Il rettore Federico Visconti presenta il dibattito in programma all’ateneo di Castellanza: «Dobbiamo essere meno egoisti verso le nuove generazioni, la questione del loro futuro non può essere affrontata in modo retorico»

di Annamaria Braccini

Federico Visconti
Federico Visconti

L’economia, il lavoro, la giustizia sociale. Sono temi fondamentali per la vita dell’uomo, quelli che l’Arcivescovo affronterà nell’incontro in programma all’Università “Carlo Cattaneo” – Liuc di Castellanza (corso Matteotti 22), martedì 14 maggio alle 18. «Per noi è una grande opportunità di confronto – sottolinea il Rettore della Liuc, Federico Visconti -. Credo che l’Università sia un luogo identitario dove si discute e si provoca, si approfondiscono e si criticano determinate tesi. Questa, inoltre, è un’occasione legata alla natura stessa del nostro Ateneo, voluto dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, una trentina d’anni fa, con l’obiettivo di generare percorsi di crescita professionale per i giovani». E aggiunge: «Credo che proprio il radicamento e la vicinanza all’economia reale fanno sì che ben volentieri ci si confronti con l’Arcivescovo».

Sappiamo quanto sia delicato il rapporto con i giovani e quanto l’Università possa svolgere in questo un ruolo cruciale. Milano ha una sua specifica vocazione universitaria…
Credo che questa dimensione di Milano sia veramente preziosa: anche noi, che siamo un poco distanti dalla città, ci consideriamo parte dell’area milanese. In un mondo che cambia, la lente d’ingrandimento sui giovani è una questione che non può essere affrontata in modo retorico, magari con frasi del tipo: «Non ci sono più i giovani di una volta». È retorico anche continuare a dire: «Dobbiamo fare di più per i nostri giovani» e, in realtà, fare poco o nulla. L’Italia è un Paese che spesso mi ricorda la grande verità di quanto scrisse Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Dovremmo, invece, essere meno egoisti nei confronti dei giovani. Per questo l’Università è fondamentale. In questa logica, siamo vicini agli studenti attraverso la didattica esperienziale, coltiviamo un’attività di ricerca applicata che porta a conoscenze spendibili nel mondo del lavoro, proponiamo una nostra via all’internazionalizzazione. Cerchiamo pure di stimolare un percorso educativo che non sia fatto solo di competenze tecniche, ma anche di life skills.

Nel suo Discorso alla Città, «Autorizzati a pensare», l’Arcivescovo ha auspicato con forza un’alleanza con le accademie. Questo chiede un impegno reciproco tra Chiesa e Università…
Siamo molto interessati a tale dialogo. Già siamo coinvolti, con altri Atenei lombardi, in alcuni tavoli di lavoro. Discutere di temi etici ritengo che faccia parte delle nostre corde: per esempio, abbiamo un insegnamento sull’impresa etica, curato dal collega Folador, che ha studiato storie aziendali nelle quali i fini dell’impresa non sono solo economici, ma legati anche allo sviluppo del capitale relazionale e umano, dei meccanismi fiduciari e della continuità nel tempo del progetto imprenditoriale.

Costruire una base educativa ampia della persona è una vostra specifica mission?
Senza alcun dubbio. Infatti, l’anno scorso abbiamo pubblicato un libro il cui titolo è emblematico: Scuola, Università e impresa: ripensare le opportunità educative. È in questa grande “palestra dell’educazione” che si inseriscono occasioni di dialogo come quella con l’Arcivescovo, e altre con i manager, con gli imprenditori e con il mondo della Scuola, al quale stiamo molto vicini attraverso progetti di collaborazione e attività come le learning week.

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