Il presidente Riccardo Bella: «Prima di questa pandemia, cucinavamo lo spezzatino e li invitavamo in oratorio per cenare con noi. Ma eravamo soliti ripeterci: “Lo spezzatino è un mezzo, non è il fine”. Ecco, ora invece è proprio il fine».

M.V.

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Riccardo Bella, presidente associazione InVetta

Poveri in centro a Milano «Non li abbandoniamo»

«L’oratorio è chiuso da tempo e proprio lì noi cucinavamo ciò che portavamo ai senza fissa dimora. L’aspetto più casalingo e più famigliare è venuto meno» così comincia a raccontare Riccardo Bella, presidente dell’associazione InVetta e responsabile del progetto «Dalla strada alla comunità», che da anni ogni martedì sera consente ai tanti volontari della Comunità pastorale San Paolo VI di Milano di relazionarsi con persone senza fissa dimora, offrendo loro un piatto caldo. «Ci siamo adeguati alle disposizioni, facciamo costantemente uso dei presidi di sicurezza (mascherine, guanti, distanza fisica). Abbiamo deciso però di proseguire il nostro servizio, offrendo dei sacchetti alimentari, in cui inseriamo scatolame vario, cibo confezionato, dolci e qualche bevanda».

Com’è cambiata quindi la vostra spesa?
Prima compravamo solo la carne di pollo, per non creare problemi a livello religioso. Il resto (pane, dolci, frutta e verdura) ci veniva donato dai negozianti della zona, a cui purtroppo non possiamo più chiedere aiuto. Adesso dobbiamo comprare tutto in autonomia. E il cibo confezionato costa molto di più. Prima un pasto serale ci costava 1 o 2 euro, adesso 5. La parrocchia di Santa Maria Incoronata ci dà molti aiuti, ma lo sforzo richiesto all’associazione è indubbiamente elevato.
Come si svolge il vostro martedì sera?
I senza tetto sono meno concentrati e accalcati rispetto al passato. Rispettano già loro stessi la distanza di sicurezza tra di loro. Ma ci conoscono, sanno chi siamo e ci vengono incontro. I poveri hanno più bisogno di prima. Se prima si affidavano alla generosità di baristi e ristoratori e a quella dei passanti, cui chiedevano la carità, ora si trovano porte chiuse e strade vuote da mesi. A volte passano giorni senza mangiare. E quando li incontriamo ci chiedono di avere due sacchetti a testa. Prima di questa pandemia, cucinavamo lo spezzatino e li invitavamo in oratorio per cenare con noi. Ma eravamo soliti ripeterci: «Lo spezzatino è un mezzo, non è il fine». Ecco, ora invece è proprio il fine.
Quanti di voi hanno deciso di proseguire questo progetto?
Prima eravamo alcune decine di persone, ogni martedì sera. Molti di noi venivano da altre parrocchie e alcuni anche da fuori Milano. Ora per problemi di spostamento e per decisioni personali, la maggior parte ha deciso di sospendere la partecipazione. Alcuni hanno scelto una via di mezzo: preparano i sacchetti, ma evitano la presenza fisica nelle strade. Insomma, l’ultimo miglio lo percorriamo in cinque o sei. Ci mettiamo sulle spalle gli zaini in cui ci sono i sacchetti da distribuire e ci dirigiamo verso piazza San Carlo, da dove proseguiamo per portare gli aiuti in tutta la zona del centro.
Perché continuate a pensare ai poveri, in un momento così difficile per tutti?
Non vogliamo far sentire queste persone abbandonate. Ormai sono amici. E se sai che un tuo amico è in difficoltà, tu vai a trovarlo. No?.

Il gruppo sportivo San Simpliciano, che fa parte della stessa Comunità pastorale San Paolo VI a Milano, ha deciso – d’accordo con tutti i tesserati – di non restituire agli iscritti una parte della quota versata per l’iscrizione annuale, ma di devolvere la medesima cifra, ripartendola tra l’associazione InVetta, il Fondo San Giuseppe e il Fondo di mutuo soccorso del Comune di Milano. Per sostenere il progetto dell’associazione InVetta, visitare il sito www.invetta.org e seguire le indicazioni per donazioni online.

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