Tra i destinatari del Premio alla Virtù Civica anche l’associazione che dal 2006 assiste detenuti, ex detenuti e familiari, mettendo a loro disposizione una variegata gamma di servizi

di Stefania Cecchetti

Ospite del Girasole
Un ospite accolto in appartamento

Tra le realtà che – nella cerimonia svoltasi oggi pomeriggio alla Triennale di Milano – hanno ricevuto il “Panettone d’Oro 2019. Premio alla Virtù Civica”, riconoscimento giunto quest’anno alla ventesima edizione, c’è anche l’Associazione “Il Girasole” Onlus. Nata a Milano, nella parrocchia di San Vittore al Corpo, con l’intenzione di occuparsi dei “vicini di casa”, i detenuti dell’omonimo carcere, in questi anni l’Associazione è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento indiscusso nell’ambito del volontariato carcerario, caratterizzandosi soprattutto per l’aiuto offerto non solo ai detenuti, ma anche alle loro famiglie.

La Menzione speciale del Premio porta questa motivazione: «Dal 2006 si impegna negli istituti di pena di San Vittore, Bollate e Opera a favore di detenuti, ex detenuti e familiari, prestando particolare attenzione ai minori e offrendo assistenza e supporto in occasione dei colloqui con i detenuti. Impegnata anche nel reinserimento sociale e nel sostegno alle famiglie in difficoltà a causa della detenzione di un congiunto, persegue finalità di solidarietà sociale ispirandosi ai principi democratici e ai valori della Caritas ambrosiana»

Luisa Bove, fondatrice e presidente del Girasole – che si è dichiarata orgogliosa del riconoscimento, anche a nome dei volontari e operatori che si sono spesi in questi 13 anni con passione e professionalità -, sottolinea come l’intuizione di aiutare anche i familiari sia nata dalla considerazione che nessuno è un’isola: «Dietro a ogni detenuto c’è tutto un mondo: famiglia di origine, moglie, figli, fratelli. Sappiamo quanto le relazioni siano importanti e quanto sia alta la recidiva nei detenuti che scontano tutta la pena in carcere, senza ricevere visite da parenti o amici e neppure accedere a permessi premio e a misure alternative. Sapere che “fuori” qualcuno li attende e li ama, rende meno pesante la detenzione e dà maggiore senso alla vita “dentro”. È fondamentale anche il diritto alla genitorialità, sentirsi padri e madri nei confronti dei figli, nonostante gli errori della vita. Incontrarli è un loro diritto, anche quando i rapporti con la moglie sono tesi o sfilacciati».

Tra le risposte messe in campo dal Girasole, uno Sportello che distribuisce pacchi viveri, a supporto della spesa di casa, e un appartamento per accogliere i detenuti in permesso premio. «Lì gli ospiti possono usare il tempo come desiderano, proprio come se fossero a casa loro – spiega Bove -. L’associazione offre la possibilità di ospitare anche i familiari, così da favorire le relazioni ricreando una situazione simile alla quotidianità». Altri due appartamenti sono riservati all’ospitalità di detenuti ammessi alle misure alternative al carcere, uomini e donne che trascorrono al Girasole alcuni mesi e sono seguiti dagli operatori in un percorso di accompagnamento socio-educativo verso il reinserimento sociale e l’autonomia.

Fiore all’occhiello del Girasole è un progetto molto particolare: «Nel 2017 è nato “Mediamoci: nuove prospettive per le famiglie”, che offre percorsi di mediazione familiare in ambito penitenziario – conclude Luisa Bove -. Questo servizio, fin dai primi mesi, ha superato ogni aspettativa, sia nell’interesse da parte degli istituti di pena, sia nel numero degli assistiti. Attualmente il lavoro si svolge soprattutto presso San Vittore, dove l’anno scorso abbiamo aperto anche uno sportello interno, ma anche a Opera e a Bollate».

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