Durante le Paralimpiadi riapre il «Tour dei valori dello sport», l’iniziativa proposta dalla Fom all’interno del progetto diocesano «For Each Other» per il contributo della Diocesi di Milano nell’ambito dei Giochi. La chiesa di Sant’Antonio, anche per questa settimana paralimpica, resta l’iconica location del villaggio dell’Excellence, dove centinaia di ragazzi di scuole e oratori assistito in questi giorni fino a venerdì 13 marzo alle testimonianze di eccellenze sportive. Un momento significativo di dialogo e crescita, ispirato dalle Lettere dell’Arcivescovo su Excellence, Friendship e Respect. Questi valori sono anche i soggetti ritratti nella mostra presente nella chiesa per questo periodo dei Giochi, realizzata dall’Istituto professionale Servizi commerciali Kandinsky di Milano.
In questo periodo delle Paralimpiadi il valore dello sport come massimo strumento di inclusione è particolarmente importante, per questo era presente Jacopo Geninazzi, insieme a compagni e dirigenti della Handicap Sport Varese, squadra di basket in carrozzina riferimento del territorio.
Geninazzi, atleta classe 1987, è uno dei giocatori più rappresentativi di questo sport paralimpico, visto che con la Briantea84 Cantù ha vinto oltre 15 trofei, tra campionato e coppe, oltre ad aver partecipato con la maglia della nazionale italiana a tutte le competizioni più importanti, tra cui le Paralimpiadi di Londra 2012.
Il suo racconto è una testimonianza autentica del dono della vita e di come superare le difficoltà, in un percorso che lo ha portato dai campi dell’oratorio a quelli più prestigiosi dello sport.
L’Eccellenza nel superare i propri limiti
La testimonianza di Jacopo Geninazzi parte dal momento in cui tutto è cambiato, quando era ragazzo ed era complicato rendersi subito conto di quello che gli era successo: «Ho sempre praticato sport fin da piccolo, poi a 14 anni a causa di una malattia ho subito l’amputazione della gamba sinistra e il primo pensiero è stato non posso più fare sport». Lo sport invece ha continuato a far parte della sua vita, anzi è diventata il punto principale per la sua ripartenza e per continuare a vivere al massimo.
La passione per il basket è iniziata in oratorio, il luogo dove è subito andato anche dopo l’operazione, dove ha proseguito a giocare con i suoi amici, anche se qualcosa inevitabilmente era cambiato: «Andavo sempre a fare due tiri a basket nel campetto dell’oratorio, quando facevano le partite però io non potevo giocare. Quindi stavo a bordo campo a vederle e mi mancava la competizione».

Nei momenti difficili della vita non bisogna mai abbattersi, perchè c’è sempre un’altra opportunità e per Geninazzi è arrivata poco dopo: «Ho avuto la fortuna tramite un conoscente di famiglia, di incontrare il capitano della nazionale australiana di basket in carrozzina, che giocava nella Briantea. Mi ha chiesto se avessi voluto entrare in squadra. La prima volta che sono andato al loro palazzetto però è stata un’esperienza traumatica, perché mi sembrava impossibile poter fare quello che facevano loro in carrozzina».
Lo sport insegna però che nulla è impossibile e che nella vita bisogna sempre provare a superare quei limiti che sembrano invalicabili: «Dopo quell’estate mi sono convinto che avrei dovuto almeno provarci e da lì in poi il basket in carrozzina è diventato la mia vita. Quando mi sono messo per la prima volta sulla carrozzina io non avevo idea neanche di come muovermi, ma poi con il tempo ho imparato tutto. Ho cercato di raggiungere un livello sempre maggiore giorno dopo giorno e alla fine ci sono riuscito, avendo anche la soddisfazione di vincere dei trofei».
Inclusione, rispetto e amicizia
Il messaggio importante che tutti i rappresentanti dell’Handicap Sport Varese hanno voluto dare ai ragazzi è che la disabilità viene vista troppo spesso come un limite solo per chi la percepisce da fuori, mentre chi la vive ogni giorno sa che è l’ambiente che pone barriere all’inclusione. Per questo motivo per realizzare un autentico processo di inclusione bisogna basarsi su un valore basilare della vita, ovvero il Rispetto. Sia Geninazzi che gli altri componenti della squadra, hanno sottolineato che questo è il valore più importante che si può apprendere attraverso lo sport, in quanto il rispetto delle regole, degli avversari, dei propri allenatori e compagni permette di gettare le basi per rispettare le diversità e non escludere nessuno dalla propria vita.
Solo con queste solite basi si può poi parlare di Amicizia, che nasce proprio dando valore ad ognuno e creando un rapporto autentico con gli altri. Da questo punto di vista Geninazzi ha voluto infine sottolineare: «Ho potuto conoscere e giocare con moltissime persone da ogni parte del mondo e con alcuni ho portato avanti anche un rapporto di amicizia fuori dal campo, che è durato nel tempo. Ho capito il valore del gruppo. Soprattutto ho potuto incontrare persone con disabilità diverse e capire le esigenze di ognuno, qualcosa che senza questo sport non avrei mai potuto capire».




