Anestesista rianimatore al San Giuseppe di Milano combatte in prima linea il virus senza tregua insieme ai colleghi, facendo squadra, ognuno con il proprio ruolo. Intanto prega e chiede preghiere per il personale sanitario

di Roberta Santamato
Aiuto primario, Ospedale San Giuseppe Multimedica Milano

Roberta Santamato
Roberta Santamato

Per ora sto bene. Lavoro tanto, ma non è una novità, solo chi non conosceva il lavoro degli anestesisti rianimatori, ora lo ha compreso. La paura è tanta soprattutto quando ti prepari prima di entrare nel reparto Covid. Preghi mentre ti vesti che tutto sia adeguato al rischio, manca sempre qualcosa, pensi a come si vestivano i dottori cinesi visti in tv e ti preoccupi, ma appena varchi la soglia dell’isolamento non hai più tempo per pensare a te stessa.
I malati sono tanti, troppi, tutti con le stesse caratteristiche, hai paura che ti sfugga qualcosa di ognuno, perché il tempo è prezioso e non basta mai, non c’è tempo di fermarsi, le linee guida ti sostengono, bisogna fare!
Il lavoro dei team Covid aiuta a capire che insieme possiamo fare meglio, medici, infermieri, oss, esattamente come sempre, insieme si può fare di più, ognuno con il proprio ruolo.
L’obiettivo è lasciare il mondo meglio di come lo abbiamo trovato. Non sempre il risultato paga il tuo impegno, qualcuno ci abbandona e se scende qualche lacrima non puoi nemmeno asciugarti gli occhi.
A casa parlo con la gatta, mi lavo con scrub sperando di rimuovere ogni traccia del reparto dove sono rimasta dalle 8 alle 15 ore, una chiamata alla famiglia, a qualche amica e poi un sonno ristoratore.
Sono giorni difficili, lontano dal marito e dai figli, preoccupata perché un figlio che è in Brasile a fare volontariato perché anche lì il Covid-19 inizia a fare danno. Si seguono gli amici curati per telefono con brutte influenze o forse forme Covid meno aggressive.
Andremo avanti chissà quanto, per ora non è prevedibile un cambiamento. L’ unico cambiamento che si nota è che i pazienti sono giovani, per i poveretti più grandi, ma non necessariamente anziani, non c’è più posto nelle rianimazioni. La grande gioia è quando estubi un paziente e gli dici che il temporale è finito, gli metti un casco per continuare ad assisterlo con ossigeno, ma può far risentire la sua voce alla famiglia. È una gioia anche per noi, anche perché è prevedibile che quel letto presto si liberi per un altro paziente.
Non andrà tutto bene per tutti, ma voi fidatevi delle indicazioni date, non sottovalutate. Avrete le case pulitissime, avrete già letto tanti libri, riordinato i documenti, fatto per tempo il cambio del guardaroba, guardato i vecchi filmini e le diapositive… Continuate a fare tante cose, ma fatele da casa, apprezzando il tempo a disposizione che spesso avete desiderato. State vicini con la preghiera a tutti i lavoratori che devono necessariamente uscire da casa, se diventasse contagiosa come un virus non farebbe certo male.

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