In una città che continua ad attrarre, curare e offrire opportunità, crescono anche nuove forme di fragilità, spesso invisibili. Dalla difficoltà di accesso alla casa alla necessità di accoglienza per chi arriva per curarsi, il tema dell’ospitalità torna oggi centrale nel dibattito pubblico. È da qui che ha preso le mosse l’incontro promosso da Opera Cardinal Ferrari, in occasione della presentazione del libro Le due vite di Andrii Rosliuk” di Olivia Crosio (Arkadia Editore).
È la storia di una madre, Nataliia e di un figlio, Andrii, in fuga dalla guerra e arrivati a Milano per salvare una vita e accolti da una rete di persone e di solidarietà: Olivia Crosio – volontaria – e Opera Cardinal Ferrari, fondazione che da oltre 100 anni è punto di riferimento a Milano in tema di accoglienza ai senza dimora e alle persone in difficoltà. Olivia, assistendo all’incedere della macchina accogliente e virtuosa dell’Opera, ha deciso di raccontarla e metterla nero su bianco in un libro, così da lasciarne traccia e memoria. Un racconto che ha posto al centro alcune domande cruciali: cosa significa oggi accogliere? Milano è pronta a rispondere alle nuove fragilità sociali e sanitarie? E quale ruolo può giocare il volontariato?
«Città accogliente, ma esclusiva»
Nel suo intervento, il presidente Luciano Gualzetti ha inquadrato il lavoro dell’Opera, sottolineando come l’accoglienza sia prima di tutto una responsabilità concreta, che si traduce in servizi e progetti quotidiani. Particolare attenzione è stata dedicata alla Domus Hospitalis, inaugurata nel dicembre 2012. Una struttura che comprende 16 unità abitative con circa 30 posti letto e che consente di offrire anche a coloro che non dispongono di elevata capacità reddituale la possibilità di soggiornare in città, assistendo i congiunti che vi giungono per essere sottoposti a cure mediche.
«Milano è una città che cambia, che cresce, che offre opportunità straordinarie, ma che allo stesso tempo rischia di diventare sempre più selettiva: accogliente da un lato, ma sempre più esclusiva per chi non riesce a sostenere i suoi ritmi e i suoi costi – ha dichiarato Gualzetti -. Il nostro lavoro vuole essere anche un segnale: ci sono persone che restano indietro, che fanno fatica a stare dentro questa eccellenza, e che rischiano di essere invisibili. Per questo, accanto alle risposte all’emergenza, è necessario aprire una riflessione più ampia. Servono politiche strutturali, che non sono solo responsabilità delle istituzioni, ma chiamano in causa anche le imprese e tutti i cittadini che desiderano vivere in una città davvero inclusiva».
La guerra a portata di mano
Gualzetti ha tenuto a ribadire quanto la storia di Andrii e Nataliia riporta al centro un tema che oggi non può più essere considerato distante: la guerra, esperienza concreta che attraversa le vite delle persone, costringendole a fuggire, a ricostruire, a chiedere accoglienza. In questo senso, realtà come Opera Cardinal Ferrari diventano un osservatorio privilegiato: luoghi in cui la guerra si traduce in volti, storie e bisogni reali. Un contesto che impone una riflessione più ampia sul significato della pace, non come semplice assenza di conflitto, ma come responsabilità quotidiana fatta di relazioni, inclusione e cura.
«Le statistiche ci dicono che sono più di 60 mila le persone ucraine che sono ancora in Italia: la guerra non è qualcosa di lontano. Entra nelle nostre città attraverso le storie delle persone che accogliamo ogni giorno. Per questo la pace non può essere considerata solo come assenza di conflitto, ma come una responsabilità quotidiana. Si costruisce nelle relazioni, nell’accoglienza, nella capacità di non lasciare indietro nessuno. Solo così possiamo davvero lavorare sulle cause che generano le guerre, invece che limitarci a gestirne le conseguenze», ha concluso Gualzetti.
La storia di Natalia e Andrii
Durante l’incontro è emerso con forza un elemento chiave: Milano è una città che cura, ma non sempre riesce ad accogliere. Sempre più persone arrivano per ricevere cure, ma si trovano ad affrontare difficoltà concrete legate all’accesso a un alloggio temporaneo. In questo scenario, esperienze come quelle sviluppate da Opera Cardinal Ferrari rappresentano una risposta concreta e replicabile.
Come accaduto a Nataliia e suo figlio nel 2022. Andrii è un giovane ucraino di 35 anni affetto da leucemia che, insieme alla madre Nataliia, è costretto a lasciare il proprio Paese – nel pieno della guerra scoppiata in Ucraina 4 anni fa – per cercare cure in Italia. La loro è una storia che si muove tra due vite: quella in Ucraina, fatta di studio, lavoro e progetti, e quella in Italia, sospesa tra le cure e l’incertezza, ma attraversata da una straordinaria capacità di resistere e continuare a immaginare il futuro. Arrivato a Milano, nonostante la malattia e le difficoltà, non smette mai di progettare: cerca lavoro, sostiene colloqui, immagina una vita in Italia, come se la sua “seconda vita” potesse davvero prendere forma oltre la malattia.
Le parole di Olivia Crosio, autrice del libro: «Questo libro nasce da una richiesta precisa di Andrii. Poco prima di lasciarci, ha detto a sua madre che la sua vita era stata bellissima e che quella storia meritava di essere raccontata. Io inizialmente mi sono sentita inadeguata, perché sono abituata a scrivere storie inventate, spesso leggere. Qui invece mi sono trovata davanti a una storia vera, profonda, che chiedeva rispetto e responsabilità. Ma ho capito che non si trattava semplicemente di scrivere un libro: si trattava di restituire una storia, di dare voce a un’esperienza che parla di accoglienza, di relazioni e di umanità condivisa».
Accanto ad Andrii, la madre Nataliia affronta con forza e lucidità un percorso fatto di paura, speranza e continue prove, in un equilibrio fragile tra la necessità di essere solida e il dolore di vedere il figlio soffrire, ma tutto nel caldo abbraccio dell’Opera Cardinal Ferrari: «Questa è la storia di un cuore umano immenso. Un cuore che non ha nazionalità, né confini geografici. Non importa da dove veniamo o dove viviamo: ciò che conta è la capacità di accompagnare e accogliere chi ne ha bisogno», afferma una commossa Nataliia alla platea.
In questo contesto l’esperienza in Opera Cardinal Ferrari e la Domus Hospitalis sono centrali. Qui Andrii e Nataliia hanno trovato non solo un alloggio vicino agli ospedali, ma una vera comunità: una rete di volontari che accompagna nelle difficoltà quotidiane, supporta nella gestione pratica e accoglie con una presenza discreta ma costante. L’Opera non è solo un luogo dove si riceve aiuto, ma uno spazio di relazione, in cui anche Nataliia sceglie di mettersi a disposizione, collaborando in cucina e restituendo, in parte, ciò che ha ricevuto.



