale e civile di Lecco si è stretta attorno alla moglie Cristina, ai figli (con Giovanni la secondogenita Chiara), alla madre, al fratello e agli altri congiunti per l’ultimo saluto, nella celebrazione presieduta da don Carlo Gerosa, responsabile della Comunità pastorale Beata Vergine di Lourdes – di cui Deriu era fedele e attivo animatore – e concelebrata, tra gli altri, da monsignor Davide Milani (prevosto di Lecco e in gioventù collega di Deriu al «Resegone»), don Giovanni Mariano (suo primo direttore al settimanale lecchese) e don Ivan Maffeis (direttore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali).

Proprio la nutrita pattuglia di colleghi della storica testata diocesana (con gli ex direttori Gerolamo Fazzini, Paolo Garavaglia ed Emanuele Brambilla) guidava la folta rappresentanza del mondo del giornalismo e della comunicazione: presenti, tra gli altri, don Antonio Rizzolo (direttore di «Famiglia cristiana»), don Giuseppe Musardo (direttore di Telenova) e Vincenzo Corrado (direttore del Sir, l’agenzia della Cei con cui Deriu collaborava da anni). Presenti anche esponenti politici e istituzionali, dal sindaco di Lecco Virginio Brivio a quello di Bergamo Giorgio Gori, dal consigliere lombardo Fabio Pizzul a Umberto Ambrosoli (nella cui lista civica Deriu si candidò alle regionali del 2013).

Allo stato d’animo di tutti ha dato voce don Gerosa: «Siamo attoniti, sgomenti, turbati, per quanto è accaduto – ha detto nell’omelia -, ma solo Gesù, giudice dei vivi e dei morti, conosceva i pensieri, i sentimenti, le difficoltà e le scelte di Marco». Dopo la benedizione finale, amici e colleghi hanno ricordato il ragazzo allegro compagno di giochi, il giornalista attento e documentato, lo studioso acuto e analitico, l’educatore sensibile e aperto agli altri (con la sua famiglia aveva accolto in affido alcuni ragazzi, tra cui ultimamente la 15enne Daphne), il cristiano appassionato partecipe della vita della sua comunità, la persona rigorosa prima di tutto con se stessa, ma capace anche di fine ironia e di sorrisi malinconici.

Secondo l’espressa volontà di Deriu, al termine della celebrazione il feretro è stato condotto alla cremazione per essere successivamente inumato.

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